Superheroi


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Ecco, Quello, Sì!

ecco la mia per il meme “Come Tutto Ebbe Inizio“.
m’è uscita così, senza passare per la corteccia frontale.


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la chiamata

Il 9 gennaio 2010 Core ha compiuto un anno di vita. In seguito al messaggio a reti unificate del Pres della Rep e al minuto d’applausi a Camere congiunte e all’orgia in tema scarface in un noto Palazzo romano, il Sofi (cofondatore e presenza obiwankenobica dell’impresa) avverte una spinta a metter mano alla penna dopo 21 mesi d’inattività (l’ultimo articolo da lui pubblicato s’intitolava “Prova Prova” e conteneva una sequenza di 200 battute dei carattei “aefaefaef…” su cui nel web s’era molto cabalisticamente speculato giungendo da più tesi a univoca conclusione raccolta nel celebre tomo “Antò Aripìgliate”, ediz. Apogeo) Sofi s’Aripìglia, dicevo, e pubblica Il Pezzo.

Questa la rifacciamo multimediale: appena dico Il Pezzo deve partire in sottofondo questa cosa.

Ed è un Pezzo dalla potenza emotiva (quella dell’Aripigliàto) così devastante da riuscire a scongelare il culo permafrosto dell’altro cofondatore di Core: l’ArmentaroFlavianus.
Essultimo, intelligentemente, come al solito intelligentemente da suo pari che pari non ha, perché ne avesse un altro di pari, e l’incontrasse per caso, si raggiungerebbe Massa Critica e s’avrebbe una Deflagrazione d’Imbecillità tale che ridurrebbe il Cosmo a un Cumulo di Cazzate (MC*D+I=CCC).  L’Armentaro, infatti, realizza un fumettello celebrativo e lo Posta Nei Commenti (PNC=PF ovvero Perché Flavià?).
Dio o chi per Esso/a, però, ha posto equilibrio al creato aggiungendo l’elemento stabilizzatore ai due di cui sopra, cioè Mè (Terzo Cofondatore), che, suggerito dall’ologramma vocetremulo Obiwanno del Sofi “Segui la Forza mak, posta il fumetto di quell’Idiota nel luogo giusto e dai vita a un contest! aefaefae…” posto quindi il fumettello QUI e do via al minicontest lanombelicale “Come Tutto Ebbe Inizio“.

Contest che non faccia venire in mente a nessuno abbia a che vedere con la reale cronaca dei fatti!
(cioè, all’Armentaro gli è venuto in mente esattamente  così, tipo cronaca, ma Lui è Così, Vedi Sopra -LèC,VS-)

Makkox


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Happy Birthgraph to you. Ovvero: un anno scrollato pericolosamente. Ovvero *riempi con un altro gioco di parole che NON funziona*.

Ovvio che ho aspettato VOLUTAMENTE il nove gennaio senza scrivere prima e per mesi perché, a questo punto, meglio aspettare il nove gennaio, perché il nove gennaio appunto, che è oggi ancora per uno spicchio di tempo, epperò il nove gennaio di un anno fa, il nove gennaio 2009, Coreingrapho.com, il sito che prima del nove gennaio di un anno fa non esisteva se non nella mente di Marco e mia e in quella del buon Flaviano, proprio questo sito qui il nove gennaio di 365 giorni fa vedeva la luce retroilluminata dei pixel del web. Un anno fa. Apriamo la pagina dei nostri fumetti, delle nostre parole, dei commenti che sono universi in calce laggiù, delle storie che più son state come nostre e come fossero specchi di pensieri facciamo a noi stessi gli auguri di buon compleanno: che il compleanno è il nostro. Coreingrapho c’est muà e tuà. E’ stato così fin dall’inizio – con una intuizione che è scaturita non già da qualche formidabile e precisa volontà ma da una croccante pigrizia adagiata come tacchino sul letto di una fragile insalatesca fiducia nel genere umano. E vabbè: nel fumetto.


[Vigna makkoxiana per il primo genetliaco di Coreingrapho. Anche solo per spartire la colpa dei giochi di parole non riusciti]

I commenti peer review e i recinti verticali (e il core, certo)

Dico che è stato così fin dall’inizio (di tutti: nostro, nostro) perché così Coreingrapho nasce. Nel bene e nel male cercando di creare uno spazio meno “chiuso” (metto le virgolette) e più sperimentale di quelli che pur c’erano e ci sono nel panorama web italiano. Meno recintato. Nel bene e nel male cercando di dare pubblicante fiducia alla parte più nera del gregge sparpagliato di fumettari che bazzicavano il web e raramente uscivano fuori dal rassicurante pubblico dei propri circoli personali. Già nelle regole al buio che ci eravamo dati, nell’analisi di contesto da cui siamo partiti, c’era l’intuizione che ci volesse il buon esempio di una rivista non-rivista – come in tutti questi mesi abbiamo detto – in cui gettare il còre oltre il proprio ostacolo sotto forma di blog. Nel bene e nel male. Senza troppe pretese se non un “ahhhh” di soddisfazione, un rutto a fine pasto, un vaffanculo liberatorio, un bacio inaspettatamente ricambiato.

Mi è capitato di pensare recentemente a quali fossero gli ingredienti del piccolo miracolo – quasi costretto dal doverne parlare in pochi minuti in radio. E credo siano fondamentalmente tre, e li scrivo qui per conforto e condivisione, non suoneranno particolarmente nuovi a chi queste pagine frequenta – e anche perché certe volte è importante, le cose, ripetersele.

  • Il primo ingrediente è il fumetto scrollante. E’ un formato che, come credo abbiano più volte dimostrato i 25 autori che hanno pubblicato quest’anno su Coreingrapho, risponde in maniera più elegante (non so perché mi è venuto questo termine ma credo sia quello giusto) a quella che è la modalità ormai standard – vincente vittoriosa – di fruizione dei contenuti online. Un formato verticale, che la vigna viene giù come gravo. Responsivo al dito a rotella, all’occhio che scivola in basso, al pensiero che spizza e implora una fine qualsiasi, laggiù – tra i pixel di Schroedinger che ancora devono esserci e chissà se ci saranno o meno. La tavola su carta è un punto fermo – una sospensione di tempo, un respiro trattenuto che aspetta la pagina che gira e che svela un mondo tutto intero, in una sola esplosione visiva. La tavola a scrolling verticale è un segno di interpunzione più fluido – è una respirata aerobica, una scivolata sul ghiaccio con le suole lisce e la nebbia e il sospiro di sollievo alla discesa che finisce: prospettive ardite, ibridi crossmediali con flash, spazi vuoti, discese negli abissi dei colori e esplosioni di strutture.
  • Il secondo ingrediente sta dentro i commenti. Sta nella scientifica consapevole condivisa capacità di Coreingrapho di funzionare come una specie di arena dove i tuoi pari, con la massima onestà intellettuale (è un termine che odio, ma ci sta bene, benissimo), ti dicono quello che pensano della cosa che hai pubblicato. Un luogo in cui, se vogliamo, il meccanismo anonimo e invidioso della peer review accademica diventa schietto, sincero, reciproco e a viso aperto – quindi sempre più spesso catartico. In tanti anni di blog e di community online, non mi sono mai divertito così tanto come nei commenti di Coreingrapho – un misto tra una bettola di Fight Club, una balera di provincia con brillantine nei capelli, e un campetto dove Maradona-è-meglio-e-Pelè palleggia un’arancia come fosse Super Santos.

Lo scriveva bene Marco, in una delle poche volte in cui le cose che scrive soppravvivono a qualche mese di tempo (eh eh eh):

L’esigenza a cui mi riferisco è di un confronto maturo tra Autori in un’arena comune: sorridere mandandosi a cagare di spalle; rubarsi idee e modi; lasciarsi commenti incazzati perché quella trovata era mia e comunque già lo faceva Segar nel ‘38; prodursi in barocchismi grafici e verbali alla ora te lo faccio vedere io!, mandarsi nascostamente email complici in cui si afferma con equilibrio che solo io e te valiamo qualcosa e gli altri sono una massa di cazzoni scarsi. E ladri. In poche parole: crescere singolarmente e far crescere il web-comic in un laboratorio ricco di agonismo (pro)positivo, ché di club de “Siamo i Meglio e Facciamoci le Carezze” c’è ne sono anche troppi e causano la caduta delle palle.

  • Poi c’è un terzo e ultimo ingrediente ed è il còre. Sono pronto a giurare e spergiurare che tutti quelli che hanno pubblicato in queste pagine l’hanno fatto perché, ad un certo punto, gli è venuto un ghigno di quelli belli e immotivati, che non hanno ragioni usuali (i soldi, la fama, ecc.: non sono articoli che trattiamo in queste pagine), un ghigno che dice sbruffone: “ora glielo faccio vedere io, a quelli lì, come si fa un fumetto”. Giocoforza, poi, uscivano fuori i cavalli di battaglia, i dèmoni ridicoli, le buffonerie dolci e tristi che sono sempre dolci e tristi e adorabili se sono vere – se raccontano di quella volta che volevi e invece no.


[Questa vigna recuperata dagli anfratti delle mie cartelle era online qualche giorno prima del fatidico sgravo - la nascita, la nascita ovviamente]

Esigenze, nude come bisogni primari: avere un nuovo gioco grazie al quale giocare insieme, senza troppe barriere all’ingresso (una delle critiche più diffuse, ovvero che non c’era controllo, o addirittura – orrore! – editing da parte nostra, e a parte ovviamente i consigli, è invece una delle cose di cui io vado più fiero: l’editing è sempre stato DOPO la pubblicazione, nei commenti, e non prima, nelle segrete stanze), e alimentare quel sano agonismo (perfetto il termine) che nasce solo quando il gioco piace a tutti, nessuno vuole portarsi via il pallone o spegnere i riflettori e alla fine ognuno ha una sua specialità attira-rispetto: che sia la punizione dal limite o il gol da calcio d’angolo di Massimino “O Rey” Palanca, che spesso per il resto della partita passeggiava tranquillo senza voglia di rincorrer la palla (oggi mi vengono solo esempi calcistici).

Giri di boa, e il traguardo che si vede laggiù

Spesso i compleanni sono come giri di boa. Servono a tenere il tempo. A capire se, considerate le condizioni atmosferiche e le madonne del vento e l’acido lattico dei prodieri, la tabella di marcia è ancora quella giusta per arrivare al traguardo in qualche modo.

Oggi, 9 gennaio 2010, la prima boa segna questo:

  • 25 autori, che ci siamo incontrati mai per caso ed è stato sempre una piccola meraviglia
  • 105 post, quasi uno ogni tre giorni
  • 3700 commenti, che nemmeno faccio i conti
  • Un numero imprecisato di pixel in altezza, intorno ai 630 mila (non sarà una cifrà così lontana dalla realtà, quella che otterremmo se qualcuno trova il modo di calcolarla esattamente).

Poi, per dire, non abbiamo mai visto i dati degli accessi, le pagine viste, i visitatori: mai fregato nulla, non so nemmeno se abbiamo mai messo un contatore di accessi (credo di sì ma non abbiamo mai sentito l’esigenza di controllarlo). Mai fregato della mera bruta quantità: nè credo mai nessuno ha chiesto o detto i nudi numeri, ché come noi se ne fregava.

Poi, per dire, c’è chi ha scritto che siamo (siamo non solo io o Marco o solo gli autori o solo i commentatori: siamo, noi, tutti – se leggi e sei arrivato fin qua lo sei anche tu) il più importante sito di fumetti in Italia. Spesso, nei commenti, le discussioni si sviluppavano intorno alla domanda non detta o sottotraccia se un fumetto fosse più o meno “Còre-style”, e ogni volta ne uscivamo con la convinzione che non ci fosse alcuno stile preciso – che tutto potesse esserlo o non esserlo, che tutto in fondo lo fosse comunque, perché stava qui. Perché stavamo qui.
A parlare, a fare, a scrivere, a leggere del fumetto che ci piace, che sarà.

Questa è la cosa importante. La cosa che proviamo a portarci appresso anche questo anno – in cui se ce la facciamo apriremo nuovi campi da gioco in cui giocare, poi, insieme.

Intanto, grazie.

core_intro_page1_2[E io lo ammetto: ho finito di scrivere che è già il 10, gennaio. Ma è tutto calcolato, e l'ho fatto VOLUTAMENTE. E' un modo per pubblicare l'header di scuse del ritardo dello scorso anno, replicarlo quest'anno e avere modo di ringraziare personalmente Marco Dambrosio, cui va la maggior parte dei meriti di Coreingrapho, che ha fatto un lavoro spettacolare su tutto, con lo spirito giusto e dando il giusto esempio. Chi ha avuto a che fare con Coreingrapho sa cosa intendo. Lo scrivo qui solo perchè, anziano com'è, si sarà già abbioccato al secondo comma e se pure non s'è abbioccato di certo non si mette a leggere le didascalie, che considera di certo strumento del dimonio dell'editoria tradicionàl.]

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