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Tutti i post nella categoria: Insight
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C’è chi lo chiama community management. Dio ce ne scampi e liberi / pape satan pape satan aleppe. Son pensieri dritti e rovesci, messi più o meno in bella, laterali e soverchi – che d’intorno alle cose disegnate si muovono con seduzione e passo silenzio e tecnologico bzzzzzzzzzz.
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di Antonio S.
marzo 25th, 2009
E’ una rivista che non ha tempo, la nostra: che certe volte corre veloce. Che divora la pianura, come una locomotiva quasi-cosa-viva. Che, come tutto ciò che va veloce, richiede spazio (pensa alle autostrade). Che, come tutto ciò che richiede spazio, pretende continuo controllo e divora attenzione come la locomotiva la pianura – e si chiude il cerchio. E’ una rivista, la nostra, però, poi, per sommo paradosso, che, proprio perché non ha tempo, certe volte se la prende comoda, ed è sommamente oziosa – nei mille significati di questa dolcissima parola. Che protegge la lentezza come un dono raro di chi legge. Che sa che certe storie si capiscono davvero solo se gli dedichi un po’ di quell’attenzione divorata. Che costretta a scegliere tra «una dimensione temporale iperattiva, stracolma e accelerata e una invece tranquilla, cumulativa e organica*» sceglie di fare prima una e poi l’altra. A turno.

Makkox danzante. Il Maestro alla luce artificiale + festa danzante a Gressoney, 2008
Nuovi coreographi: Cius più quattro tavole nuove
La scorsa settimana è stato il turno di una accelerata, una frullata di autori, una macedonia di stili, un florilegio di tavole diverse. Innanzitutto il momento di un nuovo compagno di viaggio: Cius, che abbandona le sue strip colorate dentro per una storia infelice (nel senso del tema) e sottile e spelacchiato, un bianco e nero vaporoso come i pensieri non detti. Coreingrapho nasce anche (se non soprattutto) per stuzzicare corde nascoste, brividi mai prima solleticati. Storie mai scritte prima. Storie come Hero, la seconda di Luis Escorial, una storia di supereroi rivoltata come un calzino. Storie come quella di Mattia, la terza della serie “BFOM (Best Friend Of Mine)”, di Emanuele Simonelli e Barbara Delfino, in cui si parla di treni e di donne e di chat, e di una storia che si costruisce – ed è d’amore e di scrittura. Storie come Illuminazioni di Manlio, fin dentro le viscere degli istinti e dei propri talenti, che spesso si vedono in controluce come tracce di matita non cancellata e come il capolavoro sinestetico di Estebans, La Solitudine Olfattiva del Cambusiere, dove, nell’assoluta mancanza di testo, realtà e fantasia si danno il cambio attraverso l’odore – vero attore nascosto, convitato di pietra e matita della storia. E infine come la storia di Laura Scarpa, che nomen omen, stuzzicata da Makkox su un tema impossibile, si esibisce in un ennesimo magistrale passo di danza coi pennelli, la storia delle sue ciabatte dentro una Venezia che ha la grana dei ricordi, è umida e pungente come i baci dati pensando altrove.
La bellezza cui tutto converge, dimentica del passato
Se c’è una cosa che mi piace molto, dei commenti su Coreingrapho, è che, più o meno ad ogni nuovo fumetto, c’è qualcuno che scrive: “è la cosa più bella che ho letto finora”. Mi piace perché lo penso spesso anche io: la bellezza non ha memoria, si nutre di un eterno presente – in cui nel bello innamorato tutto converge, senza tempo e spazio per nient’altro. Nient’altro.
Thread e commenti
I commenti. Ne scriviamo spesso. I commenti sono il punto forte di Coreingrapho – dopo le tavole ovviamente. Sono vasche di piranha per benefici dissanguamenti d’ego autoriale, palestra di allenamento retorico e analisi a posteriori, tavola rotonda per confronti, puntigli, dettagli – ché chi legge vede sempre cose diverse.
Abbiamo provato a sperimentare una piccola innovazione, proprio nei commenti.
E’ un marchingegno che scompagina i commenti standard cui siamo ormai abituati (lineari, precisi, in ordinata anglosassone fila). Permettendo di rispondere ad ogni singolo commento – come in un forum. Un piccolo ritorno al passato. O meglio: una “rimediazione” di due tecnologie di conversazione. Soprattutto in considerazione del fatto che la lista ordinata, dopo un certo numero di commenti, non gestisce più al meglio quelle conversazioni accessorie o complementari che sviluppano discussioni più o meno off topic rispetto al fumetto lì sopra. Conversazioni che sono difficili da seguire per chi ci entra in ritardo (magari quando ci sono già 140 commenti). Ma sono difficili anche da alimentare, che infatti chi vi partecipa è costretto ad usare escamotage tipo @ciccio oppure @commento23.
E’ una prova, vediamo se questo sistema organizza meglio questo doppio flusso: quello on topic e quello off topic, entrambi sotto lo stesso ombrello del fertile fumetto. Si provano piccole innovazioni, e, come al solito, se non funziona, si toglie.
Tempo
Se poi sei uno che ha una qualche idea di che voglia dire fumetto la mail è sempre la stessa, ed è – altro che tempo che manca! – roba di fede, sempre inutilissimo che troppo ci pensi: info@coreingrapho.com
*Thomas Hylland Eriksen, Tempo tiranno, Elèuthera, 2003
di Antonio S.
marzo 16th, 2009
E’ una rivista molto fuzzy, la nostra: lanuginosa, polisemica, chiaroscura. Che non ha in tasca una verità dicotomica, bivalente: bianco o nero, testa o croce, tutto o niente. Sappiamo bene che le cose cambiano. Che tutto è una questione di misura. Che quasi tutte le verità sono grigie, parziali, funzionali, sfumate.
«Tutt’intorno a noi le cose mutano la loro identità. Gli atomi che costituiscono l’universo turbinano e collidono e continuano a turbinare e a collidere. [...] Le cose trapassano fluidamente in cose che sono non-cose rispetto a prima. Gli atomi delle punte delle nostre dita si avvolgono agli atomi dell’aria. Ci sono atomi di dita e atomi di non-dita; ma ci sono anche atomi intermedi, vale a dire atomi che appartengono in certa misura sia alle dita che all’aria e allo stesso tempo né alle une né alle altre. Una rosa è una rosa che è una non-rosa quando le molecole cambiano. [...] Su tutte queste cose possiamo anche apporre etichette precise, bianche o nere. Ma le etichette si tramutano da accurate in imprecise a mano a mano che le cose cambiano*».
Che c’è sempre uno spettro infinito di possibilità nelle scelte di còre – invece che solo due. E che alla richiesta di rispondere solo sì o no, l’unica risposta veramente saggia è fanculo.

Rosso-rabbia velocissimo. Taxi a New York + Compleanno a Pontassieve, 2008
Nuovi coreographi: Laura Scarpa e Estebans
La scorsa settimana è stato il momento di due nuovi compagni di viaggio, che portano a 13 il numero totale dei coreographi che ci hanno finora raggiunto in questa impresa (tra disegnatori e scribacchini). La prima è Laura Scarpa, un fuoriclasse del fumetto davanti e dietro il foglio bianco che non credo abbia bisogno di presentazioni. E che dopo il seguitissimo tumblr Caffe a Colazione ha “esordito” su web con un compito ingrapho che arriva dentro le viscere con la violenza gentile dei pensieri bombi e svolazzi, quelli intimi profondissimi e insieme così sinceri da riuscire a volare a dispetto di ogni legge della narrativa. Una prova superba, che ha reso istantaneamente carta straccia molte tavole in produzione di altri artisti – (cor)rosi dall’ammirazione. E poi c’è stato Estebans, che ha approfittato a man bassa della dispensa esordienti con una storiella giocosa di bar – e che un bel dibattito ha scatenato nei suoi e in altrui commenti.
Ha completato la settimana la seconda puntata di BFOM (Best Friend Of Mine), la serie multisemantica di Emanuele Simonelli e Barbara Delfino che costringe chi legge a mille pensamenti e ripensamenti, a intorcinarsi nelle spiegazioni come budella. E la prima parte di una storia ad episodi di Cotus e Leon, già alla loro terza apparizione su Coreingrapho.
Comunità in terraformazione
A proposito di momenti. C’è sempre un momento, nell’evoluzione di una comunità online, in cui la luna di miele dell’inizio implode in un piccolo grande scazzo. Questioni di parole dette o non dette, capite o non capite, di ironia espressa alla cazzo di cane, di un patto comunicativo magari poco chiaro all’origine, di nervi tesi e scoperti – spesso di pretesti della tipologia tavolette-non-alzate e tubetto-di-dentifricio-spremuto-dal-centro. Esso (il momento dello scazzo) è inevitabile – tocca farsene una ragione. Esso (il momento dello scazzo) è anche il segnale positivo di una comunità viva e in movimento. Di una comunità in terraformazione che si assesta – che attrae persone che non hanno pensieri omologati, che non provengono da una sola coerentissima cricca. E che all’inizio si guarda in diffidente cagnesco. Ecco perché al primo piatto lanciato ho stappato lo champagne, e al di là dei dettagli che non conosco – perché esso (sempre il primo scazzo) serve a chiarirsi meglio, a tarare meglio le regole della reciproca convivenza, a conoscersi. A conoscere come funzionano le cose.
- C’è che il senso primigenio, e le regolette conseguenti sempre quelle sono: la voglia insieme di far rivista, palestra, laboratorio. La voglia – non un dettagliatissimo piano quinquennale: ergo non esenti da inciampi ed errori.
- C’è un “bonus esordio” che abbiamo introdotto, che una tantum concede agli autori che inaugurano la loro partecipazione a Coreingrapho di farla come vogliono, anche fuori dal vasetto – tanto poi c’è il confronto dentro i commenti. E che qualcuno si è giocato.
- C’è una categoria lanuginosa che abbiamo introdotto strada facendo, e che ha raccolto finora gli interventi meno “narrativi”.
- C’è che ci sono stati dei “no” che abbiamo detto, anche se ovviamente non tutti si “vedono” online.
- C’è che ci sono molteplici segnali di una attenzione crescente verso Coreingrapho, ma che Coreingrapho non è in vendita (questo giusto per esser chiari).
- C’è che Coreingrapho ha senso se tocca mille corde, se non si fossilizza in un’estetica o un linguaggio o una narrativa univoca, scientifica e precisissima: se esplora tutti le esplose possibilità del fumetto online, se ispira l’apertura al bello che non ci somiglia.
- C’è che Coreingrapho funziona appunto se a turno ognuno dice: questa tavola qui fa schifo, questa qui accanto invece sì che è un capolavoro. E ogni volta le tavole son diverse, e diverse sono le persone che dicono questa o quella cosa – in tutte le possibili gradazioni.
- C’è infine, buon ultimo, che il còre che c’è dentro un qualsiasi fumetto pubblicato qui lo decidiamo noi prima – e voi dopo; ché non c’è niente di peggio che vivere con il còre altrui – o con i commenti chiusi.
Ipnosi
Se poi sei uno che ha una qualche idea di che voglia dire fumetto la mail è sempre la stessa, ed è – altro che scazzo! – roba di fede, sempre inutilissimo che troppo ci pensi: info@coreingrapho.com
*Bart Kosko, Il fuzzy-pensiero, Baldini & Castoldi, 1995
di Antonio S.
marzo 4th, 2009
E’ un fumetto procrastinatore, questo nostro. Che appartiene al domani. Che pensa al tempo come pellegrinaggio, come percorso di avvicinamento ad un obiettivo che non-è-ancora, e senza peraltro sapere quale. E’ un fumetto il cui presente è altrove che deve stare, e presto scivolerà negli archivi alla impossibile distanza di un click dalla homepage. Che ha significato solo in quanto premonitore, solo in base al futuro che può generare – al volo planare e sinuoso e concentrico con il quale si prepara ad atterrare nel domani.
«Procrastinare significa non prendere le cose così come vengono, non agire secondo il naturale succedersi delle cose. Contrariamente a un’impressione comune, la procrastinazione non è una questione di accidia, indolenza o lassismo; è una posizione attiva, un tentativo di assumere il controllo sulla sequenza degli eventi e renderla diversa da quella che sarebbe stata se si fosse rimasti docili e acquiescenti»*.
Docili e acquiescenti.
Nuovi coreographi: Emanuelesi/Rael e Harlock
Tre nuovi amici ci raggiungono in questa avventura bislacca . La prima è coppia artistica e serendipitosa, incontratasi per caso e istinto: Emanuele Simonelli e Barbara Delfino, con una storia che è una bomba al neutrino, di quelle silenziosissime, che ti scivola addosso e nemmeno te ne accorgi, e poi ti sconquassa da dentro con un sbuffo colorato e apparentemente innocuo. Una storia che ha generato una discussione su genere, fumetto, arte, varie ed eventuali che vale, da sola, il prezzo del biglietto. Harlock, invece, è entrato a gamba tesa nella fuffa ombelicale, facendo reiterato scompiglio scompiglo scomppiglio scompiglio.
Sarsa la marea
“Come quale messaggio?” – ha risposto minaccioso Makkox alla mia umilissima mail che chiedeva la linea da seguire pedissequamente, un motivetto annoiato sussurrato a voce smangiucchiata dal Maestro su cui scrivere faticosamente uno spartito intero:
che bisogna comincià a lavorare su storie, sarsose. che il party d’inaugurazione è finito. che ora ci si prende anche più tempo, ma si lavora per bene. questo MESSAGGIO.
Ora. Io, sarsoso, non ho la benché minima idea di cosa significhi. Ho cercato nello Zingarelli Magnum Edition e poi, come estrema ratio, nel manualetto delle parole strane e delle abbreviazioni valide che si trova nella scatola di Scarabeo. Niente. Però lo lascio qua – magari tra voi artisti vi capite.

Doppio movimento fuori sincrono. Amore in fuga + passeggiata (Firenze 2007)
Sapore interno-macchina
Invece ora dico una cosa mia e che si capisce, altro che la sarsa di Makkox: basta con gli scherzi, con le italianissime strizzate d’occhi e di palle à là capisc’ammè; con gli esordi che – come diceva Roland Barthes nel suo manualetto su La Retorica Antica** – comprendono canonicamente due momenti:
- La captatio benevolentiae, ovvero quella cosa che voi lettori di Coreingrapho, colti come siete, non avete certo bisogno vi si spieghi
- La partitio, il movimento che annuncia le ripetizioni, il mantra che rincoglionisce, il piano diabolico che segue allla prossima puntata e al prossimo capoverso. Il movimento dondolante con sapore interno-macchina, che dice che l’arrivo è ancora lontano, e le curve sono morbide ed è dolce e rugginosa la strada ancora da fare.
Ora, che anche gli esordi siano veri. Che siano tenaglie che strizzano e non mollano fino alla fine – e la fine (l’ultimo grafo, l’ultimo pixel scrollone) sia il solo segnale ch’aneli, quello che – tlac! – la tenaglia si apre e finalmente molla la budella: un apriti-sesamo fumettato, un messaggio ipnotico di risveglio alla giucascasella.
(E il prossimo esordio è proprio una storia di quelle)
Panni sporchi e lana d’ombelico
Quanto alla discussione, la scrivevo già la settimana scorsa, la passione e la soddisfazione nostra per “i commenti fuori dai denti. Meglio se strappacòre (in tutti i sensi del termine)“.
Li ho contati. In un mese di vita (sì: solo/già un mese) sono quasi 800 commenti.
I 10 autori che si sono lasciati infinocchiare dal progetto e le 23 tavole prodotte ci fanno quasi meno piacere di quella vasca di sanguisughe che sono i commenti di Coreingrapho – perfetti per benefici anti-spocchiosi salassi artistici. Quando ancora Makkox ci stava con la testa, dopo veloce consultazione, abbiamo pensato di stralciare in una categoria apposita proprio quei contenuti che, a partire dal suo Y.A.W.N, erano – di fatto – conversazione disegnata. Botta e risposta. Autoreferenzialità spinta. Quei contenuti che si lodavano, imbrodando gli altri. Quelli che lavavano i panni sporchi in casa, con il bambino dentro. Quelli, insomma, che storia e fumetto lo erano meno.
Ora la categoria si chiama Lana d’ombelico. Ma qui sotto c’è la copertina della prima denominazione “Panni sporchi” che alla fine, abbiamo pensato (sempre quando Makkox c’era con la testa e non aveva cominciato a ripetere “io sarso, tu sarsi, egli sarsa” girando per casa) fosse troppo inclinata alla pugna. Mentre, è noto, a noi piacciono i diminuitivi.

Del luogo in cui persone dall’infelice esistenza si nominano Autori di Fumetto e ascoltandosi l’un l’altro cingersi il capo di tal corona, trasalgono (?) esclamando TU?! AUTORE?! e giù mazzate ad educar l’altro alla modestia
Ipnosi
Se poi sei quel tipo di persona che sa ipnotizzare, e sai tenere in mano una matita, la email è sempre la stessa (e le regole pure), ed è – altro che domani! – roba di fede, sempre inutilissimo che troppo ci pensi: info@coreingrapho.com
*Zygmunt Bauman, Modernità liquida, Laterza, 2006
** Roland Barthes, La Retorica Antica, Bompiani, 1972
di Antonio S.
febbraio 25th, 2009
E’ un fumetto commentato, questo nostro. Con le chiose a piè di pagina. E’ anche la parte di Core di cui siamo più soddisfatti: i commenti fuori dai denti. Meglio se strappacòre (in tutti i sensi del termine). C’è un adagio che riguarda l’informazione online che dice più o meno: «nel giornalismo tradizionale l’editing si fa prima, in quello online l’editing si fa dopo». Nei commenti. C’è una selezione all’ingresso, come da regolette: cui teniamo molto molto, pur con qualche eccezione per gli esordi (vuoi mettere la sottile ritardata imbiancata vendetta di dire, per una volta: “No, non sei in lista”?). Ma poi, se c’è un errore, ci freghiamo le mani. Altro che correggerlo. Un errore, una sbavatura di racconto o di pennello, una volta finito online, dentro i commenti, è come la ferita sanguinolenta del bagnante nei film di squali, piranha, e altri mostri marini coi denti puntuti. Ciccia da trama (o da trauma). Che produce cose – come questa, per dire. Whoa.
Through that sharing, we all benefit
C’è anche un altro adagio (questo è di Gillmor, del 2004 addirittura*):
«My readers know more than I do, sometimes individually on specific topics, but always collettively. […] And having readers’ feedback and partecipation presents a great opportunity and not a threat, because when we ask our readers for help and knowledge they are willing to share it – and, through that sharing, we all benefit»
«I miei lettori ne sanno più di me, a volte individualmente su temi specifici, ma sempre collettivamente.[...] E avere feedback e partecipazione dai lettori costituisce una grande opportunità e non una minaccia, perché quando chiediamo ai nostri lettori aiuto e conoscenza troviamo in loro volontà di condividere – e, attraverso questa condivisione, tutti ne ricaviamo un beneficio »
We all benefit. Chi smista, chi disegna, chi scrive, chi legge.

Bifido danzante. Tre palle in pista da ballo, più volto di donna
Un controllo sereno del tempo che scivola
Poi nei commenti ci stanno anche cose così
C’è TUTTA una generazzione che se ci chiedi: qualè il RICORDO di tua madre, quel ricordo è LA LACCA.
hai presente quando eri BIMBINo e c’era la festa che tutte le MADRI venivano a prendere i FIGLI che c’era la stanza che ESPLODEVA di LACCA?
Ecco. La LACCA è MATERNA, come le CALZE di donna frantumate ad altezza di GINOCCHIO. O come la TOPPA che la madre ti metteva nei pantaloni dove ci avevi fatto il BUCO. Era bella la toppa. Era il SEGNIO che ti impegnavi nel GIOCO della vita e che BACIARE la terra coi ginocchi non era UMILIAZZIONE ma era un controllo sereno del tempo che scivola.
Se c’è qualcuno che lo conosce di persona, gli dia un bacio sulla fronte da parte mia.
In senso sartriano, beninteso
E’ anche un fumetto vischioso il nostro. Se una cosa è vischiosa quando credo di possederla – “per uno strano rovesciamento”, scrive quel depressone di Jean-Paul in L’Essere e il nulla** – è lei che mi possiede. Se l’oggetto è solido, toh, posso lasciarlo cadere quando mi pare e piace. Né di solito si teme ciò che è liquido (il mare, la vasca con le paperelle, l’utero che fu): ci si lascia sommergere senza paura di perdersi in esso, rimanendo in controllo delle proprie maestrie e dei propri sotterfugi. Ma entrare in contatto con il vischioso significa rischiare di dissolversi in esso, incatramarsi, inchiostrarsi, diventare resina e melassa.
E’ vischiosa la passione, l’incontro vero con l’altro, con lo straniero, con chi è distante da noi, diverso, inesplorato. Non so cosa c’entra, ma forse sì: questo è un fumetto vischioso.
Nuovi coreographi: Cotus/Leon e Luis Escorial
Due nuovi amici ci raggiungono in questa avventura incatramata – dopo i tre della scorsa settimana. E ne siamo, sempre più, felici (sì, io faccio il poliziotto buono). Sono Cotus e Leon, la più classica delle coppie fumettare, testi e matite in buon ordine, di piglio e cipiglio ed empatia animalista e pecoreccia: due storie per loro. E Luis Escorial, il nostro primo straniero (ma poco vischioso), un coreografo nato per natura e pensiero, con una storia di babbi incazzosi e piccioni poco poviani (anzi sì: perché passibili di finire in padella). Lo presenta meglio JD, cui si deve la traduzione di questa tavola e di altre (clicca qui per leggerle tutte).
Appena ho tempo, te lo trovo. Il tempo
«In effetti è per tutti così. Qual è la cosa che sento ripetere più spesso? Appena trovo il tempo, mi ci metto. Ritagli. E con quei ritagli vengono stracci».
La frase è di Mak, da questo fumetto. E’ che sono costretto a metterci almeno un suo pensiero – mai sentito così umiliato. Ma se siete quel tipo di gente che il tempo sa trovarlo, e sapete tenere in mano una matita, la email è sempre la stessa (e le regole pure), ed è – altro che spreco! – roba di fede, sempre inutilissimo che troppo ci pensi: info@coreingrapho.com
* David Gillmor, We the Media, O’ Reilly Press, 2004
** J. P. Sartre, L’essere e il nulla, Mondadori, 1954
di Antonio S.
febbraio 18th, 2009
E’ un fumetto tallonatore, questo nostro. Questo nostro che vorremmo. Un fumetto abituato agli urti: «uno che da piccolo, invece che a scuola, passava le mattine sugli autoscontri, che si innamora e quando scopre che la sua prima ragazza gli ha fatto le corna, corre ad affilarle a testate contro un albero come un giovane toro per usarle nella mischia*». Un fumetto che ha le corna, è anche, questo nostro. (Me la son cercata).
La fiducia che mai respirammo
Qui, per le new entries ci vuole un pezzo che parli di vivaio e vitalità, di impaccio iniziale e di fiducia, capì? Senza che ti suggerisca altro…
E’ una mail di Makkox. Lui mi dice sempre quello che devo scrivere. Vivaio e vitalità. Ma che vuoi ne sappia io di vivaio e vitalità – mi verrebbe da rispondergli, se non sapessi quanto è vendicativo. E invece di fiducia ne so a pacchi. La fiducia qui dentro – dico in Coreingrapho – è nell’aria, è tutto intorno, permea ogni singola riga di codice e pixel. E’ nell’aria, è tutto intorno, come ossigeno su Marte nei sogni più belli di Jules Verne. Come può essere solo l’ossigeno mai respirato. Come può essere solo una rivista che non c’è – che lievita giorno per giorno e mai si chiude.

(Moma Spritz. Trittico giallo dominante, solitario e pieno di fiducia)
Libera autoinferta ferita
La fiducia che non è fede, però – e abbisogna di conferme: prove e sacrifici. Coreingrapho nasce come dispensatore di fiducia, aspersorio sorridente di piccoli incendiari incensi in fumettata terra. E’ la voglia di mettersi in gioco, di sperimentare nuovi linguaggi – liberi liberissimi e quindi vulnerabili. Nel ventunesimo secolo libertà e vulnerabilità sono di fatto sinonimi, vanno a braccetto come coppia spocchiosa e indissolubile. E allora nient’altro si può se non un fumetto ch’è vulnus, ferita. Libera autoinferta ferita.
Nuovi coreographi: Biani, Lobo e Manlio
Tre nuovi amici ci provano, ci raggiungono in questa piccola avventura, e sono i primi, e ne siamo felici. Sono Mauro Biani, fumettaro satirico d’un certo curriculum e di matita incazzosa – con uno squarcetto stripparolo anomalo e surreale. E Giuseppe Lo Bocchiaro, anche noto come Lobo, dotato d’un ruvido siculo bianco e nero – con una storia scrollona (d’altronde si sa: dopo due scrollate è sega) di struzzi e fiancate. E Manlio3, con un racconto di formazione ghirigoro e scontorno. Benvenuti a loro, e al loro fiducioso impaccio (Mak, hai visto alla fine l’impaccio ce l’ho messo). Presto nuovi esordi. Pim pum pam: fuochi d’artificio, e non ci teniamo niente per un domani che chissà.
Mammiferi di fede
«Tutti i mammiferi provano un forte impulso ad esplorare, ma in alcuni questo impulso è più forte che in altri**». Se siete quel tipo di scimmie nude esploratrici, e sapete tenere in mano una matita, la email è sempre la stessa (e le regole pure), ed è – altro che fiducia! – roba di fede, sempre inutilissimo che troppo ci pensi: info@coreingrapho.com
* Marco Paolini in Spiro Zavos (a cura di), L’arte del rugby, Einaudi
** Desmond Morris, La scimmia nuda, Bompiani
di Antonio S.
febbraio 12th, 2009
Ci sono cose importanti, cose che a dirle stravolgerebbero le convinzioni pastello dei fumettari incalliti, il panorama conosciuto di un disegno che anche sul web s’abbiocca e non osa – che ronfa sui soporiferi allori del micro-consenso, degli applausi formichini, delle faccine emoticone. Che non osa la conquista del mondo – l’applauso scrosciante o la pernacchia. (Presenti esclusi, chiaro).
Ma non ora.
In fondo è solo una settimana che siamo online.
Poco più di una settimana è mica tanto (tuffati online senza prima cesellare, attendere, accumulare autori e tavole che permettessero a Coreingrapho di sopravvivere con agio, sdraiarsi spocchioso sul triclinio del webbe, scadenzare con sufficienza post programmati per almeno un semestre di pacchia).
Capo, i conti separati!
Alla fine, però, si fanno due conti:
- Nove coreingraphi pubblicati
- Decine di link e attestati di stima e fiducia
- Centinaia di commenti
- Un picco di mille e passa contatti giornalieri durante i primi giorni – e poi più o meno stiamo lì
- Gli abbonati al feed crescono pian piano (ché quelli son più difficili)
- E soprattutto: molti autori si sono lasciati infinocchiare e stanno producendo capolavori
Please gimme crap I can understand

Come se non bastasse, grazie allo splendido lavoro di JD, son già tre le vigne con traduzione in inglese. Fatemi il nome di altri fumetti italiani contemporanei tradotti in inglese. Su. Aspetto. Toccherà dare più evidenza a questo bilinguismo – ma ancora non abbiamo chiaro come.
Sìssì lasò colla testa
E’ vero quello che ha scritto Marco, e che – miracolo! – al contrario di altre cose sue (eh eh eh) non è diventata obsoleta una settimana dopo la sua pubblicazione. Mi disturba ammetterlo ma è così:
«CoreIngrapho, come tante altre cose nell’esperienza di molti, sembra nascere da una chiacchierata superficiale tra amici: invece pone radici in un’esigenza consistente e condivisa. CHE NON È (già vi vedevo che facevate sìssì lasò colla testa) quella di creare web-comics con la stessa potenza sanguigna della narrativa naïf che trabocca dalla blogosfera. A questo scopo tanti si son già aperti un blog per i cazzi loro e, bene o male, risponde alla bisogna».

Calcinculo, Firenze 2003
L’esigenza che muove Coreingrapho non è quella di pubblicare fumetti. Chi se ne frega di pubblicare. A pubblicare, son buoni tutti. Addirittura oggi tutti possono far da soli. Ti apri un blog e pubblichi – appunto. Mica, artista come sei, avrai bisogno di qualcuno ti tenga la manina! Ti pubblichi come dici tu, con i tuoi tempi, le tue paturnie, il tuo pubblico così a te simile da sembrare te da un altro IP. Pubblicare – il vecchio pubblicare tematico o esordiente – fa così tanto secolo scorso che, alla parola, sembra di sentir il tloc sordo della posta pneumatica e il fruscio del dittafonista. Ma oggi, ad alzare gli occhi: laddove prima il privato era pubblico, oggi è pubblicato. E’ già pubblicato. Pubblicare e basta – pubblicare come lo si è inteso finora – non serve più.
Un calcinculo alla pubblicazione e spingi che si chiappa lo straccino
Eppure in un mondo dove tutti i fumettari pubblicano già e comunque sé stessi ci vuole un luogo d’incontro. Un posto dove tutti questi pubblicatori in solitaria possano andare quando escono di casa. Per rendersi conto che, toh!, ci sono anche altri pubblicatori solitari. Una cosa tipo:
- Un parco giochi attrezzato per bambini.
- Una casa di riposo per anziani.
- Una festa di carnevale permanente, con tanto di maschera e anonimato
- Un calcinculo che gira a chiappar inutile straccino (che soddisfazione però! e vale un altro giro!)
- Un circolo con lap dance cui esibirsi soprattutto per far vedere come si fa bene la spaccata alle colleghe
- Un centro di pub-rehab dove disintossicarsi. Dalla pubblicazione. Dal dover pubblicare le cose che piacciono ad altri.
Ci siamo capiti, essù.
La email è sempre la stessa (e le regole pure), è roba di fede, è inutile che troppo ci pensi: info@coreingrapho.com
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