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post La rivista che sarsa e procrastina. Nuovi coreographi: Emanuelesi/Rael e Harlock

di Antonio S.

marzo 4th, 2009

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E’ un fumetto procrastinatore, questo nostro. Che appartiene al domani. Che pensa al tempo come pellegrinaggio, come percorso di avvicinamento ad un obiettivo che non-è-ancora, e senza peraltro sapere quale. E’ un fumetto il cui presente è altrove che deve stare, e presto scivolerà negli archivi alla impossibile distanza di un click dalla homepage. Che ha significato solo in quanto premonitore, solo in base al futuro che può generare – al volo planare e sinuoso e concentrico con il quale si prepara ad atterrare nel domani.

«Procrastinare significa non prendere le cose così come vengono, non agire secondo il naturale succedersi delle cose. Contrariamente a un’impressione comune, la procrastinazione non è una questione di accidia, indolenza o lassismo; è una posizione attiva, un tentativo di assumere il controllo sulla sequenza degli eventi e renderla diversa da quella che sarebbe stata se si fosse rimasti docili e acquiescenti»*.

Docili e acquiescenti.

Nuovi coreographi: Emanuelesi/Rael e Harlock

Tre nuovi amici ci raggiungono in questa avventura bislacca . La prima è coppia artistica e serendipitosa, incontratasi per caso e istinto: Emanuele Simonelli e Barbara Delfino, con una storia che è una bomba al neutrino, di quelle silenziosissime, che ti scivola addosso e nemmeno te ne accorgi, e poi ti sconquassa da dentro con un sbuffo colorato e apparentemente innocuo. Una storia che ha generato una discussione su genere, fumetto, arte, varie ed eventuali che vale, da sola, il prezzo del biglietto. Harlock, invece, è entrato a gamba tesa nella fuffa ombelicale, facendo reiterato scompiglio scompiglo scomppiglio scompiglio.

Sarsa la marea

“Come quale messaggio?” – ha risposto minaccioso Makkox alla mia umilissima mail che chiedeva la linea da seguire pedissequamente, un motivetto annoiato sussurrato a voce smangiucchiata dal Maestro su cui scrivere faticosamente uno spartito intero:

che bisogna comincià a lavorare su storie, sarsose. che il party d’inaugurazione è finito. che ora ci si prende anche più tempo, ma si lavora per bene. questo MESSAGGIO.

Ora. Io, sarsoso, non ho la benché minima idea di cosa significhi. Ho cercato nello Zingarelli Magnum Edition e poi, come estrema ratio, nel manualetto delle parole strane e delle abbreviazioni valide che si trova nella scatola di Scarabeo. Niente. Però lo lascio qua – magari tra voi artisti vi capite.


Doppio movimento fuori sincrono. Amore in fuga + passeggiata (Firenze 2007)

Sapore interno-macchina

Invece ora dico una cosa mia e che si capisce, altro che la sarsa di Makkox: basta con gli scherzi, con le italianissime strizzate d’occhi e di palle à là capisc’ammè; con gli esordi che – come diceva Roland Barthes nel suo manualetto su La Retorica Antica** – comprendono canonicamente due momenti:

  • La captatio benevolentiae, ovvero quella cosa che voi lettori di Coreingrapho, colti come siete, non avete certo bisogno vi si spieghi
  • La partitio, il movimento che annuncia le ripetizioni, il mantra che rincoglionisce, il piano diabolico che segue allla prossima puntata e al prossimo capoverso. Il movimento dondolante con sapore interno-macchina, che dice che l’arrivo è ancora lontano, e le curve sono morbide ed è dolce e rugginosa la strada ancora da fare.

Ora, che anche gli esordi siano veri. Che siano tenaglie che strizzano e non mollano fino alla fine – e la fine (l’ultimo grafo, l’ultimo pixel scrollone) sia il solo segnale ch’aneli, quello che – tlac! – la tenaglia si apre e finalmente molla la budella: un apriti-sesamo fumettato, un messaggio ipnotico di risveglio alla giucascasella.

(E il prossimo esordio è proprio una storia di quelle)

Panni sporchi e lana d’ombelico

Quanto alla discussione, la scrivevo già la settimana scorsa, la passione e la soddisfazione nostra per “i commenti fuori dai denti. Meglio se strappacòre (in tutti i sensi del termine)“.

Li ho contati. In un mese di vita (sì: solo/già un mese) sono quasi 800 commenti.
I 10 autori che si sono lasciati infinocchiare dal progetto e le 23 tavole prodotte ci fanno quasi meno piacere di quella vasca di sanguisughe che sono i commenti di Coreingrapho – perfetti per benefici anti-spocchiosi salassi artistici. Quando ancora Makkox ci stava con la testa, dopo veloce consultazione, abbiamo pensato di stralciare in una categoria apposita proprio quei contenuti che, a partire dal suo Y.A.W.N, erano – di fatto – conversazione disegnata. Botta e risposta. Autoreferenzialità spinta. Quei contenuti che si lodavano, imbrodando gli altri. Quelli che lavavano i panni sporchi in casa, con il bambino dentro. Quelli, insomma, che storia e fumetto lo erano meno.

Ora la categoria si chiama Lana d’ombelico. Ma qui sotto c’è la copertina della prima denominazione “Panni sporchi” che alla fine, abbiamo pensato (sempre quando Makkox c’era con la testa e non aveva cominciato a ripetere “io sarso, tu sarsi, egli sarsa” girando per casa) fosse troppo inclinata alla pugna. Mentre, è noto, a noi piacciono i diminuitivi.


Del luogo in cui persone dall’infelice esistenza si nominano Autori di Fumetto e ascoltandosi l’un l’altro cingersi il capo di tal corona, trasalgono (?) esclamando TU?! AUTORE?! e giù mazzate ad educar l’altro alla modestia

Ipnosi

Se poi sei quel tipo di persona che sa ipnotizzare, e sai tenere in mano una matita, la email è sempre la stessa (e le regole pure), ed è – altro che domani! – roba di fede, sempre inutilissimo che troppo ci pensi: info@coreingrapho.com

*Zygmunt Bauman, Modernità liquida, Laterza, 2006
** Roland Barthes, La Retorica Antica, Bompiani, 1972





post La rivista strappacòre che si edita dopo (and we all benefit). Nuovi coreographi: Cotus/Leon e Luis Escorial

di Antonio S.

febbraio 25th, 2009

Archiviato in: InsightCommenti (10)


E’ un fumetto commentato, questo nostro. Con le chiose a piè di pagina. E’ anche la parte di Core di cui siamo più soddisfatti: i commenti fuori dai denti. Meglio se strappacòre (in tutti i sensi del termine). C’è un adagio che riguarda l’informazione online che dice più o meno: «nel giornalismo tradizionale l’editing si fa prima, in quello online l’editing si fa dopo». Nei commenti. C’è una selezione all’ingresso, come da regolette: cui teniamo molto molto, pur con qualche eccezione per gli esordi (vuoi mettere la sottile ritardata imbiancata vendetta di dire, per una volta: “No, non sei in lista”?). Ma poi, se c’è un errore, ci freghiamo le mani. Altro che correggerlo. Un errore, una sbavatura di racconto o di pennello, una volta finito online, dentro i commenti, è come la ferita sanguinolenta del bagnante nei film di squali, piranha, e altri mostri marini coi denti puntuti. Ciccia da trama (o da trauma). Che produce cose – come questa, per dire. Whoa.

Through that sharing, we all benefit

C’è anche un altro adagio (questo è di Gillmor, del 2004 addirittura*):

«My readers know more than I do, sometimes individually on specific topics, but always collettively. […] And having readers’ feedback and partecipation presents a great opportunity and not a threat, because when we ask our readers for help and knowledge they are willing to share it – and, through that sharing, we all benefit»

«I miei lettori ne sanno più di me, a volte individualmente su temi specifici, ma sempre collettivamente.[...] E avere feedback e partecipazione dai lettori costituisce una grande opportunità e non una minaccia, perché quando chiediamo ai nostri lettori aiuto e conoscenza troviamo in loro volontà di condividere – e, attraverso questa condivisione, tutti ne ricaviamo un beneficio »

We all benefit. Chi smista, chi disegna, chi scrive, chi legge.

bifido2
Bifido danzante. Tre palle in pista da ballo, più volto di donna

Un controllo sereno del tempo che scivola

Poi nei commenti ci stanno anche cose così

C’è TUTTA una generazzione che se ci chiedi: qualè il RICORDO di tua madre, quel ricordo è LA LACCA.
hai presente quando eri BIMBINo e c’era la festa che tutte le MADRI venivano a prendere i FIGLI che c’era la stanza che ESPLODEVA di LACCA?
Ecco. La LACCA è MATERNA, come le CALZE di donna frantumate ad altezza di GINOCCHIO. O come la TOPPA che la madre ti metteva nei pantaloni dove ci avevi fatto il BUCO. Era bella la toppa. Era il SEGNIO che ti impegnavi nel GIOCO della vita e che BACIARE la terra coi ginocchi non era UMILIAZZIONE ma era un controllo sereno del tempo che scivola.

Se c’è qualcuno che lo conosce di persona, gli dia un bacio sulla fronte da parte mia.

In senso sartriano, beninteso

E’ anche un fumetto vischioso il nostro. Se una cosa è vischiosa quando credo di possederla – “per uno strano rovesciamento”, scrive quel depressone di Jean-Paul in L’Essere e il nulla** – è lei che mi possiede. Se l’oggetto è solido, toh, posso lasciarlo cadere quando mi pare e piace. Né di solito si teme ciò che è liquido (il mare, la vasca con le paperelle, l’utero che fu): ci si lascia sommergere senza paura di perdersi in esso, rimanendo in controllo delle proprie maestrie e dei propri sotterfugi. Ma entrare in contatto con il vischioso significa rischiare di dissolversi in esso, incatramarsi, inchiostrarsi, diventare resina e melassa.

E’ vischiosa la passione, l’incontro vero con l’altro, con lo straniero, con chi è distante da noi, diverso, inesplorato. Non so cosa c’entra, ma forse sì: questo è un fumetto vischioso.

Nuovi coreographi: Cotus/Leon e Luis Escorial

Due nuovi amici ci raggiungono in questa avventura incatramata – dopo i tre della scorsa settimana. E ne siamo, sempre più, felici (sì, io faccio il poliziotto buono). Sono Cotus e Leon, la più classica delle coppie fumettare, testi e matite in buon ordine, di piglio e cipiglio ed empatia animalista e pecoreccia: due storie per loro. E Luis Escorial, il nostro primo straniero (ma poco vischioso), un coreografo nato per natura e pensiero, con una storia di babbi incazzosi e piccioni poco poviani (anzi sì: perché passibili di finire in padella). Lo presenta meglio JD, cui si deve la traduzione di questa tavola e di altre (clicca qui per leggerle tutte).

Appena ho tempo, te lo trovo. Il tempo

«In effetti è per tutti così. Qual è la cosa che sento ripetere più spesso? Appena trovo il tempo, mi ci metto. Ritagli. E con quei ritagli vengono stracci».

La frase è di Mak, da questo fumetto. E’ che sono costretto a metterci almeno un suo pensiero – mai sentito così umiliato. Ma se siete quel tipo di gente che il tempo sa trovarlo, e sapete tenere in mano una matita, la email è sempre la stessa (e le regole pure), ed è – altro che spreco! – roba di fede, sempre inutilissimo che troppo ci pensi: info@coreingrapho.com


* David Gillmor, We the Media, O’ Reilly Press, 2004
** J. P. Sartre, L’essere e il nulla, Mondadori, 1954





post La rivista che lievita e non si chiude. Nuovi coreographi: Biani, Lobo, Manlio3

di Antonio S.

febbraio 18th, 2009

Archiviato in: InsightCommenti (11)


E’ un fumetto tallonatore, questo nostro. Questo nostro che vorremmo. Un fumetto abituato agli urti: «uno che da piccolo, invece che a scuola, passava le mattine sugli autoscontri, che si innamora e quando scopre che la sua prima ragazza gli ha fatto le corna, corre ad affilarle a testate contro un albero come un giovane toro per usarle nella mischia*». Un fumetto che ha le corna, è anche, questo nostro. (Me la son cercata).

La fiducia che mai respirammo

Qui, per le new entries ci vuole un pezzo che parli di vivaio e vitalità, di impaccio iniziale e di fiducia, capì? Senza che ti suggerisca altro…

E’ una mail di Makkox. Lui mi dice sempre quello che devo scrivere. Vivaio e vitalità. Ma che vuoi ne sappia io di vivaio e vitalità – mi verrebbe da rispondergli, se non sapessi quanto è vendicativo. E invece di fiducia ne so a pacchi. La fiducia qui dentro – dico in Coreingrapho – è nell’aria, è tutto intorno, permea ogni singola riga di codice e pixel. E’ nell’aria, è tutto intorno, come ossigeno su Marte nei sogni più belli di Jules Verne. Come può essere solo l’ossigeno mai respirato. Come può essere solo una rivista che non c’è – che lievita giorno per giorno e mai si chiude.


(Moma Spritz. Trittico giallo dominante, solitario e pieno di fiducia)

Libera autoinferta ferita

La fiducia che non è fede, però – e abbisogna di conferme: prove e sacrifici. Coreingrapho nasce come dispensatore di fiducia, aspersorio sorridente di piccoli incendiari incensi in fumettata terra. E’ la voglia di mettersi in gioco, di sperimentare nuovi linguaggi – liberi liberissimi e quindi vulnerabili. Nel ventunesimo secolo libertà e vulnerabilità sono di fatto sinonimi, vanno a braccetto come coppia spocchiosa e indissolubile. E allora nient’altro si può se non un fumetto ch’è vulnus, ferita. Libera autoinferta ferita.

Nuovi coreographi: Biani, Lobo e Manlio

Tre nuovi amici ci provano, ci raggiungono in questa piccola avventura, e sono i primi, e ne siamo felici. Sono Mauro Biani, fumettaro satirico d’un certo curriculum e di matita incazzosa – con uno squarcetto stripparolo anomalo e surreale. E Giuseppe Lo Bocchiaro, anche noto come Lobo, dotato d’un ruvido siculo bianco e nero – con una storia scrollona (d’altronde si sa: dopo due scrollate è sega) di struzzi e fiancate. E Manlio3, con un racconto di formazione ghirigoro e scontorno. Benvenuti a loro, e al loro fiducioso impaccio (Mak, hai visto alla fine l’impaccio ce l’ho messo). Presto nuovi esordi. Pim pum pam: fuochi d’artificio, e non ci teniamo niente per un domani che chissà.

Mammiferi di fede

«Tutti i mammiferi provano un forte impulso ad esplorare, ma in alcuni questo impulso è più forte che in altri**». Se siete quel tipo di scimmie nude esploratrici, e sapete tenere in mano una matita, la email è sempre la stessa (e le regole pure), ed è – altro che fiducia! – roba di fede, sempre inutilissimo che troppo ci pensi: info@coreingrapho.com

* Marco Paolini in Spiro Zavos (a cura di), L’arte del rugby, Einaudi
** Desmond Morris, La scimmia nuda, Bompiani





post Tutto è pubblicato. Ovvero il bello di chiappare lo straccino.

di Antonio S.

febbraio 12th, 2009

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Ci sono cose importanti, cose che a dirle stravolgerebbero le convinzioni pastello dei fumettari incalliti, il panorama conosciuto di un disegno che anche sul web s’abbiocca e non osa – che ronfa sui soporiferi allori del micro-consenso, degli applausi formichini, delle faccine emoticone. Che non osa la conquista del mondo – l’applauso scrosciante o la pernacchia. (Presenti esclusi, chiaro).

Ma non ora.
In fondo è solo una settimana che siamo online.
Poco più di una settimana è mica tanto (tuffati online senza prima cesellare, attendere, accumulare autori e tavole che permettessero a Coreingrapho di sopravvivere con agio, sdraiarsi spocchioso sul triclinio del webbe, scadenzare con sufficienza post programmati per almeno un semestre di pacchia).

Capo, i conti separati!

Alla fine, però, si fanno due conti:

  • Nove coreingraphi pubblicati
  • Decine di link e attestati di stima e fiducia
  • Centinaia di commenti
  • Un picco di mille e passa contatti giornalieri durante i primi giorni – e poi più o meno stiamo lì
  • Gli abbonati al feed crescono pian piano (ché quelli son più difficili)
  • E soprattutto: molti autori si sono lasciati infinocchiare e stanno producendo capolavori

Please gimme crap I can understand

Le vigne tradotte in inglese

Come se non bastasse, grazie allo splendido lavoro di JD, son già tre le vigne con traduzione in inglese. Fatemi il nome di altri fumetti italiani contemporanei tradotti in inglese. Su. Aspetto. Toccherà dare più evidenza a questo bilinguismo – ma ancora non abbiamo chiaro come.

Sìssì lasò colla testa

E’ vero quello che ha scritto Marco, e che – miracolo! – al contrario di altre cose sue (eh eh eh) non è diventata obsoleta una settimana dopo la sua pubblicazione. Mi disturba ammetterlo ma è così:

«CoreIngrapho, come tante altre cose nell’esperienza di molti, sembra nascere da una chiacchierata superficiale tra amici: invece pone radici in un’esigenza consistente e condivisa. CHE NON È (già vi vedevo che facevate sìssì lasò colla testa) quella di creare web-comics con la stessa potenza sanguigna della narrativa naïf che trabocca dalla blogosfera. A questo scopo tanti si son già aperti un blog per i cazzi loro e, bene o male, risponde alla bisogna».


Calcinculo, Firenze 2003

L’esigenza che muove Coreingrapho non è quella di pubblicare fumetti. Chi se ne frega di pubblicare. A pubblicare, son buoni tutti. Addirittura oggi tutti possono far da soli. Ti apri un blog e pubblichi – appunto. Mica, artista come sei, avrai bisogno di qualcuno ti tenga la manina! Ti pubblichi come dici tu, con i tuoi tempi, le tue paturnie, il tuo pubblico così a te simile da sembrare te da un altro IP. Pubblicare – il vecchio pubblicare tematico o esordiente – fa così tanto secolo scorso che, alla parola, sembra di sentir il tloc sordo della posta pneumatica e il fruscio del dittafonista. Ma oggi, ad alzare gli occhi: laddove prima il privato era pubblico, oggi è pubblicato. E’ già pubblicato. Pubblicare e basta – pubblicare come lo si è inteso finora – non serve più.

Un calcinculo alla pubblicazione e spingi che si chiappa lo straccino

Eppure in un mondo dove tutti i fumettari pubblicano già e comunque sé stessi ci vuole un luogo d’incontro. Un posto dove tutti questi pubblicatori in solitaria possano andare quando escono di casa. Per rendersi conto che, toh!, ci sono anche altri pubblicatori solitari. Una cosa tipo:

  • Un parco giochi attrezzato per bambini.
  • Una casa di riposo per anziani.
  • Una festa di carnevale permanente, con tanto di maschera e anonimato
  • Un calcinculo che gira a chiappar inutile straccino (che soddisfazione però! e vale un altro giro!)
  • Un circolo con lap dance cui esibirsi soprattutto per far vedere come si fa bene la spaccata alle colleghe
  • Un centro di pub-rehab dove disintossicarsi. Dalla pubblicazione. Dal dover pubblicare le cose che piacciono ad altri.

Ci siamo capiti, essù.

La email è sempre la stessa (e le regole pure), è roba di fede, è inutile che troppo ci pensi: info@coreingrapho.com





post Il fumetto, porca miseria

di Antonio S.

gennaio 12th, 2009

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Mentre mi stavo apprestando a scrivere questa presentazione (alla maniera dei prefattori dei libri antologici di arte varia, ovvero per dare una cornice di pomposa serietà a qualcosa che non ne ha bisogno), mi è rotolato l’occhio su uno dei progetti web più spettacolari degli ultimi anni. No, non è questo. Non ancora almeno. Questo è appena nato e si chiama Coreingrapho, ed è una rivista di fumetti sul web e del web. Che nasce, alligna e muore nel digitale – piantandovi non solo radici e supporto, ma accogliendone fin nella linfa vitale formati e linguaggi autoctoni. (continua…)






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