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Tutti gli articoli di Antonio S.
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Scrive, consuma, crepa. Qui è una specie di editore farlocco che fa il bastian contrario per contratto e indole. Innamorato del fumetto da sempre (ma non sa disegnare nemmeno una linea storta) e del web da pure. Editor di Webgol.it (suo blog principale) e Spindoc.it.
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di Antonio S.
gennaio 10th, 2010
Update: una idea per il 2010, emersa dai commenti (cvd). Un Comicscamp, un barcamp tematico sul fumetto digitale, per incontrarsi e discutere. Primavera, più o meno. Ci lavoriamo un po’, e vediamo l’effetto che fa.
Ovvio che ho aspettato VOLUTAMENTE il nove gennaio senza scrivere prima e per mesi perché, a questo punto, meglio aspettare il nove gennaio, perché il nove gennaio appunto, che è oggi ancora per uno spicchio di tempo, epperò il nove gennaio di un anno fa, il nove gennaio 2009, Coreingrapho.com, il sito che prima del nove gennaio di un anno fa non esisteva se non nella mente di Marco e mia e in quella del buon Flaviano, proprio questo sito qui il nove gennaio di 365 giorni fa vedeva la luce retroilluminata dei pixel del web. Un anno fa. Apriamo la pagina dei nostri fumetti, delle nostre parole, dei commenti che sono universi in calce laggiù, delle storie che più son state come nostre e come fossero specchi di pensieri facciamo a noi stessi gli auguri di buon compleanno: che il compleanno è il nostro. Coreingrapho c’est muà e tuà. E’ stato così fin dall’inizio – con una intuizione che è scaturita non già da qualche formidabile e precisa volontà ma da una croccante pigrizia adagiata come tacchino sul letto di una fragile insalatesca fiducia nel genere umano. E vabbè: nel fumetto.

[Vigna makkoxiana per il primo genetliaco di Coreingrapho. Anche solo per spartire la colpa dei giochi di parole non riusciti]
I commenti peer review e i recinti verticali (e il core, certo)
Dico che è stato così fin dall’inizio (di tutti: nostro, nostro) perché così Coreingrapho nasce. Nel bene e nel male cercando di creare uno spazio meno “chiuso” (metto le virgolette) e più sperimentale di quelli che pur c’erano e ci sono nel panorama web italiano. Meno recintato. Nel bene e nel male cercando di dare pubblicante fiducia alla parte più nera del gregge sparpagliato di fumettari che bazzicavano il web e raramente uscivano fuori dal rassicurante pubblico dei propri circoli personali. Già nelle regole al buio che ci eravamo dati, nell’analisi di contesto da cui siamo partiti, c’era l’intuizione che ci volesse il buon esempio di una rivista non-rivista – come in tutti questi mesi abbiamo detto – in cui gettare il còre oltre il proprio ostacolo sotto forma di blog. Nel bene e nel male. Senza troppe pretese se non un “ahhhh” di soddisfazione, un rutto a fine pasto, un vaffanculo liberatorio, un bacio inaspettatamente ricambiato.
Mi è capitato di pensare recentemente a quali fossero gli ingredienti del piccolo miracolo – quasi costretto dal doverne parlare in pochi minuti in radio. E credo siano fondamentalmente tre, e li scrivo qui per conforto e condivisione, non suoneranno particolarmente nuovi a chi queste pagine frequenta – e anche perché certe volte è importante, le cose, ripetersele.
- Il primo ingrediente è il fumetto scrollante. E’ un formato che, come credo abbiano più volte dimostrato i 25 autori che hanno pubblicato quest’anno su Coreingrapho, risponde in maniera più elegante (non so perché mi è venuto questo termine ma credo sia quello giusto) a quella che è la modalità ormai standard – vincente vittoriosa – di fruizione dei contenuti online. Un formato verticale, che la vigna viene giù come gravo. Responsivo al dito a rotella, all’occhio che scivola in basso, al pensiero che spizza e implora una fine qualsiasi, laggiù – tra i pixel di Schroedinger che ancora devono esserci e chissà se ci saranno o meno. La tavola su carta è un punto fermo – una sospensione di tempo, un respiro trattenuto che aspetta la pagina che gira e che svela un mondo tutto intero, in una sola esplosione visiva. La tavola a scrolling verticale è un segno di interpunzione più fluido – è una respirata aerobica, una scivolata sul ghiaccio con le suole lisce e la nebbia e il sospiro di sollievo alla discesa che finisce: prospettive ardite, ibridi crossmediali con flash, spazi vuoti, discese negli abissi dei colori e esplosioni di strutture.
- Il secondo ingrediente sta dentro i commenti. Sta nella scientifica consapevole condivisa capacità di Coreingrapho di funzionare come una specie di arena dove i tuoi pari, con la massima onestà intellettuale (è un termine che odio, ma ci sta bene, benissimo), ti dicono quello che pensano della cosa che hai pubblicato. Un luogo in cui, se vogliamo, il meccanismo anonimo e invidioso della peer review accademica diventa schietto, sincero, reciproco e a viso aperto – quindi sempre più spesso catartico. In tanti anni di blog e di community online, non mi sono mai divertito così tanto come nei commenti di Coreingrapho – un misto tra una bettola di Fight Club, una balera di provincia con brillantine nei capelli, e un campetto dove Maradona-è-meglio-e-Pelè palleggia un’arancia come fosse Super Santos.
Lo scriveva bene Marco, in una delle poche volte in cui le cose che scrive soppravvivono a qualche mese di tempo (eh eh eh):
L’esigenza a cui mi riferisco è di un confronto maturo tra Autori in un’arena comune: sorridere mandandosi a cagare di spalle; rubarsi idee e modi; lasciarsi commenti incazzati perché quella trovata era mia e comunque già lo faceva Segar nel ‘38; prodursi in barocchismi grafici e verbali alla ora te lo faccio vedere io!, mandarsi nascostamente email complici in cui si afferma con equilibrio che solo io e te valiamo qualcosa e gli altri sono una massa di cazzoni scarsi. E ladri. In poche parole: crescere singolarmente e far crescere il web-comic in un laboratorio ricco di agonismo (pro)positivo, ché di club de “Siamo i Meglio e Facciamoci le Carezze” c’è ne sono anche troppi e causano la caduta delle palle.
- Poi c’è un terzo e ultimo ingrediente ed è il còre. Sono pronto a giurare e spergiurare che tutti quelli che hanno pubblicato in queste pagine l’hanno fatto perché, ad un certo punto, gli è venuto un ghigno di quelli belli e immotivati, che non hanno ragioni usuali (i soldi, la fama, ecc.: non sono articoli che trattiamo in queste pagine), un ghigno che dice sbruffone: “ora glielo faccio vedere io, a quelli lì, come si fa un fumetto”. Giocoforza, poi, uscivano fuori i cavalli di battaglia, i dèmoni ridicoli, le buffonerie dolci e tristi che sono sempre dolci e tristi e adorabili se sono vere – se raccontano di quella volta che volevi e invece no.

[Questa vigna recuperata dagli anfratti delle mie cartelle era online qualche giorno prima del fatidico sgravo - la nascita, la nascita ovviamente]
Esigenze, nude come bisogni primari: avere un nuovo gioco grazie al quale giocare insieme, senza troppe barriere all’ingresso (una delle critiche più diffuse, ovvero che non c’era controllo, o addirittura – orrore! – editing da parte nostra, e a parte ovviamente i consigli, è invece una delle cose di cui io vado più fiero: l’editing è sempre stato DOPO la pubblicazione, nei commenti, e non prima, nelle segrete stanze), e alimentare quel sano agonismo (perfetto il termine) che nasce solo quando il gioco piace a tutti, nessuno vuole portarsi via il pallone o spegnere i riflettori e alla fine ognuno ha una sua specialità attira-rispetto: che sia la punizione dal limite o il gol da calcio d’angolo di Massimino “O Rey” Palanca, che spesso per il resto della partita passeggiava tranquillo senza voglia di rincorrer la palla (oggi mi vengono solo esempi calcistici).
Giri di boa, e il traguardo che si vede laggiù
Spesso i compleanni sono come giri di boa. Servono a tenere il tempo. A capire se, considerate le condizioni atmosferiche e le madonne del vento e l’acido lattico dei prodieri, la tabella di marcia è ancora quella giusta per arrivare al traguardo in qualche modo.
Oggi, 9 gennaio 2010, la prima boa segna questo:
- 25 autori, che ci siamo incontrati mai per caso ed è stato sempre una piccola meraviglia
- 105 post, quasi uno ogni tre giorni
- 3700 commenti, che nemmeno faccio i conti
- Un numero imprecisato di pixel in altezza, intorno ai 630 mila (non sarà una cifrà così lontana dalla realtà, quella che otterremmo se qualcuno trova il modo di calcolarla esattamente).
Poi, per dire, non abbiamo mai visto i dati degli accessi, le pagine viste, i visitatori: mai fregato nulla, non so nemmeno se abbiamo mai messo un contatore di accessi (credo di sì ma non abbiamo mai sentito l’esigenza di controllarlo). Mai fregato della mera bruta quantità: nè credo mai nessuno ha chiesto o detto i nudi numeri, ché come noi se ne fregava.
Poi, per dire, c’è chi ha scritto che siamo (siamo non solo io o Marco o solo gli autori o solo i commentatori: siamo, noi, tutti – se leggi e sei arrivato fin qua lo sei anche tu) il più importante sito di fumetti in Italia. Spesso, nei commenti, le discussioni si sviluppavano intorno alla domanda non detta o sottotraccia se un fumetto fosse più o meno “Còre-style”, e ogni volta ne uscivamo con la convinzione che non ci fosse alcuno stile preciso – che tutto potesse esserlo o non esserlo, che tutto in fondo lo fosse comunque, perché stava qui. Perché stavamo qui.
A parlare, a fare, a scrivere, a leggere del fumetto che ci piace, che sarà.
Questa è la cosa importante. La cosa che proviamo a portarci appresso anche questo anno – in cui se ce la facciamo apriremo nuovi campi da gioco in cui giocare, poi, insieme.
Intanto, grazie.
[E io lo ammetto: ho finito di scrivere che è già il 10, gennaio. Ma è tutto calcolato, e l'ho fatto VOLUTAMENTE. E' un modo per pubblicare l'header di scuse del ritardo dello scorso anno, replicarlo quest'anno e avere modo di ringraziare personalmente Marco Dambrosio, cui va la maggior parte dei meriti di Coreingrapho, che ha fatto un lavoro spettacolare su tutto, con lo spirito giusto e dando il giusto esempio. Chi ha avuto a che fare con Coreingrapho sa cosa intendo. Lo scrivo qui solo perchè, anziano com'è, si sarà già abbioccato al secondo comma e se pure non s'è abbioccato di certo non si mette a leggere le didascalie, che considera di certo strumento del dimonio dell'editoria tradicionàl.]
di Antonio S.
ottobre 5th, 2009
Da un paio di anni (e dopo se non sbaglio una pausa lunga almeno altrettanto), è ripartita in grande stile la Blogfest: kermesse (sempre sognato di scriverlo) organizzata come al solito da Gianluca Neri di Macchianera, che si è appena conclusa nella ridente cittadina lacustre di Riva del Garda, dopo un mix di incontri, barcamp tematici, quel giusto cazzeggio che si confà ad una festa. Più i Macchianera Blog Awards, che premiano i blog in una ventina di categorie: da “Miglior blog” in assoluto a “Miglior blog andato a puttane”, per capirsi. Lo scorso anno mi era capitato la (a dire il vero piacevole) incombenza di dover salire sul palco a ritirare – per conto di terzi amici e assenti – due Macchianera Blog Awards: il premio per “Miglior post 2008″ (vinto da Diego Bianchi) e “Miglior blog a fumetti” (vinto da Marco Dambrosio, toh!).
LEGGI: l’articolo del Corriere.it con la lista delle categorie e di tutti i premi vinti

Il Macchianera Blog Award vinto da Coreingrapho (grazie a Susan per l’amorevole custodia)
Miglior grafica va ad un neonato (o quasi)
Beh, che c’entra Coreingrapho? Presto detto. Tra i blog candidati, nella categoria “Blog con miglior grafica”, insieme a signori blog, c’era appunto il nostro Coreingrapho. Lo so, avremmo potuto dirlo prima, così avreste potuto votare, ma così c’è anche più gusto, no?
Peraltro Core è ancora un neonato, dal punto di vista del web: non ha nemmeno compiuto un anno (sembra una vita, sembra molto di più, lo so), e per il primo compleanno proveremo a inventarci qualcosa e fare il punto di una avventura dal mio punto di vista spettacolare e inaspettata: finora più di 70 tra fumetti scrollanti, long stories, strip e il coinvolgimento di più di 20 straordinari autori che hanno provato a giocare con il lato narrativo e digitale del fumetto, con storie forti, spesso intime e personali, sempre con il piacere di sperimentare nuove soluzioni grafiche, giocando con i limiti e le potenzialità del fumetto ai tempi di internet (per esempio, appunto, con tavole che non ricalcano la pagina cartacea ma scrollano verso il basso allo scrollar di rotellina di mouse – lo dico per chi magari venisse qui incuriosito dal premio, per la prima volta).
La grafica, i grazie e i segnali deboli
Sono quindi contento del premio, che nel merito va per il 99,9% a Marco Dambrosio (prego un applauso, se vi alzate in piedi è la volta buona che si commuove). Marco ha pensato e disegnato la struttura grafica del sito: per esempio con le antiquate, ma forse per questo efficaci, ancorelle che tutto tengono in home (una proposta di sottotitolo alternativo, per molto tempo, è stato qualcosa del genere “La home page più pesante del mondo. Se vuoi pagine leggere vattene pure su Twitter“) (e poi, a dirla tutta, fosse stato per me, la grafica del sito sarebbe cambiata almeno 10 volte) (e temo che questo premio darà ancora meno forza alle mie smanie di rinnovamento).
Sono quindi contento del premio e lo leggo (un po’ forzando, come sono tutte le letture dei segni più o meno deboli che ci trapassano la vita e il cor) anche come un segno della bontà del progetto complessivo: e in questo senso va a tutti quelli che hanno avuto voglia di partecipare in questi mesi con fumetti, testi, sceneggiature, commenti, pacche sulle spalle, consigli e critiche (non so nemmeno quante migliaia di commenti abbiamo nel database). E ovviamente a chi ha avuto il buon cuore di votare. Il mio (il nostro) grazie va a loro. :)
di Antonio S.
agosto 8th, 2009
(Che vuoi che sia, il tempo che passa. Qualche mese, pfui. Una particola di pelle esfoliata dal corpo massiccio della Storia). (Peraltro proprio oggi, in attesa ai bordi di una strada polverosa dominata da un branco di cani bicolore, proprio oggi, dicevo, ho scoperto che continuamente esfoliamo, se così si dice – che perdiamo nolenti pezzi di pelle, bit di derma che scivolano giù in file ordinate come i codici di Matrix, ondeggiando solo un po’ per il vento caldo al contrario di quelli. Ho scoperto proprio oggi insomma che produciamo una pioggia soffiona di pelle umana che ovunque s’interstizia: negli angoli più impervi della casa, nelle cose suppellette, nel nero sprofondo dei tappeti vucumprà). (L’immagine della pioggia non è mia, a dire il vero, ma di un venditore di aspiratore tipo-Folletto “ma meglio di Folletto signò” durante una appassionata presentazione – così mi dicevano ai bordi di quella strada). (Ah, costava quattromila e seicento euro, l’aspiratore-meglio-di-folletto, la particolarità è che ti toglie da casa pure l’ombra dell’esfoliazione. Te la *deumanizza*, la casa, questo aspiratore. Se la vedi così, la questione, il prezzo ci sta).

Due mari/tempi. Tirrenia 2004 e le ombre che c’erano, e il Maestro nella sua terra natia.
Core è vivo, anche se respira a fatica per il caldo. Una non-rivista che esfolia mentre respira, mentre fa altro, mentre viaggia o si riposa. Esfolia senza pagine sfogliare, ancora abbarbicato tenacemente ad una idea digitale di fumetto. Esfolia scrollante, come le storie che scendono giù – alcuni dritti e sparati come gravi leggeri nel vuoto pneumatico, altri planando con ali aperte, timorosi di toccar terra e fodersi nell’indistinto terroso che a terra c’è. Core spela, scoria di storie, particola d’idee – quello che avanza quando raschi la pelle, se cerchi il sangue che scorre di sotto, quel sangue pompato dal centro alle periferie. Quello che avanza e che serve se devi cambiare identità, essere chi non sei o chi sei veramente, per andar lassù come in “Gattaca”. Un giorno scopriranno che anche il cervello esfolia, si deneurona microscopico mentre rovella, scende giù come pioggia finissima il pensiero – e noi sarem laggiù con bacinella.
Rimetti tutto a posto
Devo riepilogare, ogni ennesimo inizio dev’essere con tavola linda. E’ una fissazione lo so. Mi sono convinto che le cose tirino fuori la capoccella solo se vedono un territorio vergine dentro cui allignare da padroni assoluti. Se non è coatta (nei due sensi del termine) è un pendolo la vita: che oscilla tra incasinamento e anacastìa – quest’ultima è l’ossessione per la pulizia e l’ordine da cui far nascere il fiore del disordine fino alle sue estreme conseguenze di necessità anacastica e così via – in una sorta di circolo vizioso e insieme virtuoso, di moto perpetuo.
In questi mesi c’è stata la buona idea di Manlio, il viaggio tripartito, malmostoso come il grecale, all’ingiù, all’indietro di Giovanni Ballati, c’è stato il sudore maestrino e calciante (con la risposta di Cotus e Leon), quindi la resa più o meno incondizionata e l’horror vacui finale di Flaviano: una specie di metaracconto che è passato sopra i fumetti come elicottero sbilenco. Poi c’è stata la prima parte partigiana di Escorial e Rael, il pappagallo di Estebans (che arriverà per sottrazione a disegnare un foglio bianco e ricevere applausi surreal-scroscianti), e i mondi migliori e claustrofobici di Ned. La definita infinita (non-finita?) foto ricordo di Makkok che troppe ne tiene a zio insieme ad un dio onomatopeico e terribile, che non vuole non vuole uscire da lì da dentro da lì e ad una voluta voluta di fumo fumettaro, con una serie di riferimenti e rimandi che rimanda all’anacastia di cui sopra (da leggere in parte al posto di questa lunghissima lista). Poi ci sono stati i nostri miglior amici, altro che e oltre Facebook, Barbara e Luca di Emanuelesi e Rael. La morte moleskina e che si mangia di Laura Scarpa, l’acqua scura e callosa di Lobo, e il destino corvaccio delle new entry Fontana e Santucci. C’è infine chi c’ha l’appartamento, come emanuelesi e smeriglia e chi è senza casa, homeless, come Luis Escorial. Molte di queste storie sono anche in inglisc, coma al solito: si possono ritrovare con il tag apposito.
Dopo l’estate
A settembre, il vero inizio dell’anno, alcune novità (forse). Intanto, buona fine d’agosto – qualsiasi cosa stiate facendo.
Inutilissimo
Se poi sei uno che disegnare sa e vuole giocare con noi, lascia perdere ordine e disordine, è roba di fede, sempre inutilissimo che troppo ci pensi: info@coreingrapho.com
LEGGI: tutti gli altri insight, per vedere l’evoluzione coreographica
di Antonio S.
aprile 30th, 2009
E’ una rivista, la nostra, che, nonostante il tempo che passa, non rinuncia ad usare sempre lo stesso attacco definitorio: “è una rivista che”. Che definisce e insieme afferma il suo contrario e spariglia: non è una rivista, e scemo chi legge e ci crede. E’ (sempre più è) una rivista-miraggio, sfocata nei fumi terragni del sole sull’asfalto cittadino, sulla terra arsa che ancora non c’è, sui fumetti che volano incomprensibili o scendono negli abissi dei sogni. E’ una rivista che non è come tu-mi-vuoi: customizzabile come ormai qualsiasi utilitaria, come sul web sempre più si pretende tutto sia – a propria immagine (rifatta) e somiglianza (photoshoppata).
E’ una rivista resistente – ma non nelle forme cadenti di ritorni evitabili e senza senso, tenuti in piedi solo dallo sputo dell’affetto che fu (sì sto parlando di Frigidaire, ridotto a 4 pagine poverelle allegate a Liberazione). E’ una rivista che prova a mitridatizzarsi alle stronzate altrui provando a produrne di più eclatanti, formidabili, inverosimili. Di tutto e su tutto, senza limiti di trama o stitichezze di tratto, giochi di moda o strizzate d’occhio. A patto che – come al solito – ci sia un nucleo sorridente, un led luminoso che lampeggia sotto le macerie vestite a nuovo del solito-fumetto-fighetto. E’ una rivista che ancora è come la mente umana: sfruttata per un infinitesimo, che molto è ciò che pulsa non visto e (non ancora) disegnato.

Thinking of you. Spalla televisiva clonata + ristorante perugino, 2009
Nuovo coreographo: Ned
Mi scrive Mak tutto preoccupato, che stava tanto bene e sereno ora che non scrivevo da un mese: «Va a ruota libera fottendotene anche di riepilogare (per forza) e tirar le fila. Davvero lasciati andare: vagola e svongola». Lasciati andare, mi dice. Vagola e svongola – manco fossi una spaghettata. L’unica cosa che capisco è che non devo riepilogare o tirar le fila: e magicamente mi vien voglia di riepilogare anche le fila del vicino di casa. Ed ecco, quindi.
In un mese dall’ultimo insight abbiamo avuto 16 (sedici) tavole di 9 (nove) autori diversi, per un totale di 67.000 (sessantasettemila) pixel in altezza e 3.599.890.000 (tre miliardi e spicci) di pixel disegnati, e circa 800 commenti sparsi. Alcuni numeri sono inventati, ma voglio proprio vedere come mi smentite. Tra queste riepiloganti fila, anche un debutto, che qui traccio a futura memoria o scorno e come di prammatica: Ned, che ha una matita che può esse piuma e può esse fero, e che si è preso in carica una vera e propria strip, che sta crescendo di vigna in vigna – dottor X permettendo (leggi tutte le tavole di Un mondo migliore).
Il contest fumettaro
Il mese scorso abbiamo anche sperimentato con successo un contest sorridente (il termine contest non ci piace: ma il sorridente accanto dovrebbe ammorbidirne l’eventuale residua nuance competitiva): quello delle ciabatte. Venuto fuori con naturalezza bimba, quando dal semplice stare insieme spuntava la proposta di un gioco, e per un po’ tutto ferveva di preparativi ed esibizioni. Tutto nato dalla splendida storia di Laura Scarpa intitolata “Parlerò delle mie ciabatte” – e a sua volta stuzzicata da una provocazione scozzariana e svongolante (c’è tutto scritto nella presentazione della tavola). Stimolato dall’esibizione tana-per-tutti, Flaviano – che di suo, si sa, è sborone assai – si mette di buzzo buono e sforna una storia scrollona che parla dello stesso argomento: di scarpe, e affini accessori plantari. Una storia di quelle che provocano subitanea invidia a Marco, il quale, nutrito dall’invidia di cotanti frizzi, disegna a sua volta la storia dei suoi calzi che tanti “balduccini” sparsi nel mondo commosse che addirittura emanuelesi e rael chattarono intercontinentali per scriver di stivali e mignotte con la fiat che Lobo tra le lacrime produsse la storia sua saltellante – che al mercato la mamma comprò. Tutta questa fiera a fumetti, questo gioco sorridente, la ritrovate con il tag CIABATTE.
Stiamo pensando di farne un’altro, di contest – estendendola anche ad altri fumettari in giro per il web.
Proposte di tema nei commenti!
(più è scema più ha chance di essere scelta, temo)
Inutilissimo
Se poi sei uno che a palla avvelenata e sorridente ci sa già giocare la mail è sempre la stessa, ed è – altro che ciabatte! – roba di fede, sempre inutilissimo che troppo ci pensi: info@coreingrapho.com
LEGGI: tutti gli altri insight, per vedere l’evoluzione coreographica
di Antonio S.
marzo 25th, 2009
E’ una rivista che non ha tempo, la nostra: che certe volte corre veloce. Che divora la pianura, come una locomotiva quasi-cosa-viva. Che, come tutto ciò che va veloce, richiede spazio (pensa alle autostrade). Che, come tutto ciò che richiede spazio, pretende continuo controllo e divora attenzione come la locomotiva la pianura – e si chiude il cerchio. E’ una rivista, la nostra, però, poi, per sommo paradosso, che, proprio perché non ha tempo, certe volte se la prende comoda, ed è sommamente oziosa – nei mille significati di questa dolcissima parola. Che protegge la lentezza come un dono raro di chi legge. Che sa che certe storie si capiscono davvero solo se gli dedichi un po’ di quell’attenzione divorata. Che costretta a scegliere tra «una dimensione temporale iperattiva, stracolma e accelerata e una invece tranquilla, cumulativa e organica*» sceglie di fare prima una e poi l’altra. A turno.

Makkox danzante. Il Maestro alla luce artificiale + festa danzante a Gressoney, 2008
Nuovi coreographi: Cius più quattro tavole nuove
La scorsa settimana è stato il turno di una accelerata, una frullata di autori, una macedonia di stili, un florilegio di tavole diverse. Innanzitutto il momento di un nuovo compagno di viaggio: Cius, che abbandona le sue strip colorate dentro per una storia infelice (nel senso del tema) e sottile e spelacchiato, un bianco e nero vaporoso come i pensieri non detti. Coreingrapho nasce anche (se non soprattutto) per stuzzicare corde nascoste, brividi mai prima solleticati. Storie mai scritte prima. Storie come Hero, la seconda di Luis Escorial, una storia di supereroi rivoltata come un calzino. Storie come quella di Mattia, la terza della serie “BFOM (Best Friend Of Mine)”, di Emanuele Simonelli e Barbara Delfino, in cui si parla di treni e di donne e di chat, e di una storia che si costruisce – ed è d’amore e di scrittura. Storie come Illuminazioni di Manlio, fin dentro le viscere degli istinti e dei propri talenti, che spesso si vedono in controluce come tracce di matita non cancellata e come il capolavoro sinestetico di Estebans, La Solitudine Olfattiva del Cambusiere, dove, nell’assoluta mancanza di testo, realtà e fantasia si danno il cambio attraverso l’odore – vero attore nascosto, convitato di pietra e matita della storia. E infine come la storia di Laura Scarpa, che nomen omen, stuzzicata da Makkox su un tema impossibile, si esibisce in un ennesimo magistrale passo di danza coi pennelli, la storia delle sue ciabatte dentro una Venezia che ha la grana dei ricordi, è umida e pungente come i baci dati pensando altrove.
La bellezza cui tutto converge, dimentica del passato
Se c’è una cosa che mi piace molto, dei commenti su Coreingrapho, è che, più o meno ad ogni nuovo fumetto, c’è qualcuno che scrive: “è la cosa più bella che ho letto finora”. Mi piace perché lo penso spesso anche io: la bellezza non ha memoria, si nutre di un eterno presente – in cui nel bello innamorato tutto converge, senza tempo e spazio per nient’altro. Nient’altro.
Thread e commenti
I commenti. Ne scriviamo spesso. I commenti sono il punto forte di Coreingrapho – dopo le tavole ovviamente. Sono vasche di piranha per benefici dissanguamenti d’ego autoriale, palestra di allenamento retorico e analisi a posteriori, tavola rotonda per confronti, puntigli, dettagli – ché chi legge vede sempre cose diverse.
Abbiamo provato a sperimentare una piccola innovazione, proprio nei commenti.
E’ un marchingegno che scompagina i commenti standard cui siamo ormai abituati (lineari, precisi, in ordinata anglosassone fila). Permettendo di rispondere ad ogni singolo commento – come in un forum. Un piccolo ritorno al passato. O meglio: una “rimediazione” di due tecnologie di conversazione. Soprattutto in considerazione del fatto che la lista ordinata, dopo un certo numero di commenti, non gestisce più al meglio quelle conversazioni accessorie o complementari che sviluppano discussioni più o meno off topic rispetto al fumetto lì sopra. Conversazioni che sono difficili da seguire per chi ci entra in ritardo (magari quando ci sono già 140 commenti). Ma sono difficili anche da alimentare, che infatti chi vi partecipa è costretto ad usare escamotage tipo @ciccio oppure @commento23.
E’ una prova, vediamo se questo sistema organizza meglio questo doppio flusso: quello on topic e quello off topic, entrambi sotto lo stesso ombrello del fertile fumetto. Si provano piccole innovazioni, e, come al solito, se non funziona, si toglie.
Tempo
Se poi sei uno che ha una qualche idea di che voglia dire fumetto la mail è sempre la stessa, ed è – altro che tempo che manca! – roba di fede, sempre inutilissimo che troppo ci pensi: info@coreingrapho.com
*Thomas Hylland Eriksen, Tempo tiranno, Elèuthera, 2003
di Antonio S.
marzo 16th, 2009
E’ una rivista molto fuzzy, la nostra: lanuginosa, polisemica, chiaroscura. Che non ha in tasca una verità dicotomica, bivalente: bianco o nero, testa o croce, tutto o niente. Sappiamo bene che le cose cambiano. Che tutto è una questione di misura. Che quasi tutte le verità sono grigie, parziali, funzionali, sfumate.
«Tutt’intorno a noi le cose mutano la loro identità. Gli atomi che costituiscono l’universo turbinano e collidono e continuano a turbinare e a collidere. [...] Le cose trapassano fluidamente in cose che sono non-cose rispetto a prima. Gli atomi delle punte delle nostre dita si avvolgono agli atomi dell’aria. Ci sono atomi di dita e atomi di non-dita; ma ci sono anche atomi intermedi, vale a dire atomi che appartengono in certa misura sia alle dita che all’aria e allo stesso tempo né alle une né alle altre. Una rosa è una rosa che è una non-rosa quando le molecole cambiano. [...] Su tutte queste cose possiamo anche apporre etichette precise, bianche o nere. Ma le etichette si tramutano da accurate in imprecise a mano a mano che le cose cambiano*».
Che c’è sempre uno spettro infinito di possibilità nelle scelte di còre – invece che solo due. E che alla richiesta di rispondere solo sì o no, l’unica risposta veramente saggia è fanculo.

Rosso-rabbia velocissimo. Taxi a New York + Compleanno a Pontassieve, 2008
Nuovi coreographi: Laura Scarpa e Estebans
La scorsa settimana è stato il momento di due nuovi compagni di viaggio, che portano a 13 il numero totale dei coreographi che ci hanno finora raggiunto in questa impresa (tra disegnatori e scribacchini). La prima è Laura Scarpa, un fuoriclasse del fumetto davanti e dietro il foglio bianco che non credo abbia bisogno di presentazioni. E che dopo il seguitissimo tumblr Caffe a Colazione ha “esordito” su web con un compito ingrapho che arriva dentro le viscere con la violenza gentile dei pensieri bombi e svolazzi, quelli intimi profondissimi e insieme così sinceri da riuscire a volare a dispetto di ogni legge della narrativa. Una prova superba, che ha reso istantaneamente carta straccia molte tavole in produzione di altri artisti – (cor)rosi dall’ammirazione. E poi c’è stato Estebans, che ha approfittato a man bassa della dispensa esordienti con una storiella giocosa di bar – e che un bel dibattito ha scatenato nei suoi e in altrui commenti.
Ha completato la settimana la seconda puntata di BFOM (Best Friend Of Mine), la serie multisemantica di Emanuele Simonelli e Barbara Delfino che costringe chi legge a mille pensamenti e ripensamenti, a intorcinarsi nelle spiegazioni come budella. E la prima parte di una storia ad episodi di Cotus e Leon, già alla loro terza apparizione su Coreingrapho.
Comunità in terraformazione
A proposito di momenti. C’è sempre un momento, nell’evoluzione di una comunità online, in cui la luna di miele dell’inizio implode in un piccolo grande scazzo. Questioni di parole dette o non dette, capite o non capite, di ironia espressa alla cazzo di cane, di un patto comunicativo magari poco chiaro all’origine, di nervi tesi e scoperti – spesso di pretesti della tipologia tavolette-non-alzate e tubetto-di-dentifricio-spremuto-dal-centro. Esso (il momento dello scazzo) è inevitabile – tocca farsene una ragione. Esso (il momento dello scazzo) è anche il segnale positivo di una comunità viva e in movimento. Di una comunità in terraformazione che si assesta – che attrae persone che non hanno pensieri omologati, che non provengono da una sola coerentissima cricca. E che all’inizio si guarda in diffidente cagnesco. Ecco perché al primo piatto lanciato ho stappato lo champagne, e al di là dei dettagli che non conosco – perché esso (sempre il primo scazzo) serve a chiarirsi meglio, a tarare meglio le regole della reciproca convivenza, a conoscersi. A conoscere come funzionano le cose.
- C’è che il senso primigenio, e le regolette conseguenti sempre quelle sono: la voglia insieme di far rivista, palestra, laboratorio. La voglia – non un dettagliatissimo piano quinquennale: ergo non esenti da inciampi ed errori.
- C’è un “bonus esordio” che abbiamo introdotto, che una tantum concede agli autori che inaugurano la loro partecipazione a Coreingrapho di farla come vogliono, anche fuori dal vasetto – tanto poi c’è il confronto dentro i commenti. E che qualcuno si è giocato.
- C’è una categoria lanuginosa che abbiamo introdotto strada facendo, e che ha raccolto finora gli interventi meno “narrativi”.
- C’è che ci sono stati dei “no” che abbiamo detto, anche se ovviamente non tutti si “vedono” online.
- C’è che ci sono molteplici segnali di una attenzione crescente verso Coreingrapho, ma che Coreingrapho non è in vendita (questo giusto per esser chiari).
- C’è che Coreingrapho ha senso se tocca mille corde, se non si fossilizza in un’estetica o un linguaggio o una narrativa univoca, scientifica e precisissima: se esplora tutti le esplose possibilità del fumetto online, se ispira l’apertura al bello che non ci somiglia.
- C’è che Coreingrapho funziona appunto se a turno ognuno dice: questa tavola qui fa schifo, questa qui accanto invece sì che è un capolavoro. E ogni volta le tavole son diverse, e diverse sono le persone che dicono questa o quella cosa – in tutte le possibili gradazioni.
- C’è infine, buon ultimo, che il còre che c’è dentro un qualsiasi fumetto pubblicato qui lo decidiamo noi prima – e voi dopo; ché non c’è niente di peggio che vivere con il còre altrui – o con i commenti chiusi.
Ipnosi
Se poi sei uno che ha una qualche idea di che voglia dire fumetto la mail è sempre la stessa, ed è – altro che scazzo! – roba di fede, sempre inutilissimo che troppo ci pensi: info@coreingrapho.com
*Bart Kosko, Il fuzzy-pensiero, Baldini & Castoldi, 1995
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