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Cazzo.
Il Biani, sempre una spanna sopra.
Lo dico da sincero(?) ignorante quale sono: certe volte per me quella spanna è pure troppo.
Stavolta, no.
Applausi.
(poi graficamente mi piace moltissimo. è di un’eleganza e al contempo di una naiveté – si scrive così? – imbarazzanti. imbarazzanti nel senso buono, intendo.)
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la spanna c’è per come rischia, dico io.
stavolta quella dida in fondo alla vigna è stato uno scaletto che m’ha aiutato a comprendere, l’ho apprezzato. parlo per me.
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bello, bravo. anzi mo quasi quasi l’offendo così facciamo 100 commenti…
il passaggio al digitale è stato un saltone comunque e continua a migliorare.
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Non facile e non immediato, vien da leggerlo e rileggerlo finché entra sottopelle.
Bellissimo.
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Rischio? Boh. Dicevo stavolta è proprio “roba presa di petto” mio. Attendo martellate in capa.
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Sincera, questo mi piace.
Ammetto che senza la dida in fondo avrei faticato a coglierla, ma con essa tutto torna.
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biani rischia.
questo mi piace.
se ne sbatte -credo- del rischio “see, ha buttato giù la poesiola”.
biani si stura un orecchio (che così visualizzo la colata di immagini e parole di quest’ultima opera) e lascia scender giù pensieri e figure.
il pasolini del finale di mamma roma (col suo agghiacciante borgataro in mutande e canottiera a salmodiare allucinato su un tavolaccio di contenzione, in un tagliente b/n) e il picasso di guernica si sono dati appuntamento su questo nastro di carta moschicida in forma di scroll.
biani rischia, l’ho detto?
E.
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appendemmo alle fronde del salice le nostre coscienze, in attesa del primo che avrebbe dato il via alla carneficina.
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Mauro Biani Risposta:
marzo 1st, 2010 alle 02:27
Sì Rael, o -attendendo che qualcuno facesse il lavoro sporco per noi-.
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è vero, non è immediata… ma cavolo quant’è bella…
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