(il mattino ha l’oro in bocca): Mattarello

Certe cose son così essenziali che premettere un’introduzione le sporca, ma non me la risparmio comunque. Tranquilli ché la mia sarà una nota tecnica e non critica.
Questo racconto grafico che inaugura la nuova serie “Il mattino ha l’oro in bocca” di Ema e Rael (ormai coppia collaudata e fertile) frantuma un mio pregiudizio: l’utilizzo di flash nel webcomic.
Ho lavorato con flash quando era agli albori e collaborai a lungo in rete (parliamo di quasi 10 anni fa!) con altri ragazzi che lo immaginavano come strumento evolutivo per il fumetto nei nuovi media. Sbattemmo la testa. Si andava sempre verso l’animazione. Probabilmente sceglievamo tutti la strada sbagliata, l’utilizzo sbagliato.
Me l’ha dimostrato qui Emanuelesi con un minimo, misurato, appena percettibile tocco di gran stile.
[Makkox]



Info su Emanuelesi e Rael

Emanuele Simonelli lives in New York. Appreciate student of Pataphysics, he collects the meanings that people figure out from his pictures. Every person a different meaning...people are brilliant. www.emanuelesi.com - Barbara Delfino lives near Turin, Italy. She writes and reads. Not less, not more. She loves lolcats’ pics and red bull. www.rael-is-real.org
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29 risposte a (il mattino ha l’oro in bocca): Mattarello

  1. Harlock scrive:

    Ho la pelle d’oca, ero incollato al monitor.
    Bravissimi, parte grafica e testo praticamente in-scin-di-bi-li, uno meglio dell’altro.
    Sulla moka che si muove ho avuto il primo sussulto, è stato il primo di molti.
    Chapeau.

  2. Manuhalo scrive:

    Applausi.

  3. skiribilla scrive:

    Questi due non fanno sconti, non sono piacioni, non furbeggiano.
    Emanuele e Bà, complimenti. Riuscite sempre a raggiungere vette belle alte e inesplorate.

    (meno male che non ho letto subito il pezzo iniziale di Mak sennò mi rovinavo la sorpresa)

  4. elia_pippi scrive:

    La moka è geniale (anche se io non sono stata saggia come Skiri e attendevo la sorpresa), ma per il resto i disegni interrompevano, infastidendo, la fluidità del racconto.
    Non sono un’entità unica, bensì un racconto (che mi è piaciuto molto, anche se contemporaneamente mi ha un po’ spaventato) e delle illustrazioni, a mio parere, superflue.

  5. skiribilla scrive:

    Ecco, forte vedere le differenze.
    Elia, ti sei spaventata, dici. Io invece, per merito di testo e disegni insieme, ho provato un fastidio+disgusto+disagio enormi. E pena.
    Insomma, indifferenza zero.

  6. nikink scrive:

    riletto un paio di volte e riguardato solo per valutare l’impatto grafico: i disegni danno corpo (letteralmente) alle immagini suscitate dal testo, non potevano essere più aderenti; la doppia opacità, le trasparenze, sono perfette nell’economia narrativa, sottolineano tanto gli stacchi dell’interrogatorio che la confusione del protagonista, mentre vaga tra ricordi d’orrore e minuzie quotidiane senza soluzione di continuità; qualche cesura, invece, la vedo in un paio dei tagli netti orizzontali e in qualche bianco di troppo, che contrasta con aree in cui il testo è molto denso, ma appunto possono essere scelte volute per dar ritmo

  7. rob scrive:

    L’ho visto, e letto d’un fiato, ad alta voce come sempre. E’ un racconto grafico che mi è piaciuto molto. Fa della sua forza la scrittura, con il suo stile diretto e chiaro, e i disegni, che parlano non meno delle parole. Fa sentire sporchi, il che è un pregio vista l’indifferenza verso tutto, ormai comune, dell’essere umano. La cosa che mi ha colpito di più, tuttavia, è la prospettiva dell’amore. Sentimento magnifico, ma che presenta lacune che non tutti riescono a capire o anche solo vedere.

    Complimenti.

  8. Bellissimo il racconto, che ti fa sentire uno stronzo quando hai giudicato il tizio come assassino e poi scopri che e’ solo un uomo sfortunato nella vita come nella morte altrui, e interessanti anche le riflessioni di Mak sull’”epoca flash” degli artisti, ormai una corrente storica del passato come l’impressionismo, ma sempre pronta a nuovi revival :-)

  9. Barabba Marlin scrive:

    Io alla moka per un microsecondo ho pensato che fosse l’effetto delle due peroni anzitempo scolate

  10. m@nu scrive:

    Il racconto reggerebbe anche da solo, ma la bravura di Emanuele è proprio nel non compiacersi della sua bravura ed essere perfettamente funzionale alla narrazione, ci fa sentire il puzzo di sudore e di merda.
    La moka che si muove invece non mi ha entusiasmato, non mi pare necessaria e anzi mi disturba un po’ distogliendomi dalla drammaticità della storia, proprio per trovare il pelo nell’uovo (e per contraddire Mak:)
    manu

  11. makkox scrive:

    penso (dico a te manu) che la moca col suo rokkerrolle generi una pausa di stupore che sia funzionale al flusso narrativo. posizionato altrove, un effetto così, avrebbe crepato il cristallo, sì.
    ma son punti di vista, t’offro il mio.
    (‘mbecille che non sei altro ;)

  12. rael scrive:

    grazie Elia.
    come ha anticipato MAk, è un racconto illustrato. un po’ mi spiace t’abbia spaventato. :)

  13. rael scrive:

    ecco. pensavo: guardo spesso le crime fiction. la mia preferita è -era- ncis.
    e m’ha sempre fatto un po’ ridere a vedere in quei telefilm che la luce del tavolo delle autopsie diritta sul bacino, a offuscare certe parti del corpo.
    e poi, invece, la sera ti ritrovi colonscopie in diretta a contorno di quiz in tv.
    ecco. mi son chiesta: ma in realtà com’è?
    non che non lo sappia, anzi. purtroppo.
    le sensazioni che dici son quelle che provavo io. però spero solo una cosa: che lei abbia dignità, anche nella morte. e un po’ d’affetto.

  14. rael scrive:

    grazie a tutti.
    ehhhhe, Manu: rocchherrolle. :D

  15. rael scrive:

    Barà, questa delle peroni è una citazione makkoxiana!
    i peroncini!

  16. laura scrive:

    a me la moka ha infastidito, anche se c’era dell’assai giusto come tempi di lettura allungata, quel meccanismo mi ha distratta. Il racconto mi piace e anche i disegni, ma trovo disomegenea certa distribuzione, a un certo punto appunto, il testo è testo e basta e il disegno non evoca, illustra la parola (mattarello)… mentre l’inizio è molto più fluido, mi pare… ci voleva qualche spreco in più, come direbbe mak… usare lo spazio. Di solito lo fate egregiamente :)

  17. Bluezy scrive:

    La moka sta diventando un marchio dei coreingraphi, è già la terza volta che compare…

    In questa storia dove la normalità/quotidianità stessa di un oggetto, il mattarello, stravolge un menage normale/quotidiano tra sopportazione e affetto, la moka è proprio il momento della normalità del rito che si ripete quasi per non credere a ciò che è appena avvenuto, quasi che incantarsi ad aspettare il caffè ricreando un rito quotidiano, possa riallineare lo stato delle cose, insomma se sto qui a guardare il caffè come ogni giorno non può essere successo qualcosa di brutto, no?…

    E questo ritardare il tempo, è lo stesso di tutta la storia che per non accettare, rimanda, in un parallelo riuscitissimo.

    E poi gestire il tempo in un modo diverso in una striscia lo trovo proprio interessante, non si può essere sempre duri e puri dai, soprattutto quando la mano è lieve.

  18. Estebans scrive:

    quello viene sempre qui a rompere il cazzo coi suoi riferimenti e rimandi. ecchepalle este, ok, mica tutto è un rimando però.

    certo che no, ma sotto lo smalto del riferimento si snocciola e trasluce l’esperienza comune, il frammento cult, quel ritaglio virtuale che metti da parte per comunicarlo a chi vuoi bene, all’amore appena nato o all’amica di vecchia data.

    e allora nel nettissimo bianco e nero di emanuelesi, -ancora rimandi? sì, la bellezza dell’inchiostro sommergente di un vecchio munoz, che ci regalò forse la lucida verità della prima pisciata mattutina fumettata- c’è quasi la radiografia xilografica di un’ossessione esplosa, di una liberazione umana e olfattiva, di una Pietà necrofila.

    grazie rael per quel tuo stare a margine delle vignette -che lo so che sei lì- entomologa e gelida reporter- a prendere appunti per noi.

    la lingua metallica della forbice che trapana e fa buchi sulla cintura, le radici odiose del misticismo matriarcale di quel crocefisso spompinato, polaroid del disfacimento microborghese.

    non ti perdono l’aver giocato con le mie narici, violentandole a sangue con quel passaggio brusco e ruffiano tra i vapori del risotto, gli afrori delle pieghe di un cadavere tumescente, e il consolante rilassante profumo del caffè.

    lo sgambetto bastardo è stato lì, nel riconoscibilissimo profumo di quel maledetto caffè.

    e del rumore invisibile.

    schhrscschhhhhhhhhhhhh.

    nello spurgare caffè fuori dal beccuccio c’è l’anima malata di un rapporto che si sgonfia, come un’anima che sfiata fuori dalle labbra di quella morta.

    il Bianca morettiano, l’interrogatorio interrato, è solo un pallido dietro le quinte.

    Este.

    x manu:
    e poi quel gioco in flash è come un cuore che riprende e pompare.

  19. Lobo scrive:

    Cazzo. Siete due mostri. Di bravura.

  20. Giovanni scrive:

    Mi pongo il dubbio se essere onesto o no e decido che lo sarò.
    Trovo che non sia la cosa migliore che abbiate fatto da quando ho il piacere di leggervi (piacere sincero!).
    Ommeglio, la storia è fatta e disegnata bene ma è un compitino atto alla provocazione.
    Non capisco questa necessità, secondo me fine a se stessa, di stupire, di impressionare, di giocare a “chi la dice più grossa”….
    Forse è un mio problema, quindi vedete voi se dar peso o no a questo mio commento.
    (Credo che su Core si debba dire ciò che si sente, non soltanto disegnarlo)
    Non mi piace molto la cosa della moka che trovo un po’ troppo disneyana e che stride con l’atmosfera Psicoblack (comunque costruita bene) della storia.

  21. rael scrive:

    è un racconto illustrato, laurè :)

  22. rael scrive:

    ebbravo che hai beccato Bianca.
    (per il resto: la seconda che hai detto)

    (ridacchio, Este, non t’arrabbiare)

  23. rael scrive:

    e fai bene ad essere onesto e ti ringrazio.
    parto con la difesa: nessun compitino né provocazione, solo un raccontino noir (almeno nelle intenzioni) con cui tentare di esplorare oltre l’educazione dei film e l’immaginarsi il dopo morte. la base del testo era molto molto più pesante e mi son accorta che c’era pochissima gentilezza verso lei -o il suo corpo. al che ho voluto girare sui sapori e gli odori: tatto e olfatto. se ci sia riuscita non sta, ovviamente, a me dirlo e per i disegni credo, invece, che emanuele abbia fatto un ottimo lavoro, specie sapendo sia il dietro le quinte sia sapendo la ricerca grafica che sta sperimentando.
    la moka non è un effetto speciale, ma è stata voluta proprio in funzione del racconto (estebans, qua sopra, lo ha spiegato molto meglio e io non riuscirei a dirlo come lui senza essere troppo di parte).
    però la difesa dei disegni spetta a Emanuelesi :)

    grazie comunque per l’onestà e l’impegno a guardare oltre che vedere, sia tuo che di tutti gli altri. questo è un progetto, appunto, che desidera essere noir, senza autobiografie o messaggi subliminali. un noir e bon.

  24. Leon scrive:

    a me è piaciuto per diversi motivi. Il racconto è davvero intrigante, tanto che potrebbe essere valido anche senza disegni. Fluido, in grado di attivare a chi legge i sensi di chi interpreta (molti sentono puzza, merda, morte, dolciastro ecc, me compreso). Mi piace Emanuelesi (questa non è una novità) perchè adatta il suo stile a ciò che narra e non viceversa. Questa cosa per me è strabiliante, forse perchè sono abituato a fare cose con un sottosviluppato che altro non sa fare, se non copiare (male) Mignola. Tu gli dici: fammi Lupin e lui ti fa l’Hell-fottuto-boy del-cazzo. Tu gli dici: fammi Heidi e lui ti fa l’Hell-fottuto-boy del-cazzo. Tu gli dici fammi l’Hell-fottuto-boy del-cazzo e lui ti fa l’Hell-fottuto-boy del-cazzo.
    Mi piace pure la Moka che mi fa sobbalzare, come quando negli horror squilla il maledetto telefono (che spesso e volentieri poi è l’Hell-fottuto-boy del-cazzo che chiama per sapere se è tutto ok, proprio quando stanno per sgobbartisi).
    In ultimo, maledico Rael, perchè riesce a mettersi in gioco, parlare di fica e di morte e di solitudine e di allegria e di gang-band (con quelle sue dida malefiche) con ottimi risultati ed una semplicità davvero imbarazzante per chi tenta di scrivere due righe.
    Insomma, peste vi colga entrambi (legge bravi maledettamente sempre e comunque).

    Rael, gira gira mi toccherà scriverti una poesia se continui così… ;-)

    Addio!

    PS: ma un contest su Makkox è morto? Se pò fà?

  25. jake scrive:

    trés, elwood.
    trés, emanuelesi.

  26. Giorgio scrive:

    Torno dalle vacanze e guarda che roba mi trovo. Mamma mia.

    Complimentissimi, siete stati proprio proprio bravi, entrambi. Due autori maturi, oserei dire.

  27. rael scrive:

    grazie ancora.

  28. Pingback: Mattarello : Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni

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