La non-rivista esfoliata e anacastica. Il listone dei mesi fumetti e sfumati.

(Che vuoi che sia, il tempo che passa. Qualche mese, pfui. Una particola di pelle esfoliata dal corpo massiccio della Storia). (Peraltro proprio oggi, in attesa ai bordi di una strada polverosa dominata da un branco di cani bicolore, proprio oggi, dicevo, ho scoperto che continuamente esfoliamo, se così si dice – che perdiamo nolenti pezzi di pelle, bit di derma che scivolano giù in file ordinate come i codici di Matrix, ondeggiando solo un po’ per il vento caldo al contrario di quelli. Ho scoperto proprio oggi insomma che produciamo una pioggia soffiona di pelle umana che ovunque s’interstizia: negli angoli più impervi della casa, nelle cose suppellette, nel nero sprofondo dei tappeti vucumprà). (L’immagine della pioggia non è mia, a dire il vero, ma di un venditore di aspiratore tipo-Folletto “ma meglio di Folletto signò” durante una appassionata presentazione – così mi dicevano ai bordi di quella strada). (Ah, costava quattromila e seicento euro, l’aspiratore-meglio-di-folletto, la particolarità è che ti toglie da casa pure l’ombra dell’esfoliazione. Te la *deumanizza*, la casa, questo aspiratore. Se la vedi così, la questione, il prezzo ci sta).


Due mari/tempi. Tirrenia 2004 e le ombre che c’erano, e il Maestro nella sua terra natia.

Core è vivo, anche se respira a fatica per il caldo. Una non-rivista che esfolia mentre respira, mentre fa altro, mentre viaggia o si riposa. Esfolia senza pagine sfogliare, ancora abbarbicato tenacemente ad una idea digitale di fumetto. Esfolia scrollante, come le storie che scendono giù – alcuni dritti e sparati come gravi leggeri nel vuoto pneumatico, altri planando con ali aperte, timorosi di toccar terra e fodersi nell’indistinto terroso che a terra c’è. Core spela, scoria di storie, particola d’idee – quello che avanza quando raschi la pelle, se cerchi il sangue che scorre di sotto, quel sangue pompato dal centro alle periferie. Quello che avanza e che serve se devi cambiare identità, essere chi non sei o chi sei veramente, per andar lassù come in “Gattaca”. Un giorno scopriranno che anche il cervello esfolia, si deneurona microscopico mentre rovella, scende giù come pioggia finissima il pensiero – e noi sarem laggiù con bacinella.

Rimetti tutto a posto

Devo riepilogare, ogni ennesimo inizio dev’essere con tavola linda. E’ una fissazione lo so. Mi sono convinto che le cose tirino fuori la capoccella solo se vedono un territorio vergine dentro cui allignare da padroni assoluti. Se non è coatta (nei due sensi del termine) è un pendolo la vita: che oscilla tra incasinamento e anacastìa – quest’ultima è l’ossessione per la pulizia e l’ordine da cui far nascere il fiore del disordine fino alle sue estreme conseguenze di necessità anacastica e così via – in una sorta di circolo vizioso e insieme virtuoso, di moto perpetuo.

In questi mesi c’è stata la buona idea di Manlio, il viaggio tripartito, malmostoso come il grecale, all’ingiù, all’indietro di Giovanni Ballati, c’è stato il sudore maestrino e calciante (con la risposta di Cotus e Leon), quindi la resa più o meno incondizionata e l’horror vacui finale di Flaviano: una specie di metaracconto che è passato sopra i fumetti come elicottero sbilenco. Poi c’è stata la prima parte partigiana di Escorial e Rael, il pappagallo di Estebans (che arriverà per sottrazione a disegnare un foglio bianco e ricevere applausi surreal-scroscianti), e i mondi migliori e claustrofobici di Ned. La definita infinita (non-finita?) foto ricordo di Makkok che troppe ne tiene a zio insieme ad un dio onomatopeico e terribile, che non vuole non vuole uscire da lì da dentro da lì e ad una voluta voluta di fumo fumettaro, con una serie di riferimenti e rimandi che rimanda all’anacastia di cui sopra (da leggere in parte al posto di questa lunghissima lista). Poi ci sono stati i nostri miglior amici, altro che e oltre Facebook, Barbara e Luca di Emanuelesi e Rael. La morte moleskina e che si mangia di Laura Scarpa, l’acqua scura e callosa di Lobo, e il destino corvaccio delle new entry Fontana e Santucci. C’è infine chi c’ha l’appartamento, come emanuelesi e smeriglia e chi è senza casa, homeless, come Luis Escorial. Molte di queste storie sono anche in inglisc, coma al solito: si possono ritrovare con il tag apposito.

Dopo l’estate

A settembre, il vero inizio dell’anno, alcune novità (forse). Intanto, buona fine d’agosto – qualsiasi cosa stiate facendo.

Inutilissimo

Se poi sei uno che disegnare sa e vuole giocare con noi, lascia perdere ordine e disordine, è roba di fede, sempre inutilissimo che troppo ci pensi: info@coreingrapho.com

  • LEGGI: tutti gli altri insight, per vedere l’evoluzione coreographica
  • Info su Antonio S.

    Scrive, consuma, crepa. Qui è una specie di editore farlocco che fa il bastian contrario per contratto e indole. Innamorato del fumetto da sempre (ma non sa disegnare nemmeno una linea storta) e del web da pure. Editor di Webgol.it (suo blog principale) e Spindoc.it.
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    4 risposte a La non-rivista esfoliata e anacastica. Il listone dei mesi fumetti e sfumati.

    1. makkox scrive:

      nella foto sembro in ansia per il ritardo del cargo che porta la nduia.
      bah

    2. Leon scrive:

      Capò, tu sei in ansia per la nduia.

    3. iaia scrive:

      però ammè me mancate. sarà l’assenza di mare e la dipendenza da lavoro.

    4. laura scrive:

      io parto, verso carghi e, spero, senza nduie, che son cedevole… ma intanto riceverete una mia storiella estiva, per solalzzare chi langue al computer e anche per dare na mossa a voi pigroni… ma che succede a settembre? non mi rispondere, va’, che tanto non ti leggo, antuò! ;)

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