BFOM (Best Friend Of Mine): Barbara


Info su Emanuelesi e Rael

Emanuele Simonelli lives in New York. Appreciate student of Pataphysics, he collects the meanings that people figure out from his pictures. Every person a different meaning...people are brilliant. www.emanuelesi.com - Barbara Delfino lives near Turin, Italy. She writes and reads. Not less, not more. She loves lolcats’ pics and red bull. www.rael-is-real.org
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98 risposte a BFOM (Best Friend Of Mine): Barbara

  1. rael scrive:

    sì, riguardando bene ho rivisto le mie posizioni e avete ragione voi.
    vabbe’, è anche il vostro mestiere, è abbastanza logico.

  2. Giorgio scrive:

    Criptica appena appena…

    Bestia no, dai. Più belva, diciamo.

  3. Giorgio scrive:

    Eh già se non c’è mezzo chilo di parole a vignetta Ned non è contento eh eh…

  4. laura scrive:

    Mi spiace, ma io sono molto stufa di leggere storie così da trent’anni. Non vi capisco, donne… possibile che stiamo ancora qui a lamentarci? a sospirare e a usare anche i simboli per farlo? la boca, il cuore, la figa, ancora resi merce dis cambio e messaggi, non storie. Mi spiace. Una storia che mi da irritazione cutanea. Sarà l’età, le cose passate. Ne ho viste così negli anni 70. SOB!
    Continuerò a leggere le altre vostre storie, carissimi, che mi sembrano tanto più interessanti sia a livello di testi che di grafica. Perdonate.

  5. rael scrive:

    be’, Laura, non t’offendere ma sinceramente non mi pongo il problema se una tipologia di scrittura o di rappresentazione siano in auge da 50 o 30 o 5 anni. anzi. proprio non ci penso, sarebbe una truffa verso se stessi e verso il lettore.
    il divario può essere solo nella soggettivazione e nell’oggettivazione della storia: tu ci vedi lamento e sospiri e figa. è una tua interpretazione ove hai tutto il sacrosanto diritto di sentirti irritare. pazienza: non è per questo che la prossima volta che mi verrà il bisogno di raccontare la rassegnazione mi bloccherò chiedendomi se non sia già stata rappresentata da qualcuno in qualche era letteraria e con un certo stile già vecchio di partenza. posso provare a giocare con gli stili, posso provare a usarli: sicuramente non ci riuscirò ma altrettanto sicuro sarà che non per questi motivi non farò.
    occhio: non sto rispondendoti a tono, piccata! semplicemente ti rispondo, sorridendo.
    anzi, ti ringrazio, come ringrazio chi ha avuto il cuore di dire non mi piace oppure non ho capito. potevate sorvolare con indifferenza e invece avete espresso opinioni sincere.
    grazie Laura.

  6. laura scrive:

    sì, certo, le opinioni degli altri ci servono abbastanza poco, ne sono convinta. Se non toccano un nostro nervo già scoperto. Per fortuna ognuno ha le sue opinioni e le tiene salde.
    Io penso e gradisco, anche se fa male, che mi si dica “bello!”, ma anche “non mi piace!” (e perché). Anzi, tanti belli sono grattini sul collo, ma poi mi imbarazzano. Per quel che mi riguarda, a volte mi commuovono, ma poi resto imbarazzata e muta epreferisco il cuoricino su tumblr, più distaccato.
    Per dire.
    Per questo ho deciso di scrivere la mia irritazione di pelle.
    E non concordo con te: non ci mettiamo a riscrivere musiche come mozart o beethoven, così non dipingiamo caravaggio, o la merda di artista in scatola ha fatto il suo tempo (non ha perso valore) e così non scriviamo quello che è già stato rimasticato, soprattutto dobbiamo sentire il presente e magari il futuro prossimo.
    OH finalmente un bell’argomento di discussione su Core, mi piace la tua risposta, perché si può parlare di qualcosa che ci tocca tutti, e su cui si può discordare, parlare e non solo i like…

  7. rael scrive:

    aspetta ‘n’attimo.
    stai dicendo, almeno nella prima parte, la mia stessa cosa. anche a me i grattini sul collo imbarazzano, nella stessa misura in cui mi gratificano. e convoli con me sul piacere di poter discutere con chi non ha apprezzato. magari picchiettandosi con scherzo, come è accaduto con Ned, ché ormai è tradizione tentare di imbavagliare la sua Fede ma lo si fa con affetto, mai con astio. Almeno, io. E le opinioni altrui son necessarie, almeno per me, per confrontarsi e spiegare o capire. Specie, come ho detto più volte, se son opinioni discordanti dalla mia.

    La cosa invece importante del tuo discorso:
    prima dici che sei stufa di vedere cose già viste. ti rispondo che se un altro lo ha già fatto non posso cambiare o frenare, perché sarebbe truffare il gusto del lettore, dandogli ciò che vuole o non si aspetta, una forchetta che va da Baricco (accontentare) a… a… diodellecittà, è imbarazzante scoprire all’improvviso che nel panorama editoriale non esiste assolutamente una nuova scrittura o un nuovo segno. tutto è già stato fatto o detto o scritto o disegnato o fotografato, con metodi e cuori diversi, ma è sempre già stato fatto. e quindi? ci rassegniamo? è una domanda dolorosa questa: ci rassegniamo a mangiare la stessa pasta condita con sughi diversi? oppure non mangiamo più nell’attesa di un nuovo alimento?

    però ora mi rispondi che non ci mettiamo a riscrivere. che dobbiamo trovare nuovi metodi, il presente o il futuro. ma come, dunque? saltando a piè pari sul manzoni, ecco lì l’imitazione del mezzo: warhol ha usato anche lui delle lattine. In maniera differente, ma la lattina c’è.

    Io no so come possa essere una cosa nuova: son gli altri che la giudicano tale o meno.
    Però se mi spieghi, se ci spieghi cosa intendi per nuovo io ne sarei contenta di ascoltarti.
    (quest’ultima frase è seria e non contiene tracce d’ironia sarcastica, a scanso d’equivoci)
    :)

  8. Giorgio scrive:

    Non so se di questa vostra discussione ho capito poco perché non ho capito molto dello scroll di Rael & Emanuelesi, o che cosa.

    Fatto sta che non ho afferrato esattamente il quid della questione, e mi interesserebbe proprio capire di più… esattamente non ho capito che cosa “contesta” Laura.

  9. Baldo scrive:

    Per me la differenza non sta più nel COSA si racconta, ma nel COME lo si racconta.
    Perchè altrimenti, dopo secoli di letteratura, musica e pittura (o film per venire ai tempi più recenti) TUTTO sa di già vecchio, già visto e già letto.

    Così parlò Baldahustra! ;-)

  10. makkox scrive:

    leggo i commenti e rifletto sulla questione, ma non in modo accademico. mi chiedo: ma, a me, cos’è che tocca in un racconto (di qualsiasi tipo). cos’è che me lo fa “salvare” sempre aldilà del gusto personale?
    quel qualcosa è l’onestà di intenti che percepisco.
    se non vedo trucchi, ma solo, al limite, ingenuità o imperizia nel raccontare quel che si ha in pancia, allora bum, mi scatta il rispetto, e anche apprezzamento, sì. a volte l’invidia per ‘sta purezza oscena.
    quel che mi irrita, invece, e non perdono, è la retorica, lo spaccio dell’altrui per proprio, il furbo adeguarsi a un trend stilistico e di contenuti. questo, quando lo verifico, ed è una cosa di sesto senso, sorry, mi fa dire “sei un bluff, ragazzo/a, ma stai inculando tutti tranne me”.

    il 50% delle volte lo dico leggendo le mie storie :)
    questa quissù, no.

  11. rael scrive:

    al di là di bluff o meno, Laura ha sollevato una questione importante, mi sa.
    quanto il gusto personale ci faccia dire: già visto-sentito e quanto mai visto prima-sento una cosa nuova.
    forse il problema sta nelle citazioni e come le usiamo. rimanendo in questa storia, per esempio, Emanuele ha usato una serie di simboli per dire le cose che la protagonista avrebbe da dire a chiunque o qualcuno e la sua reazione quando le cose che dice non vengono ascoltate. Magritte, a buon ragione: ma a mio avviso Emanuele neanche ci ha pensato a Magritte o chiunque altro per dare una rappresentazione grafica al parlare di sé.
    E se per caso sia stato fatto consapevolmente, credo lo abbia fatto con rispetto e amore -e con una citazione, perché sa quanto io apprezzi quel grande bluff che è Magritte-

    Lo ha già fatto Magritte con una mela o una proboscide d’elefante?
    Problemi di Magritte, mi dico, perché allora tutto il simbolismo dalla Pipa a oggi allora sarebbe un grande bluff.
    Anche Dylan con i suoi cartelli con su le strofe allora è un bluff, e non potremmo più rappresentare qualcosa di scritto su un foglio.

    Penso che Laura volesse intendere, appunto, cosa ci fa dire cosa ci sembra già visto e quanto questo ci piaccia. In effetti tu, capo, dai una delle risposte migliori.

    Questo anche per ricordarci che Laura lavora in un settore del comics che è il calderone più vasto e atroce del deja-vù, con Blue. Se solleva la questione è perché sa di cosa parla, magari nella fretta non ha esposto perfettamente il suo punto di vista (io ci ho visto due opinioni contrastanti e spero che avrà voglia e tempo di spiegare) oppure non ha tenuto conto che non tutti hanno alle spalle 30 anni di fumetti letti e/o pubblicati. Io per prima ho un vuoto di almeno 15 anni di letture di fumetti, dove possono aver pubblicato qualunque cosa apparsa qui su Core, a partire da Mak a finire a Lucy Van Pelt mischiata a Mafalda vestita da Stefi (CIAO NED, TI VOGLIO BENE) e non posso fisicamente pormi il problema del “già scritto”. E se lo facessi smetterei automaticamente di voler scrivere col cuore (sempre ammesso che io ci riesca, eh), ma guarderei il portafogli.

    Scusate la prolissità.

  12. Giorgio scrive:

    Quello che dice Mak è esattamente quello che succede anche a me: l’unico modo che ho di giudicare un’opera è in base all’onestà che ci leggo dentro…

  13. Giorgio scrive:

    Invece a me sembra che Laura facesse proprio un discorso sul contenuto, più che sulla forma. Sul tipo di storie al femminile che lei non apprezza più. Sul come se ne è già parlato ampiamente: le note sono sette (non è vero, sono 12), tutto è stato già scritto e tutto si può ancora scrivere.

  14. Leon scrive:

    Eh si, Giò. Poi mettici pure che io c’ho i piedi quadrati e ho passato un’infanzia difficile, in porta…

  15. elsi scrive:

    cit. “Non vi capisco, donne… possibile che stiamo ancora qui a lamentarci? a sospirare e a usare anche i simboli per farlo? la boca, il cuore, la figa, ancora resi merce dis cambio e messaggi, non storie.”
    Secondo me Laura si riferiva all’argomento trattato donna esclusa, sottomessa, arrendevole, rassegnata ed infine sconfitta.
    Purtroppo per quanto sia argomento trito e ritrito non appartiene al passato, anche se lottiamo e ci crediamo emancipate
    i fatti, anche nel presente, dimostrano che sia uno stato d’animo più che attuale quello scelto in questa storia.
    Sicuramente sono d’accordo con Laura che l’autocommiserazione abbia stufato oltre a non portare a nulla.
    La consapevolezza dovrebbe diventare la leva per reagire e non certo per arrendersi.
    Rael ha ragione a dire che non si inventa nulla di nuovo
    il “nuovo” lo possiamo trovare nel modo scelto per rappresentarlo ed esprimerlo,
    responso del tutto affidato a chi legge e guarda
    non per questo però sii deve rinunciare a raccontare storie solo perchè già sentite ed esistenti
    core diverso storia diversa ; )

  16. Baldo scrive:

    “non tutti hanno alle spalle 30 anni di fumetti letti e/o pubblicati”.
    Concordo.
    O per dirla in altre parole (non mie): “non esiste niente di veramente nuovo e originale, se non ciò di cui ci si è già dimenticati”.

  17. laura scrive:

    contenuto e contenitore, messaggio e stile sono un tutt’uno, così parlò laurustra HA! ;)

    contesto personalmente un argomento che mi ha tritate le palle, che trovo già da allora poco approfondito, molto spesso, perché non è l’argomento, è quel modo di trattarlo.
    È questo usare simboli per dire il corpo della donna, la tristezza, l’ingiustizia, che alla fine non approfondisce un dolore vero, lo rende generico.
    simbolo.
    quanto il simbolo può essere forte usato nel mezzo, nei secoli, non lo trovo utile quando è così semplice… l’immagine è evocativa, deve esserlo, può essere dolce o graffiante, segno semplice o elaborata descrizione, sempre credo che il suo messaggio lasci all’intuizione, se però fabbrichiamo su questo significati generici, come sole=luce=felicità, sangue=dolore eccetera, se impoveriamo il nostro linguaggio, impoveriamo anche i nostri pensieri, non scaviamo, non aggiungiamo, diciamo il già digerito.
    così mi allaccio pure a più sotto. ma ora proprio al volo:
    l’onestà non la metto in dubbio, ed è importante, il bluff sarebbe disgustoso, certo.
    il già sentito, non è peccato, tante cose abbiamo sentite, ma il luogo comune è grave per me. Poi, e il discorso diventa proprio personale, questo argomento mi rende molto più sensibile e abbassa la mia soglia di tolleranza, così più mi arrossa la cute vedere ripetuti schemi, che magari su altro tema avrei girato pagina dicendo uff.
    e in relatà perché son temi gravi, quando siano il sessimo o il dolore individuale.
    Certo non tutti hanno alle spalle 30 anni di fumetti, ma certe cose le pensavo anche 30 anni fa e quando (io avevo 20 anni) il fidanzato di un’amica mi propose un soggetto banale (trito) lo vidi trito anche allora.
    Questo per parlare in generale.
    Gasp
    ma ora su quale delel due finestre devo scrivere?
    no, l’unico modo non è l’onestà, quella deve esserci a prescindere proprio… (oddio, poi mica sempre è così evidente, magari eh… attenzione che ci si può sbagliare, io per prima)
    ma dopo l’onestà è la qualità. La qualità viene anche sul crescere su quello che è stato, e non sto dicendo da esperta di fumetti (che molti vuoti ho), ma di vita, di tempi… insisto ho fatto esempi di pittura e musica, e mi spiace, che ‘entrano le lattine di zuppa kampbell con quelle di merda? Mica non si possono usare più cuori dopo che uno l’ha fatto, ma magari in modo diverso.
    be’ sì, non chiedo la scoperta dell’america a ogni volta, ma uno sforzo in avanti, con gli occhi al presente, in tutti i sensi.
    bon
    alla fine semplicemente non mi piace sta storia e bella (il lì non si dice più, mi informano, solo bella)…
    baci a tutti.

  18. laura scrive:

    ah e per la retorica sì, assai irritazione, e appunto un po’ sta in agguato facile…

  19. rael scrive:

    ma laura, io non ho mai scritto di ingiustizie e sessismo e condizione della donna. non l’ho manco affrontato, neppure per sbaglio, questo argomento.
    sinceramente non comprendo da dove escano la condizione della donna e l’ingiustizia con conseguente tristezza il tutto mostrato attraverso simbolismi, dove tu ce li veda, quando è solo una storia di semi-autismo di una bambina che diventa grande e non comunica con nessuno, salvo tentare almeno una volta e poi esplodere e infine rassegnarsi a star zitta.
    però, vabbe’, se non ti piace mica ti posso obbligare a mangiare ‘sta zuppa in lattina campbell. eh.

    per il discorso del visto e sentito ho provato a spiegarti la mia opinione ma mi sa che o non ho saputo spiegarmi io oppure non mi son fatta capire.
    poco male, dai.
    :)

  20. laura scrive:

    a perfetto! allora non ho capito niente della storia… :)
    mmm
    mi sa che parliamo lingue un po’ diverse, succede…. e non è grave anzi, è il bello del mondo, tante lingue razze e teste.
    Se questo fraintendimento ha creato qualche domanda, qualche spunto sul raccontare, meglio… io cercherò di tradurre la prossima volta che leggo ;)
    sì ho fatto fatica a capirti e tu a capire me, mi sa che ci vorrà un giorno a bersi un caffè, un giorno…
    chiudo e per questa sera nessuna zuppa in lattina, sto a lavorare, altro che cena! uuuffff

  21. Giorgio scrive:

    Ah ecco allora non è che non ho proprio capito niente, mi sembrava che ci fosse da scavare, e alla fine in questo confronto Laura-Rael è saltato fuori qualcosa.

    Perché la mia interpretazione a questo punto è sia quella data da Laura che quella esplicitata da Rael. Il simbolo semplice per spiegare la situazione di una ragazzina che ha problemi a comunicare, che a sua volta si fa simbolo della situazione generale della donna.

    Ma non situazione in quanto sessismo e congiuntura social-politica-culturale e quant’altro, quanto piuttosto eredità emotiva della donna, problematiche che ricorrono da sempre perché la donna è così e l’uomo cosà, indipendentemente dall’epoca e dal volersi lamentare o meno.

    Uno dei miei sogni è di poter raccontare un giorno quanto può essere intenso e straziante il dolore di una donna. Una cosa che ho potuto percepire in certi frangenti ma talmente potente da essere praticamente impossibile da raccontare, almeno per me. Forse appunto meglio raccontarlo senza parole…

  22. makkox scrive:

    che poi ci vuole più coraggio ad essere uguali che ad essere diversi.
    ci vogliono più palle a parlare sinceramente di dolori banali e condivisi, senza cercare artificiosamente la nota fuori accordo che regali quel tocco di esotismo.
    alla fine ti amo è ti amo. ti odio è ti odio. e, detti di cuore, affondano il colpo come 10.000 anni fa.
    ripeto e lo ripeto con più convinzione: non è mai l’argomento o il come lo si espone, ma ciò da cui scaturisce. come certi disegni di bambini che hanno una potenza devastante e inimitabile.
    non sto negando la tecnica, non facciamo a non capire eh!

    oh, questo è il mio punto di vista e vale uno, come quello di chiunque.

  23. laura scrive:

    le storie sono sempre più complesse di quanto appaiano, e con mille modi di vederle e interpretarle… una bella lezione :)

  24. Baldo scrive:

    Mak, “ciò che scaturisce” dipende SEMPRE (e non mai come dici tu) dall’argomento o dal come lo si espone, perché è una sua diretta conseguenza.
    Se il cosa o il come ti toccano (o meno) nell’intimo, ciò che scaturisce è un giudizio positivo (o negativo).
    Insomma se 1 + 1 fa 2, poi non puoi dire che 2 è bello o brutto ma non dipende mai dall’addizione di 1 e 1.
    E se non c’hai capito nulla di quanto ti ho appena scritto, non preoccuparti perché… a ‘sto giro non mi sono capito nemmeno io! :-P

    PS: il mio punto di vista vale molto di più di tutti i vostri messi insieme. Sono un INDIVIDUALISTA convinto, io, mica cazzi! :-D

  25. Baldo scrive:

    Io invece l’adoro (la retorica, intendo), perché… “è un’inutile perdita di tempo cercare di scrivere cose profonde ed intense, perché non solo c’è già qualcun altro che le ha scritte prima di voi, ma le ha anche scritte in modo molto più intelligente e accurato di quanto voi possiate mai fare”. ;-)

  26. makkox scrive:

    non ho detto ciò che scaturisce, ho detto ciò DA CUI scaturisce (il racconto, il disegno, la scultura, il rutto…).
    Se una cosa viene da un’urgenza espressiva, è efficace, contamina, ha il ghost. Può esser resa meglio con la tecnica, ma non può esser resa “migliore”. Per questo, a mio parere, la qualità prima è nel movente. poi anche nel modo, sì. ma poi.

  27. manlio3 scrive:

    arrivo tardi: il succo è che lei alla fine non fa più pompini vero? cheppeccato…

  28. Baldo scrive:

    Non sono d’accordo, mak!
    Ogni forma d’arte, per quanto brutta possa essere, nasce da un’urgenza espressiva.
    Anche i fiorellini che faccio sul foglietto mentre sto al telefono sono un’urgenza espressiva (di noia? Paranoia? Mancanza d’affetto? Moto d’ira nei confronti dell’operatore telecom che sta cercando di rifilarmi l’ultima offerta adsl?).
    I tuoi fiorellini però saranno più belli dei miei perché tu sai disegnare e io no, ma io magari ti ci imbastisco sopra una storia che tu manco te l’immagini perché raccontare è ciò che mi riesce meglio. E allora? Pur partendo entrambi da un’urgenza espressiva, eccoci arrivati al punto in cui la differenza tra me e te la fa la tecnica, la capacità e la bravura nel saper ritrarre al MEGLIO DELLE NOSTRE POSSIBILITA’ quei semplici fiorellini al fine di renderli interessanti anche ad occhi diversi dai nostri.
    Tutti c’hanno il “ghost”… DENTRO, Mak.
    Il difficile è avere la capacità di tirarlo fuori e, soprattutto, di saperlo raccontare agli altri, per come la vedo io.
    Perché se tutto è riconducibile ad un’urgenza espressiva come tu dici, ti mando subito il mio foglietto di fiorellini da pubblicare su Core, Mak. :-P

    PS. ma se dobbiamo continuare solo noi due a parlare de ‘sta roba (che a quanto pare interessa solo a noi due) non è meglio continuare via email, senza ammorbare per forza di cosa tutti i “passanti”? ;-)

    Ps x Skiri: okkey, okkey, il foglietto coi fiorellini lo mando a te che ce lo so che stai in fissa co’’ste cose e non me lo perdoneresti mai di averlo mandato a mak e a te no!!! :-P

  29. manlio3 scrive:

    Ok ora ho letto tutti i commenti e a quanto pare non stiamo parlando di pompini.
    Io vorrei addirittura negare l’ affermazione secondo cui l’ arte scaturisce da un’ urgenza espressiva. Secondo me può derivare “anche” da un’ urgenza, ma non per forza. L’ altro movente, che in qualche modo è in antitesi col primo ma anche no, è la curiosità. Io disegno più per curiosità che per urgenza, anche se poi capita che i due moventi a volte si uniscano. I commenti letti mi hanno fatto venire in mente il teatro, e il tipo di approccio che l’ attore ha col suo ruolo da recitare: Stanislawsky o Brecht? Mi macero nel dolore per poter entrare nei panni di Amleto, o lo faccio un pò per gioco? E come autore di fumetti? Devo sentire la storia che mi parte dalle viscere e cacarla fuori con enormi dolori emorroidali, o gioco a fare finta di? Credo che entrambe le vie siano ottime, a volte possono pure confluire, ma in generale Stanislawsky e Brecht si schifavano assai. Io ho sempre tifato Bertolt.

  30. makkox scrive:

    eh, e sbagli assai invece, o non vedi.
    quei fiorellini, se nascono davvero da quell’urgenza che io intendo come l’impossibilità di contenere “altrimenti”, avranno enorme potenza evocativa. come ce l’ha un graffito sul muro d’una cella.
    non voglio dire che la tecnica non conti un cazzo, aridaje, ma quella scintilla che si trasmette nella cosa che hai realizzato quando si verifica la situazione che tento inutilmente (pare) di descrivere, le dà vita.
    foss’anche il disegno d’un bambino.
    e OCCHIO non tutti i disegni di bambini hanno sta cosa, anzi pochissimi. ma in quei pochi dove filtra il dolore o la gioia che s’aveva da buttar fuori mentre s’era coi colori in mano, c’è una roba potente e irriproducibile dalla sola tecnica.
    per me (ripeto, per me) prima il cuore e poi il resto.
    quel che m’addolora è che a me riesce così raramente che le volte che fingo mi fanno schifo.

    vavè.

  31. iaia scrive:

    ..ma chi lo fa acconsente!!
    o non era così?
    sorry, il mio voleva essere un modo “alla rael” di complimentarmi con Voi.. sigh and sob.
    avanti così, avanti tutta.

  32. Giorgio scrive:

    Occhio a fare certe affermazioni Mak, che se no ti mando davvero una cosa disegnata da me…

    “Ehi, ma fa cagare!”

    “Sì, ma c’ha l’urgenza!”

  33. Leon scrive:

    Manlio,

    io c’ho una foto tua a casa cazzo.
    Al cesso, ma ce l’ho.
    Ti voglio bene fratello.
    Addio

  34. Leon scrive:

    D’accordo con te Baldo.
    Non riesco bene a ricordare dove cazzo sta scritto che Quantità=Qualità.
    E’ altrettanto chiaro che l’esperienza è un bene prezioso e grande, non si nega qui l’importanza degli sforzi e l’impegno, in qualsiasi settore artistico piuttosto che sportivo o altro. Ma và tenuto anche conto del limite di ognuno, oltre il quale ci si riesce a spingere difficilmente.
    Prendi Gas per esempio, ormai più che copiare Mike Mignotta non sa fare, ma io lo voglio bene anche così.

  35. Giorgio scrive:

    io vado più per Stanislavskij, ma ammetto che apprezzo entrambi i modi. Se uno sa fare bene del fumetto, è divertente anche vedere come ci si può giocare. Prendi alle volte Pazienza, o perfino Alan Moore.

    Ma gente come Moore e Spiegelman, più che altro faceva ENTRAMBI.

  36. emanuelesi scrive:

    vi passo che si parli di urgenza espressiva e tecnica e vocazione ma non mi nominate spiegelman o faccio una strage…

  37. laura scrive:

    d’accordo con baldo, almeno se ho capito (che di questi tempi mi sa che rischio di fraintendere ;))
    l’urgenza è fondamentale, come l’onestà. Avere qualcosa da dire, di core o di fegato. Ma avere qualcosa da dire comunica se ci riesci, ecco, per tornare alla storia di partenza, senza bocca non si riesce a parlare, ci si può ingegnare con altro, ma qualcosa devi avere… un mezzo.
    L’urgenza davvero ce l’hanno quasi tutti (tutti se si fermassero a guardarsi dentro) anche il ragazzino che scrive la propria firma sul muro o i fiorellini con la biro, sì. se ti fermi e studi la tua urgenza, ti guardi, cerchi di darle una voce, se la articoli, allora forse riuscirai a comunicarla… a trovare il modo giusto per farlo.
    le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni.
    poi ci sono i ligabue, matti che col pennello esprimono, ma non c’è solo urgenza lì, guarda i disegni degli altri matti 8o dei bambini) possono farti esplodere il cuore, eppure non tutti.
    eh, la faccenda è complessa. forma, contenuto, forza espressiva e desiderio che la forma.
    ma solo esigenza, urgenza, assomiglia un po’ troppo che sarai miracolato se credi davvero, non sei stato miracolato? non hai avuto abbastanza fede…
    :) anche senza miracoli andiamo avanti, però!

  38. laura scrive:

    in che senso strage, emanuelesi?

  39. Baldo scrive:

    Piccolo esempio banale:
    La casa è rosa.
    Punto.
    La mia urgenza creativa è appagata.
    Morivo dalla voglia di scrivere che la casa è rosa e l’ho fatto.
    Semplice e diretto.
    Però poi rileggo la frase e la trovo superficialotta un bel po’.
    Dunque, che fare?
    Pensa che te ripensa provo un po’ a mischiare le carte al solo scopo di renderla un po’ più intrigante.
    Rosa è la casa.
    Sì, così funziona decisamente meglio rispetto a prima, perché pur avendo appagato COMUNQUE la mia urgenza creativa, ho reso la frase più “cacofonica” e dalle molteplici interpretazioni (‘sto rosa è un colore o un nome proprio? E in questo caso si riferisce alla casa o ad una persona che identifico con la casa? Etc. etc.)
    Quindi (per me, eh, come dice sempre Mak) l’urgenza creativa (o curiosità, o voglia di scrive/disegnare o pippe mentali o quello che più vi pare e piace) dà semplicemente il là, ma poi gli devi dare inevitabilmente di lima & cesello!!!
    E la lima e il cesello, per saperli utilizzare al meglio, servono anni&anni&anni di duro apprendistato (mestiere? tecnica? abilità?), altro che storie.
    O vuoi farmi credere (mak) che i tuoi fumetti ti escono così di botto, mentre invece non te ne stai lì ore e ore a dire, questo messo così funziona meglio, questo messo così funziona peggio.
    Che poi (per me, eh) la parte della lima e del cesello la preferisco di gran lunga alla fase creativa che dà il là, perché è lì che escono fuori VERAMENTE LE PALLE di un artista.
    Magari FINTE, come dice Mak, ma escono.
    Per me, eh. ;-)

  40. Giorgio scrive:

    ?

  41. Giorgio scrive:

    Curiosamente questo discorso su lima e cesello l’ho fatto proprio oggi sul mio blog…

  42. emanuelesi scrive:

    io e spiegy. abbiamo litigato…

  43. Giorgio scrive:

    cioè?

  44. makkox scrive:

    dai, con i paradossi si smonta anche l’universo (quindi i paradossi stessi :).
    La casa è rosa è irridende e superficiale nei confronti del concetto a cui mi riferisco e che tu hai compreso.
    Io ci sto alla presa in giro. so’ il primo a cazzeggià, quindi rido con te e vabè.

    Visto che si può parlare a ragione solo di se stessi e bon, dico come funziona per me.
    A volte (rare volte) vedo una cosa che mi suscita una riflessione, una battuta, una sensazione. Allora immagino una storia (o qualcosa di simile), ma “immagino” non è neanche giusto: la vedo scorrere (più o meno). Mentre la guardo/creo nella mente, rido di cuore (ma forte che si girano!) oppure mi commuovo, sì (a lacrimoni eh!). Ne ho alla fine talmente pieno il cuore che DEVO raccontarla/disegnarla.
    Ecco, quelle volte lì poi tiro fuori qualcosa che mi piacerà rileggere nel tempo. Che avrà una specie di potenza intrinseca e ineffabile. e inesauribile (quella è la cosa sorprendente).
    Succede, addirittura che cose mie VECCHIE di cui mi fa un po’ schifo (vavè, quasi) l’ingenuità grossolana del disegno e dei testi, mi restino però potenti ed evocative proprio per quel quid, slegato appunto dalla tecnica, che si vi si riversò dentro nel momento della “creazione”. Insomma le riguardo e dico: è disegnata e scritta di merda, però cazzo, non saprei rifarla adesso che minimamente gli si avvicini per espressività.

    Il resto di quel che faccio è una continua frustrante ricerca di quello stato di grazia (che non è miracolo che arriva casualmente da fuori, ma da dentro. e non casualmente). Poi, oggi, quando il miracolo arriva trova una mano allenata e un segno più evoluto. Questo è innegabilmente un vantaggio, mica no.

    …la casa è rosa…

    e doveva essere un GRAN BEL rosa se ti esplodeva dal petto così tanto l’urgenza di comunicarlo.
    immagino mò che vedrai che piastrelle hanno montato al cesso! tocca metterti sotto valium.
    hehehehe
    non sei un fesso, dai. ma non dirmi che lo sono io perché mi espongo e mi fido di voi nel confessare una visione forse melensa e romantica del fare fumetto (o quel che è).

  45. makkox scrive:

    @manlio
    quando citi stanislawsky e brecht parli più di metodo interpretativo, di stile, più che di genesi e movente.
    stanislawsky è quello di nik carter vero? non vorrei confondermi.
    :)

  46. manlio3 scrive:

    @leon: anche io voglio una tua foto, ma me la metto a capo di letto. Mi chiedevo, per l’ estate, non potreste cambiare il vostro nome in Vodka & Lemòn?
    @mak: e mò chi è nick carter, quello dei beckstreet boys? E comunque no, io inizio a disegnare sempre per curiosità, per vedere come vengono certe idee che c’ ho, per capire se sono capace di renderle col disegno. Poi però il racconto mi prende e allora Stanislasky dice la sua.

  47. Baldo scrive:

    Non si tratta di fesseria, Mak.
    Si tratta di punti di vista differenti, che secondo me ci stanno, perché… ansai che noia se tutti la pensassimo allo stesso modo.
    Il mio punto di vista (diverso dal tuo e quindi non più o meno fesso, ma solo differente) è essenzialmente questo: ogni forma d’arte nasce dalla voglia di esprimersi. E fin qui la tua… urgenza creativa mi sta bene come giustificazione alla base di questa voglia.
    Il bello (o brutto?) arriva quando quella semplice voglia di espressione si trasforma in voglia di comunicare qualcosa (di tuo) a qualcuno (diverso da te).
    E qui (per me) la tua urgenza creativa non mi basta più come giustificazione, perché (per me) subentrano altri fattori (che è inutile che stia qui a ripeterti) per rendere “appetibile” ad altri ciò che per te, ovviamente, già funziona di suo (sennò non l’avresti scritto e/o disegnato).
    Per farla breve, se come dici tu, fai tutto ciò solo per dar sfogo alla tua urgenza creativa e tirar fuori qualcosa che ti piacerà rileggere nel tempo, perché poi posti tutto qui e lo dai in pasto agli altri?
    La tua urgenza creativa non è già appagata dal semplice fatto di essere comunque riuscito a tirar fuori qualcosa che ti piacerà rileggere nel tempo proprio così come l’avevi immaginata/creata pur con tutte le sue pecche intrinseche?
    Questo, per me, accade, perchè dopo la fase di “urgenza creativa” subentra inevitabilmente un’urgenza COMUNICATIVA e quando devi comunicare anche una frase banale come “la casa è rosa”, due regole di grammatica di base devi saperle, non c’è scampo.
    E, per me, sono proprio quelle due regole di grammatica a fare la differenza tra un genio (che le stravolge), un grande autore (che te le smonta e te le rimonta a suo piacimento), un onesto “artigiano” (che le segue pedissequamente), un autore alle prime armi (che tenta di farle proprie) e un principiante (che non sa manco dove stanno di casa, pur avendo un intero bagno piastrellato di rosa :-D).
    Insomma “accà, nessun è fess” (la lingua napoletana non mi appartiene, scusate).
    La si pensa solo in modo differente.
    E mi fermo qui, perché sennò poi si diventa noiosi per davvero.
    Tanto tutto quello che avevo da dire, a torto o ragione, l’ho detto e quindi… sparisco.
    Ma solo per riapparire da Giorgio per leggermi il trattato “Di Lima e Cesello”. ;-D

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