robe di scrivere senza stanchezza

maggio 10th, 2009
Questo pezzo se fosse buono non ci sarebbe bisogno di spiega. Quindi lo spiego.
Ho riflettuto su cosa mi piace scrivere e se debba distaccarmi da questo piacere per disciplina, per maturare come autore.
Mi piace quando scrivo autore e lo riferisco a me, mi sento gli sghignazzi in testa.
Cmq, nel pezzo cito alcune storie altrui. Non ho inteso selezionare cosa a mio parere sia buono e cosa no, solo ho messo una spunta dove ho riconosciuto quel non-so-cosa che dà a me la spinta per raccontare senza provar stanchezza. Fatica sì, stanchezza no. C’è differenza.
Ho riletto cosa ho scritto quassù, ed è meglio lo spieghi, ma son stanco.





riferimenti:
“Sedimenti” di Flaviano Armentaro
“Fumo” di Makkox
“Marta” della serie BFOM di Emanuelesi e Rael
“Compito ingrapho” di Laura Scarpa
“La solitudine olfattiva del cambusiere” di Estebans
“Illuminazioni” di manlio3
La serie sul tema scarpe e ciabatte a cui hanno contribuito Laura Scarpa, Flaviano, Makkox, Lobo, Emanuelesi e Rael.
“Wall of Words” di Luis Escorial, e sempre dello stesso autore faccio un breve accenno alla bellissima “a walk“.





sembrano le mie vesti quotidiane quelle in cui descirvi che ciò che meglio riusciamo ad esprimere è noi stessi.
non ho mai saputo efficacemente raccontare esperienze altrui, così come non so riportare le barzelette. ci sarà un qualche filo che lega le due cose?
penso che il nostro sentire sia più facilmente abbinabile al nostro vissuto, mi pare scontato. eppur così affascinante.
perché se io metto un pezzo, e quello un altro, e l’altro un altro ancora, poi nascono intrecci come quello che tu sei appena riuscito a riportare in chiave fumettistica.
il solito geniaccio. e non parlo con invidia, bensì con fottuta ammirazione.
è bello vedervi crescere insieme, a presto.
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Roberto Risposta:
maggio 10th, 2009 alle 23:47
Dolce?
Sticazzi, col mottarozzo che ti ci metti, poi certo che sa di bruciato, e allora ecco giu’ zucchero.
E guarda che quella valvola prima o poi ti esplode sul becco.
Oppure ciai qualche minchia di trucco da vero terrone che pure col monticello o cafe’ poi ti viene buono?
Mah.
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manlio3 Risposta:
maggio 11th, 2009 alle 10:09
è una questione di allenamento, noi terroni le macchinette del cafè (si chiamano moka inaltitalia) le alleniamo da piccole a filtrare il monticello di caffè, e non è che viene buono, viene meglio. quelli dell’ altitalia dovrebbero usare machinette del cafè che hanno prima fatto il rodaggio al sud.
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wallyci Risposta:
maggio 11th, 2009 alle 10:31
ecco, dijelo manliù. che poi se usi una macchinetta che ha fatto sempre caffè di merda non s’aggiusta più: continuerà a fare brodaglia fino alla fine dei suoi giorni, anche se il caffè lo prepara ‘o masto.
Leon Risposta:
maggio 11th, 2009 alle 11:15
quoto a Manlio tutta la vita. In altitalia il caffè lo dovrebbero importare da giù.
Mia nonna, napoletana con i controcoglioi a forma di babà, diceva che non solo ci doveva essere il monticello, ma l’acqua non doveva superare la valvola (starci proprio sopra metà e metà) e cuocere a fuoco basso.
Poi se ti vedeva che lavavi per bene la macchinetta del caffè, ti tirava certi leccamuffi dietro il collo e mi diceva di buttarla, o spedirla in altitalia. Il caffè e la macchinetta sono un tutt’uno. Quando bevi un caffè, devi sentire il retrogusto di tutti quelli che piccola ha fatto nella sua onorata carriera.
makkox Risposta:
maggio 11th, 2009 alle 12:20
eppure il meglio caffè (e lo è) è l’Illy che lo fanno in austria n’altro po’!
be’, alcune torrefazioni napoletane però sono insuperabili.
confermo che la macchinetta va riempita e stretta con una dinamometrica a 98 kilodin di torsione.
dentro deve raggiungere pressioni da fossa delle marianne.
e poi fatta bollire su una fiammella d’accendino.
:)
wallyci Risposta:
maggio 11th, 2009 alle 12:27
Una spiegazione degna della signorina Vito, che sarebbe la fidanzata di Mio Cugino Vincenzo.
ned Risposta:
maggio 11th, 2009 alle 16:05
ragazzi, voi non conoscete il mitico caffè QUARTA che abbiamo a Lecce…io ho conquistato i milanesi che quanto a caffè, fanno cagare….si salvano con il caffè illy e, un pò, con il caffè vergnano…
Il caffè Quarta sarebbe il caffè da abbinare alla moka di Mak:):):)….da urlo tutt’è due ovvio:):)
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:)
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fantastico…la parte della moka e della tazzina è la mia preferita:):)
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Anche a me è piaciuta molto la parte della moka…
ma pure il passaggio “preparatelo colle tue manine che te lo gusti di più” ===> “uff…”
Mi sembrava di veder me…
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Curioso che ci siano queste ondate creative e di seguito le ondate di “lana d’ombelico”, una specie di “risacca” creativa per cui prima si spara fuori le cartucce migliori e poi ci si guarda un attimo nell’ombelico a riflettere su ciò che si è fatto… e se lo si fa a fumetti invece che a chiacchiere fini a se stesse tanto meglio!
Visto che parliamo di “Core”, è un po’ come la sistole (creazione=alta pressione) e la diastole (autoanalisi=bassa pressione)…
Oppure, in termini più prosaici, potremmo chiamarlo “reflusso gastrico” ahah! Oppure onanismo cerebrale!
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makkox Risposta:
maggio 11th, 2009 alle 12:17
eppure è proprio nella lana d’ombelico (ok, non in tutta e non così) che vedo la possibilità vera del fumetto che ha capito il social-web. Nel web tutto è YOU o ME. Questo è il quid, non lo scroll. Lo scroll è tecnica, non anima.
Difficile spiegà, ma IO HO VISTO LA LUCE!
;)
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Giorgio Risposta:
maggio 11th, 2009 alle 12:50
Occhio a non sbatterci contro come una falena eheh!
A parte gli scherzi, sono completamente d’accordo a metà col mister. Ci sono in questi mezzi grosse potenzialità, molto interessanti e stimolanti. Detto questo, il mio personale gusto mi dice che preferisco le STORIE tout court. Cioè mi piace un sacco anche la lana d’ombelico, ma se devo dire le cose che ricordo a distanza di tempo, sono le storie che mi raccontano qualcosa, che di per sé già dovrebbero riuscire a dire qualcosa dello stile di un autore e di come questi intenda l’arte e la narrazione. Ma sto a ripetermi.
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Leon Risposta:
maggio 11th, 2009 alle 12:58
“sono completamente d’accordo a metà col mister”
FANTASTICA, che bei ricordi…
antonio s. Risposta:
maggio 12th, 2009 alle 18:34
bravo giorgio, sistole e diastole – questa te la rubo :)
(anche come frangiflutti argomentativo alla spinta ombelicale di mak – cui pure io anelo)
ma è esattamente questo: un respiro, una risacca, un su-e-giù che ha senso in combinato doppio, una schizofrenia che si cura solo nell’equilibrio tra apertura e chiusura
abbracci
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Giorgio Risposta:
maggio 12th, 2009 alle 18:47
Ruba, ruba, ne son fiero!
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vabbè, prima di tutto una parte di me s’inchina alla citazione diretta e dissimulata nel titolo, che makko con la pipa magrittiana in mano fa impressione però completa l’imput di riferimento.
il *cling cling* ipnotico e lento del cucchiaino nella tazzina (makko/noodles) ci rende tutti paperi stupefatti, nell’attesa della svolta narrativa, quell’elaborazione che quasi ci prescinde, che si attiva come se un nonno al mattino assonnato si chiudesse alle spalle la porta di cucina e preparasse il suo caffè perfetto, da mescere poi stanza per stanza.
la storia apre una riflessione interessantissima e necessaria, che va al cuore di Core: questa piattaforma qui, è fatta della trama e dell’ordito di ciascuno dei narratori e del vissuto fanta/real/biografico che sbrodolano come lumache?
o ciascuno ha uno stitico tappetino che a malapena contiene le proprie ginocchia, e non vuole (sente) fratellanza d’intenti?
noi per primi, come autori, ci lecchiamo le dita virtuali dopo avere scrollato i racconti ancora sporchi di placenta creativa dei nostri “colleghi”?
io sì.
lappo l’ironia di rael, la precisione di escorial, il segno proteico di flaiano, l’influenza suinesca dei due leon&l’altro, ecc ecc.
tutto questo è contorno a me, o anche torba e concime utile?
l’ultima che hai detto, este.
E.
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Immenso.
(Da oggi il mio profilo si FB è il paperò che UFFeggia.)
Grazie.
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ehi capo, mi son sentita così tanto nei tuoi-miei panni, sentimenti e stanchezza simili… fino al caffè dolce .
bravo tu che dalla stanchezza riesci a raccontare. è lana certo questa e ci sarebbe da parlare, vediamo se si riesce a risponderti disegnando altra lana… :)
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mi ha stupito però che tu di Luis non abbia nominato il pezzo sui pirati… personalmente mi è sembrato il suo pezzo migliore.
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makkox Risposta:
maggio 12th, 2009 alle 11:31
come spiegavo nel post (o tentavo) nelle storie che mi piace raccontare (che mi riesce facile raccontare) c’è una caratteristica basilare del web-sociale: l’esperienza personale. Dove ne colgo la presenza, l’odore, resto catturato, invischiato a lungo anche dopo la lettura.
E con “esperienza” intendo qualcosa di profondissimo, quesi ineffabile (appunto), non ‘na cosa buffa che m’è successa ieri (hehehe).
Ovvio che l’esperienza personale possa essere infilata ovunque, anche in una favola subacquea, quindi non è il narrare un ricordo che mi risulti attraente. Solo è più facile che nel ricordo sia presente quell’odore. Facile ma non scontato, eh!
Nella storia clochar-piratesca di Luis non l’ho trovato.
Ciò non toglie sia un gran pezzo. Lui scive una specie ballate blues o folk. Mi ricorda assai quella forma di scrittura, che amo.
[Rispondi]
ti ho ringraziato, Mà?
non per Marta, ma per Marta. Per Mà.
io fino all’embolo di Core ischemiggiavo. non sapevo bene cosa facessi, per chi.
i fumetti son stata la mia vita fino a circa dieci anni fa. e non metaforicamente: ho imparato a leggere con gli albi e gli oscar del fumetto e tex. letteralmente. la libreria sta cedendo dal peso di albi e libri ormai pieni di ragnatele e polvere, spolverarli finora è sempre stato un dolore.
poi è partita la cavalcata delle walkirie e tutto era solo flappare sul fiume senza vedere Charlie che urlava.
detta così è strana.
ma a me non hai ridato il fumetto: hai ridato il vivere le immagini.
e, quindi, oltre il tutto e nonostante tutti, questo sarà sempre uno dei motivi di sorridere.
grazie Mà.
[Rispondi]
[...] ad un dio onomatopeico e terribile, che non vuole non vuole uscire da lì da dentro da lì e ad una voluta voluta di fumo fumettaro, con una serie di riferimenti e rimandi che rimanda all’anacastia di cui sopra (da leggere in [...]