Una rivista strabica, un occhio che guarda altrove. Il punto di Jd sulla traduzione

Ospito tra gli insight – in attesa di tirar le podofile fila della collana di storie sulle scarpe e affini – un intervento del nostro Jd, esimio anonimo e misterioso traduttore delle strip e delle tavole dall’italiano all’inglese e viceversa.

Siamo una rivista strabica. Con un occhio che manda affanculo l’altro? No, siete i soliti siete. Siamo una rivista-non rivista (ovvero poco editata) che prova a parlare anche a chi non parla italiano – mossi dalla constatazione che manchino luoghi e strumenti di bridging, di ponte, tra culture e tra comunità linguistiche. E se molti sono i canali che portano la cultura anglosassone dalle nostre parti, pochi quelli che fanno la direzione inversa. Per leggere le tavole tradotte c’è un tag che le raccoglie: english. Un bravo a Jd e al suo staff di traduttori, e a lui la parola. as


Fichi d’ombra. Spiagge di Calabria e Romagna. Estate 2007

Now it’s time to all in all for JD, too.

Quite a lot of translated strips: many more on working.
The set target – having a translated strip for every Core’s author – is slowly being met.
A target joined with another one, maybe – let’s venture, this maybe – more important: to make Core accessible abroad.
Choosing English, at the expense of other languages which, like French, could have opened us new sceneries on what, according to everyone, is comics writers’ Eldorado, has mainly been dictated on the fact that only we (Italians) live of macaroni mo’ te magno and noio vulavàn savuar*. [macaroni, now i'll eat you and we would know. never mind.]
We Italians have, as a second language, dialect and a deep feel of communication, in every way and by all means.
Abroad, in every foreign country,English is eaten with homogenized.
So English was mandatory to reach the Andes from the Apennines. A pleasant obligation, on the square.
It’s possible that Comics are, maybe, the best mean. To a foreigner, asking direction to reach a street, we draw a quick sketch of little streets and arrows. A nice “X” to indicate yu hier.
Language barriers get hammered by a chop-chop drawn piece of paper.
By the way, we communicate also with a picked up pen.

Reaching an upper level, comics gets story, narration.Text melts and turns itself into a drawing, with his own style: the personal font, the scanned pen scribble, the different position of phrases set to suggest, show, tell who’s speaking and when. We go from street maps to dialogue, to contact, to give and take. Give something to read, take something to read.

There’ve been stumbles. Misspell to be signed by a red pen cut into the skin. There’ve been whole nights in front of a pc with that damned Wow dictionary as a little table for beer and cigarettes. There’ve been semantic quarrels and explanations. And there will be more. The little dream of having English things to be translated into Italian and not only vice versa is slowly coming true.
Luis is the pacesetter. We hope that not-italian conceived comics will follow his. Also French.

Before closing, a little request.
If you read some foreign comics writers, point them out to jd@coreingrapho.com

At last, a little Core-celebration.

We should thank readers, first, but for once we let commenters pass in front. They participate, empathize, live published strips, one by one.
We give thanks to authors for their commitment. For their sweat, their effort, their wish of getting in the game.
We see, on Core, a styles’ work-in-progress, fine-tuning, experimentation, proposals. Both in spite of the most elementary Bonelli’s boards and towards given pieces of advice and suggestions, shifting sometimes uncalled, more often necessary opinions. A pure author, who lives self-feeding with his value, doesn’t exist.
Likewise, the reader-commenter, who forces his tout-court point of view, doesn’t make sense.
We see on Core a melting pot of voices going to a “I’ve read you” at the end.

Thanks to Antonio Sofi for his support.
Antonio and his quotes, Antonio and his easy in the eyes, every time. Antonio, if you didn’t exist we’d have to go to create you.

Thanks to Flaviano and his glow, his in-Temperance, his strictness and his cynic, liberating infectious good times.

Then, Mak. For his trust. Mak through words, dreams, sharings. For his being on hand, his urging on and his patience.
Mak, the tumbling one who understands everyone and never loses any words, absorbing the whole, never getting you unheard.

We’re a Squadra Fortissimi
[extra-strong team: it’s a popular italian song. Never mind.]

È tempo anche per Jd di tirare le somme.

Un bel po’ di strip tradotte: molte di più in lavorazione.
L’obiettivo prefisso di avere una strip tradotta per ciascun autore presente su Core pian piano viene raggiunto.
Un obiettivo contestuale a un altro, forse –azzardiamolo, questo forse- più importante: poter rendere accessibile Core oltreconfine.
La scelta della lingua inglese, a scapito di altre che, come il francese, avrebbero potuto aprirci scenari su quella che a detta di tutti è l’Eldorado del fumettista, è stata dettata soprattutto dal fatto che solo noi viviamo di macaroni mo’ te magno e noio vulavàn savuar.
Noi italiani, come seconda lingua, abbiamo il dialetto e tanta voglia di comunicare, in qualunque modo e con ogni mezzo.
All’estero, qualunque estero, l’inglese viene mangiato assieme agli omogeneizzati.
Quindi l’inglese è stato obbligatorio per raggiungere le Ande dagli Appennini. Un obbligo piacevole, a dir la verità.
È possibile che il fumetto sia forse il mezzo migliore. A uno straniero che chiede indicazioni per raggiungere una via facciamo uno schizzo veloce di stradine e freccette. Una bella “X” a indicare you quy. Le barriere della comunicazione vengono stracciate da un foglietto disegnato in fretta.
Con una penna raccattata comunichiamo, comunque.

Salendo di livello, il fumetto si fa storia, narrazione. Il testo si amalgama e diventa esso stesso disegno, con il suo stile: il font personalizzato, lo scarabocchio a penna passato sotto lo scanner, le diverse posizioni delle frasi a suggerire, mostrare, dire chi parla e quando. Dalla piantina stradale passiamo al dialogo, all’interazione, al dare e avere.
Dare da leggere, avere da leggere.

Ci sono stati inciampi. Errori grammaticali da penna rossa incisa sulla pelle. Ci sono state nottate davanti al pc con quel maledetto dizionario Wow a fare da tavolino per la birra e le sigarette. Ci sono state lotte semantiche e spiegazioni. E ce ne saranno ancora. Il piccolo sogno di avere inglese da tradurre in italiano e non solo viceversa pian piano si avvera.
Luis è il capostipite, l’apripista. A lui, si spera, seguiranno a ruota comics di concezione non italiana.

Prima di concludere, una piccola richiesta.
Se avete qualche fumettaro straniero che seguite, segnalatelo a jd@coreingrapho.com .

Infine, un po’ di Corecelebrazione.

Per primi andrebbero ringraziati i lettori, ma per una volta facciamo passare davanti i commentatori. Che partecipano, si immedesimano, vivono le strip pubblicate, una a una.

Gli autori vanno ringraziati per l’impegno messo. Per il sudore, lo sforzo, la voglia di mettersi in gioco. Si assiste, su Core, al work-in-progress di stili, correzione di tiro, sperimentazione, proposte. Sia in barba alle più elementari tavole bonelliane sia verso i consigli e i suggerimenti dati, scansando opinioni a volte superflue e più spesso necessarie. Non esiste l’autore puro, che vive autoalimentandosi del proprio valore. Come non ha senso d’esistere il lettore-commentatore che impone la sua visuale tout-cort.
Su Core assistiamo a un amalgama di voci che si fondono alla fin fine in “ti ho letto”.

Grazie ad Antonio Sofi per il suo appoggio. Antonio e le sue citazioni, Antonio e il suo veder bello sempre. Antonio, se non ci fossi ti si dovrebbe inventare.

A Flaviano, alla sua freschezza, la sua in-Temperanza, il suo rigore e la sua allegria cinica contagiosa e liberatoria.

Poi, a Mak, per la fiducia. Mak per le parole, i sogni, le condivisioni. Per l’appoggio e l’incitamento e la pazienza. Mak che segue rotolando ognuno senza mai perdersi una parola, assimilando tutto, senza mai farti sentire inascoltato.

Infine, alla Joy Division. Siamo una Squadra Fortissimi.

* Cfr. Totò, Peppino e la Malafemmina, diretto da Camillo Mastrocinque, con Totò e Peppino de Filippo, 1956

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7 risposte a Una rivista strabica, un occhio che guarda altrove. Il punto di Jd sulla traduzione

  1. jiwaki scrive:

    Ciao Jd, una domanda: quando scrivi
    “Se avete qualche fumettaro straniero che seguite, segnalatelo a jd@coreingrapho.com“,
    intendi anche fumettari non anglofoni?

  2. jd scrive:

    Esatto. In questi giorni stiamo vedendo di mettere in piedi anche l’ambaradàn in francese, ma è un’anticipazione di una notizia che vi comunicheremo non appena sarà possibile.
    Btw, siamo interessati a tout le monde: francia, sudamerica, oriente estremo e vicino, sarebbe bello conoscere anche gente del continente africano. Come si capirà, l’inglese è una scelta più che obbligata, ma per la comunicazione, non per lo stile o le idee.
    Grazie Jtw, se hai qualcuno da consigliarmi scrivimi alla mia mail.

  3. makkox scrive:

    be’, cavolo.
    :)

  4. Lobo scrive:

    Che dire? The pen is on the table, of course!

  5. Leon scrive:

    minchia, what a story, bro’!

    sorry mate, i can’t resist!

  6. Luis Escorial scrive:

    Let’s start saying I am NOT a translator. As a matter of fact I wouldn’t dare to jump on such a dangerous job; unless I have a masochist desire to either rush a translation (doing probably a horrible job) or expend hours getting familiar with the work and the author I am translating so it becomes sort of my own (something you need to make a good translation).

    We are not talking about translating a “Videorecorde manual. That is easy, almost word by word. We are talking about words from another person, thoughts and feelings, and trying to do it with as much fidelity as possible.

    When I started to read (and understand) books in English as original language I realized how bad some of the translations I read before were. I read some Spanish books in English and was horrified with some of the versions.

    As a translator you need to become the author, you need to feel his/her pain and happiness, suffer and enjoy the story. You need to understand everything that surrounds the author and what he is trying to communicate. I think a perfect translation is almost impossible but a good translator will make it close enough. The closest one would be to read the work in its original language.

    For my own experience, when my first story “A Walk” was translated to Italian by Jd, I commented I felt it sounded closer to my heart than the English version I had written. Probably because the similitude between Spanish (my native language) and Italian. I can talk for the rest of the authors by in my case I am extremely satisfied with the work Jd has done, and I understand how difficult it may be for him. Maybe for my next story I will add some “sidenotes” that would facilitate his work :)

    Funny and “just a coincidence” ? that the next story I am working on talks about language… but you’ll have to wait for Jd’s translation.

  7. jd scrive:

    Dear Luis, you hit. I think the join venture with the author must be first. So, we can talk about turning, changing. Sometimes sticked, sometimes not. The most problem is when the italian language joke destroyes in english. And slang: AE is different from BE. And “that, wich, who, whom, those, anyway, btw”. Hard to decide when is familiar speaking or cambridge session. That’s the reason for friendship with authors is so necessary.

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