Ogni scarpa…

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Info su Lobo

Sono nato il primo di marzo del ’75 sul tavolo del soggiorno di casa. Attualmente, adottando come copertura l’identità di architetto, mi aggiro nottetempo attorno al tavolo da disegno per tenere fede all’antica passione dell’arte sequenziale. Pubblico le mie cosette su Invento altri tempi e sul blog palermitano Rosalio. Da qualche tempo faccio anche il vignettista satirico per la rivista I Love Sicilia ().
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36 risposte a Ogni scarpa…

  1. nikink scrive:

    il guerriero perde l’innocenza, non la necessità della lotta

  2. Engelium scrive:

    Davvero bella!

    era difficile avvicinarsi al solito markox o alla mitica “sciabattata” dello zio di flaviano :P ma direi che questa è decisamente da oscar ;)

  3. manu scrive:

    mi è piaciuto in particolare come hai reso la sequenza della caccia, con il topo che appare in primo piano. Bel lavoro.

  4. Willy scrive:

    Mi piacciono molto i disegni, mi piace il montaggio, il ritmo e lo scrolling fila che è un piacere.

    Non mi piace l’approccio o forse in generale la motivazione che sta dietro la storia. Cerco di spiegarmi.
    All’inizio dici di incazzarti perché ti risulta difficile toccare certe corde. E con questo spirito sembri accettare, in modo ovviamente giocoso, la ‘sfida’ lanciata da Laura, Mak e Flaviano.
    Solo che a mio avviso ti lasci condizionare troppo nella scelta delle armi e parti penalizzato. E’ come se insieme al tema avessi accettato anche i confini intorno ai quali ruotano le loro storie.
    Nella tua storia ritrovo immagini, come il segno dei sandali, già usate altrove, però da te diventano segno sociale di appartenenza, perdendo l’aspetto divertente e divertito che ad esempio potevo leggere nella storia di Flaviano, così come le altre scarpe, per quanto fossero state le tue preferite, risultano cmq anonime (sappiamo solo che appartenevano a un catalogo di postalmarket), sono semplici scarpe e non caratterizzano a dovere un momento o un contesto così come succede nelle storie di makkox e Laura. Vogliono essere segni, ma non hanno l’incisività per essere davvero tali, proprio perché non sembrano appartenere davvero a quel momento, a quella storia e a quel personaggio.
    Ripeto che per me le scene sono sapientemente legate tra loro e tecnicamente tutto funziona davvero bene, ma l’elemento che lega la storia non sono le scarpe, ma una retorica del mito selvaggio dell’infanzia in salsa nippo-televisiva, propria della nostra generazione, che inizio a trovare spersonalizzante. Tanto è vero che sento la voce del te stesso di oggi, quella di tua madre allora, ma non sento, espressamente o tra le righe, neanche la voce di un bambino.
    Fra l’altro racconti di un’infanzia, o di un suo momento, sostanzialmente felice, ma lo fai tessendone un elogio funebre un po’ pesantuccio nella sua riflessione finale, tanto che mi chiedo se davvero la storia della panchina potesse aspettare. Forse eri mentalmente settato su un altro spettro emotivo adatto a quella storia e non a questa.
    In chiusura rinnovo cmq i complimenti sul versante ‘tecnico’, giusto per riequilibrare ‘sto papiello di pippe mentali. : )

  5. Estebans scrive:

    “stavo lavorando alla mia nuova storiella per coreingrapho. una storia di panchine, barboni, innamoramenti e cani”
    e poi:
    “la storia della panchina può aspettare”.
    (cit. lobo)

    e no.
    il punto è che la storia della panchina non poteva aspettare.

    perchè messa così è come se su quella panchina non si fosse seduto nessuno, accanto a te, e la storia te la fossi raccontata svogliatamente da solo.

    o meglio: accanto a te sulla panchina si sono seduti i fantasmi di mak, flav e laura.
    delle loro storie.

    e tu, questi fantasmi, piuttosto che allontanarli con un giornale come le mosche che svolazzano intorno alla testa del tuo bambino di periferia, li ha guardati negli occhi e sei stato contaminato.

    belli i disegni, ma la narrazione -è una mia impressione- sembra non uscirti dal cuore, come se tu narrassi di un amore non vissuto, inventato al momento per bullarti con gli amici che ne raccontano di ogni.

    tu quella scarpa -sembrerebbe- non l’hai amata.

    o sì.

    ma io non l’ho sentito.

    :)

    E.

  6. Harlock scrive:

    Mi piace un sacco come disegni, Lobo.
    I tuoi neri pesanti e il segno grosso e nervoso.
    Anche il montaggio è notevole.

    Riguardo la storia devo dire che la parte centrale è potente, calibrata, ben riuscita.
    E’ quello il cuore, la vera storia sta tutta lì – c’ha ragione manu, la sequenza della caccia è perfetta.
    Poi c’hai appiccicato un inizio e una fine, hai voluto dare un senso, spiegare.
    Trarre una morale.

    E’ li il lavoro ne risente, secondo me.

  7. Giorgio scrive:

    Oh bravo Lobo! Bella! Si comincia a ingranare, perdio!

  8. Skiribilla scrive:

    La parte disegnata mi piace praticamente tutta, Lobo, davvero bravo, fila via benissimo e rende da matti l’idea.
    La parte del testo la apprezzo molto dove ci sono poche parole ma incisive e precise.
    Quando la “didascalia” si allunga, specialmente nella parte finale, trovo anch’io come altri che tu abbia lasciato un po’ troppo spazio a morale e retorica.

    :-)

  9. laura scrive:

    a me piace, molto la narrazione, forse un po’ fredda, ma il caldo e il freddo chi li decide? sono valori assoluti? il distacco può esserlo, così com ela visceralità.
    Forse manca la leggerezza che avrebbe lobo avuto senza sentirsi in gioco, in confronto, ma in compenso ha tirato fuori cose che non avrebbe dette, altrimenti.
    bello lo scroll del topo, una makkoxiata bene assimilata, non copia, imparamento, vorrei anch’io imparare.
    invece, a dispetto dei commenti succitati, il segno non sempre mi piace, i bambini, le loro facce (pure la mamma) sono un po’ sterotipi, ecco, li sì mi manca qualcosa, non nel segno, nel disegno dei personaggi come personalità. Che invece c’è nell’io narrante.
    l’affetto per le scarpe, anonime scarpe da postalmarket, c’è.
    vabbò, torno a lavorare :)

  10. jd scrive:

    ora tu spiegami quel bbiribiri-bò come minghia lo traduco.
    avanti, spiegamelo.
    ;)

  11. Flaviano scrive:

    io lo lascerei così con un asterisco che spiega, a mo di padrino, con le frasi in siciliano originale

  12. Willy scrive:

    Mi sembra la soluzione migliore.

  13. JohnTra scrive:

    La traduzione non farebbe male anche nella versione originale…. :)

  14. JohnTra scrive:

    Bello.

    Nella scena dove si vedono i vestiti lerci, pronti ad essere buttati nella pattumiera, mi sarei aspettato di vedere anche la sagoma di Actarus, Daltanius e L’Uomo Tigre, lì in mezzo…

  15. makkox scrive:

    e che fo, non dico la mia?
    tzè!
    primo: la panchina all’inizio è un attacco che funge da trailer, infatti m’ha messo una cazzo di curiosità e aspettativa per la storia (quella della panchina) che non t’immagini. è un disegno molto suggestivo.
    poi dall’immagine del collettore all’inseguimento del topo allo splash del nero che ti fa saltare nella lordura stavolta bianca (ottimo uso del negativo per cui quel bianco è come fosse nero) è uno scroll così buono che scompare in lettura.
    non è narciso, ecco.
    STRA-BRAVO. io ho imparato qualcosa da questa sequenza. grazie.
    cazzo quanno ce vo’ ce vo’!

    le pecche evidenziate dagli altri, le vedo anch’io però.
    quanno ce vo’ ce vo’
    :)

  16. Lobo scrive:

    Non so. Ho bisogno ancora di capire, attraverso i vostri commenti, quali siano sul serio le pecche perchè si riscontrano fino a ora due scuole di pensiero nette:
    1) “Mi piacciono i disegni, non mi ha scaldato del tutto la storia”
    2) “La storia mi convince ma nei disegni trovo dei difetti, degli stereotipi da superare”.
    Nel complesso, comunque credo di potermi ritenere soddisfatto… o no?

    per JD: “Dove vai disgraziato? Togliti tutto! Quando arriva tuo padre ti fa vedere lui!!!”

  17. makkox scrive:

    le pecche che io riscontro (nell’insieme che considero buono, come già detto) sono: il volto dei personaggi (la cosa che diceva laura) e attacco e chiusa che trovo inferiori alla parte centrale che invece è molto potente. evocativa (almeno per me).
    ecco, forse è solo il contrasto che dà st’impressione.
    la magia dei ricordi d’infanzia a me m’acchiappa troppo, che aggia fa?
    cmq, non mi riferisco quasi mai alla storia in sè.
    tecnicamente trovo anche stavolta che sai raccontare benissimo colle immagini in sequenza e che ti sei appropriato davvero bene dello scroll.

  18. Lobo scrive:

    OT: Makkox credo che tu debba regolare l’orario dei commenti e mettere l’ora legale. Il commento precedente l’ho lasciato due minuti fa e non un’ora fa…

  19. giulia scrive:

    bello, piaciuto il legame scarpa-età della vita. la mia impressione è che sia finito troppo presto, che manchino ancora delle scarpe che raccontino il passaggio dal bambino a quell’adulto dalla “corsa idiota”.

  20. Dirk scrive:

    Scroll perfetto, disegni bellissimi, storia un pò socialdemocratica svedese… freddina, insomma…

  21. Rael scrive:

    per me non è fredda: è pudica. anche perché noi non ci ricordiamo nello specifico cosa ci accadde a 8-10-13 anni: ci ricordiamo le sensazioni e le associamo a immagini. su questa base io non la considero fredda ma, anzi, penso recuperi le sensazioni che Lobo ricorda, e le traduca in immagini.
    mi piace anche lo scroll che sta fondendo le immagini invece di mantenere i blocchi, ma senza snaturarsi e senza imitare. sì, forse troppo nero: ma quando ricordi un’avventura finita non troppo bene non è che sei rosa confetto, anzi.
    a me piace e molto: penso sia la più “onesta” ciabatta finora, soprattutto nell’allacciarsi alle altre storie ciabattare apparse finora. cioè. QUASI tutte. ;)

  22. kaltex scrive:

    fantastica! finalmente makes sense (vedi struzzi vari) :)

  23. kaltex scrive:

    dimenticavo: la tua faccia nella 3 e 4 vignetta, è orribile! hahahah

  24. mirtilla scrive:

    che stress che ansia…sti blog risentono troppo dei “grandi”
    è tutto un esame…i voti quando li mettete???

  25. Leon scrive:

    A me è piaciuta. Non leggo la freddezza avvertita da altri, ma quello credo sia soggettivo.
    Mi piace molto l’uso dello scroll, forse una delle integrazioni migliori che, a mio modesto parere, si sia vista finora tra storie di ciabatte, condomini, pirati e tutto il resto. Bravo Lobo, stai entrando in matrix.
    Per me, un fattore da non sottovalutare è la Rimediazione del fumetto. Le cose buone sulla carta qui possono non funzionare. Quello che andrebbe creato è un nuovo medium, non un nuovo modo di usare il vecchio.
    Dice: e m’hai detto cazzi.
    Dico: si. T’ho detto proprio cazzi.

    daje

    Leon

  26. riccionascosto scrive:

    Ma questo è siciliano facile… (manco fosse Camilleri)

    Dove stai andando,
    disgraziato?
    Levati tutte cose! (NdT se non fosse chiaro: Spogliati del tutto!)
    Quando viene tuo padre
    ti fa vedere lui!

    (e di solito non finivano qui, i rimproveri – per non dire le abbanniate)

    Serve altro?

    :)

  27. riccionascosto scrive:

    Ecco… se fossi arrivata fino a qui, mi sarei risparmiata un commento inutile più su. (La traduzione)

    Scarpe o non scarpe (che in effetti scompaiono un po’ dietro la storia, ma in fondo forse erano solo un pretesto) io giudizi sulla tecnica non ne posso dare, ma la parte centrale mi acchiappa assai.

    Però voglio la storia della panchina (e l’800A lo capiscono veramente in pochi, secondo me ;) )

  28. wallyci scrive:

    Credo che la difficoltà di JD sia la traduzione in inglese, non in italiano.

  29. jd scrive:

    Gazie Wally e tutti, ma credo che la cosa più difficile sia dirvi che la mia era solo una battuta…

  30. wallyci scrive:

    messere, non vi credevo capace di cotanta audacia ;-)

  31. jd scrive:

    attenda una borsetta di coccodrillo, e poi potrà darmi dell’audace, donzella.

  32. riccionascosto scrive:

    infatti io rispondevo a JohnTra, non a JD ;)

  33. Pingback: Coreingrapho » La rivista che vagola e svongola. Nuovo coreographo (Ned) e il contest sorridente

  34. iani scrive:

    bellissima.

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