Be’, l’esercizio sulle calzature fa nuovi adepti. Bello.
Ah, ed Emanuelesi dal 3 al 27 aprile è presente con una personale alla APW Gallery di Long Island City (NYC). Magari chi si trovi da quelle parti può farci un salto, dargli una pacca sulla spalla e con voce bella potente proclamare “uè, guagliò ma tu vir’ n’docazz’ sei arrivato!“, che a una personale fa sempre il suo bell’effetto ;)
Complimenti emanuè!
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Tutte le tavole della serie BFOM – All BFOM strips

Mi piace, Lidia.
E pure il suo colpo di tacco finale.
Perché poi, davvero, è questione di stomaco.
(E complimenti a Emanuele, sì)
concordo con riccio.
m’è piaciuto che la discesa nel pozzo riservasse un’ultriore botola in fondo.
(ma mò chi lavora in fiat non se la prenda!)
e questo era per la storia.
graficamente trovo coraggioso l’uso di colori primari. soprattutto a monitor che vibrano di brutto.
coraggioso perché a tinte cipria come faccio io suona sempre bene, è come canticchiare a bassa voce, invece coi colori primari è provare a intonare un pezzo a pieni polmoni. e lì o sai cantà o fai ‘na figuremmerda.
io dico che emanuele canta bene. cavolo.
Son scemo.
Ho capito adesso che quelle righe bianche che parevano errori da copia-incolla ritagliano invece delle sagome di scarpa dritte e poi capovolte.
Per i colori sarà il mio monitor ma ora son mezzo cecato.
Dev’esse per questo (e perché mi piacciono da matti quelle due gambe colle calze in chiusura) che me la sono immaginata tutta in bianco e nero, tipo cliché.
Eh, ce lo so, son monotono. :)
Intensa.
Anche (o proprio) nella sua brevità.
siamo sponsorizzati dalla Pantone e dall’Associazione Oculisti del Wisconsin, io ed Ema.
:)
anche di culo perché sia solo una possibilità remota a cui attingere se sei proprio all’ultimo e invece ti arriva un’alternativa. :)
Che dire a questi giovinotti.
Il prete con inciso BXVI sulle scarpe che lascia un’impronta rosso sangue con la croce, mi ha fatto prendere un treno tutto mio. Appena tornato mi sono goduto il resto. Sono contento perchè stavolta ho letto il tutto senza avere necessità di ripassare, come mi succede di solito con Rael, per capire chi era l’assassino. Ma stavolta sono dovuto tornare indietro per mettere a fuoco gli stacchi di colore di Emanuele, e leggerci dentro le varie calzature.
Insomma con voi, di riffe o raffe, due botte tocca dargliele!!!
Benissimo ad entrambi, per me la lega si salda sempre di più!
Complimenti
Leon
so good, elwood.
so good, emanuele.
Mi piace molto che si sovrappongano figure ritagliate e ritratti con anima. Davvero una rappresentazione grafica magistrale.
E anche la storia è molto bella. Concordo con Leon: stavolta non si deve andare a controllare se lo scappellamento va a destra o a sinistra ;-)
piaciuto molto. da rileggere per cogliere sfumature e piccoli inganni grafici e non che aggiungono ogni volta qualcosa. notevole in una cosa breve.
poi, da profana, mi stupisce come il segno riesca a essere diverso ogni volta.
bravi
beeeelo! vabbè io col meretricio ci vado a nozze! la chiusa m’ha fatto venire in mente che una storia a se la meriterebbero le “scarpe antinfortunistiche”
averci pensato prima…
Gia’ la frase iniziale da sola “Ça vaut le détour”.
Eppoi Emanuele mi ha stupito per quanto sa adattare il suo stile (cheffaccio, lo mando a lui il conto dell’oculista?)
E poi la chiusura, bellissima (Manliooo??).
Applausi.
(Anche se la piu’ bella vostra per me resta Mattia – anche se li’ non avevo commentato – Ehm, scusa Rael ;-( )
Ho sempre intravisto nelle vostre linee e testi un tratto alla Carver (non so se vi ci possiate riconoscere o meno, è ovviamente una sensazione personale), quel malessere sotterraneo, la traccia nascosta, un qualcosa che disturba in sottofondo, ma mai chiaramente rivelato. Qui siete più diretti, più aperti e meno mediati, ovviamente anche nei colori appunto primari, ma il pugno sullo stomaco finale sempre di Carver è.
Bello.
prima di tutto quell’uscire dal concetto di se stessi, che eco ci scriverebbe sopra un trattato su significato e significante, quelle due scarpe blu che si denudano restando pelle e cuciture scivolando fuori dal blu elettrico trasparente dietro cui si nasconde come una puttana romanticissima la donna seduta sul letto, un separè di colore,
quasi come mettere mani ad un proiettore a bobine e mandare le pizze al contrario,
proiettare in rewind la “classe operaia va in paradiso”,
escher che si impossessa di saudelli e gli impone la disciplina del contenitore (la scarpa) piuttosto che il contenuto (il piede),
e poi
il riassunto di una vita e un trattato di psicologia in quel lapidario “divenne divertente scoprire la tristezza”, controcanto fiero alla pavida vile maschile melanconia post coito.
“poi entrai in fiat” dovrebbe far parte della sigla de “la storia siamo noi”, tra quelle voci fantasma che un cursore audio traforma in istantanee vocali.
sentite anche voi l’odore di quelle bambole da sorella fatte di cartoncino, con i loro vestiti piatti e finti applicabili con piccole linguette ripiegabili?
E.
so che potrebbe sembrare spocchia, ma io non ho mai letto Carver. Magari Ema sì, ma un mio ex fidanzato si bullò di avermene preso un libro da regalarmi ma non fece in tempo a darmelo, scoprendo di essere gaio e misogino.
quindi, se riferimento letterario o stile c’è (ed è comunque un complimento!) purtroppo o per fortuna è involontario. Almeno da parte mia.
Dice bene Este con il timbro La Storia Siamo Noi, sarà che per cultura e formazione gli anni ’70 mi son vicini, con i licenziamenti in Fiat causati da brugole e cacciaviti infilati apposta negli armadietti dai Capo. Ma non possiamo cancellare le nostre radici e le nostre sensazioni primarie, che per me sono appunto questo e un film italiano che non ho mai più visto e di cui non so il titolo: lei lavorava di giorno, lui di notte, e si incontravano solo il tempo della colazione o del bagno. Cosa darei per saperne almeno il titolo.
E, poi, c’è la mia formazione da tintometrista, coi colori primari, il triangolo e il cerchio, la x e la y della tavola tintometrica. Ema mi ha fatto un regalo, con il magenta e il cyan.
grazie a tutti.
Non so se st’amichetto tuo fosse gaio e misogino. Sicuro cià fatto la figura del ricchione che cià sulleballe le donne.
Carver, minchia, non averlo letto però è grave.
Raymond Carver.
Il mistero del falcone pugliese, Il grande slip. Capolavori che non possono essere igniorati da chi cometè.
eccheccazz…
non farti sentir dire una roba del genere o qualcuno t’apostroferà
Vuoi stai zitta per favore?
Bà, il film sarà mica La classe operaia va in paradiso, con Volontè (mon amour)?
I pensieri del vario prostituirsi mi sa che son toccati, una volta o l’altra, a tutte.
Oltre a quella più eclatante ce ne sono altre forme talmente subdole e sottili che a volte credo non ci se ne accorga neanche.
E invece.
Grande striscia, grande cuore, la malinconia sempre presente nelle storie di Rael ed Emanuele che ancora una volta sorprende per l’empatia con Barbara.
Rileggendo l’intera serie salta all’occhio come i disegni siano diventati sempre più segni che non riscrivono un semplice momento, come nelle prime due istantanee, ma condizioni esistenziali, se mi passate la parolaccia. Il tutto dona a BFOM un movimento interessantissimo che ci sposta ‘dentro’ e ‘in alto’ (anche la struttura diventa sempre più verticale).
Se non è programmatico, non che sia una discriminante in ogni caso, dimostra ancora di più quanto siate bravi :)
mmh…
hehehe….e vabbe’ dai era un complimento per Ema e Rael…..povero Carver…”Il grande slip “….ommmadonna…;)
Adesso ho capito perché m’ha lasciato. “Il grande slip”. Ecelodovevo capì, celodovevo.
Clà, ma sai che non lo so? Io ci ho fissa ‘sta scena, che si incrocchiano in bagno, lei si prepara a uscire e lui va a dormire.
mannaggia. Se è quella lo scar lo compro subito.
Eppoi, la malinconia. Mannaggia. Io vorrei far ride. Cacchio. Mi metto lì. E ce lo dico: Ora Facciamo Ridere.
Nella migliore delle ipotesi ci faccio morì la vecchia sotto un tram, nella migliore.
Mannaggia.
In attesa che Ema finisca il suo vernissage con Carrie e Amanda ti do la mia versione.
No, non è programmato, anzi. In realtà c’è un lungo svogliatissimo lavoro preparatorio che si risolve nell’isteria dei 5 minuti finali. E, immancabilmente, uno dei due si ricorda che deve andare in verticale.
mmmmm.alfo?
Questa volta la sociologia da working class hero mi piace poco, e anche i disegni mi piacciono meno. Caggia fa…
eh, niente Manlio. Ma non è che sia questione di working class hero. È anche questione che in fonderia per il turno di notte a una donna non la prendono.
e quindi?
e quindi la risposta te l’ha già data in aticipo Claudia, poco sopra. :)
Nono ma io mica volevo una risposta. Mi piace poco il genere, il tema. Stop
Oh, facciamo una cosa.
Che se voi due magari un giorno avete la possibilità di pubblicare la serie BFOM, io la prendo al volo (prima stampa, che è sempre stiloso avere la prima stampa), vi raggiungo (che vi cerco stile rapinatore) e mi autografate il libro. Oppure stampo per conto mio Lidia e Mattia e poi, come detto prima, vi raggiungo e mi autografate entrambe le stampe.
Quindi continuate così, su questa strada, che io oramai mi sono innamorato di voi.
…e anche il finale è un po’…
un po’…
aiutamaddì, manliù…
(hehehehe)
scherzo eh! nun fa che t’incazzi!
finalmente tra voi…
allora grazie a tutti.
pero’ qualche appunto ci starebbe bene dal 20esimo commento in poi…
comincio io:
ma tua la morale etica sulla prostituzione? Rael, ne vogliamo parla’?
‘spe’ che piglio er parchetto a Brunetta, ce salgo e me metto a pontificà!
ndo stà
ce lago eh
ohu
me vedete?
inizio eh!
attacco!
me sentite?
ma ndo sta er microffono, abbasateloooo
effettivamente quelli sono proprio errori da riempimento con secchiello PS,
ho anche provato una versione senza, ma poi li lasciai…
piaciuta.
“l’uomo telegrafico”
dì un po ma sei così anche a letto?
XD
Ti prego, Rael.
Non fare MAI una sceneggiatura pseudo-dialettale
come in questo commento, che rabbrividisco mentre leggo
e mi si digrignano pure i denti per conto loro.
Dì lo giuro.
va bene torno al linguaggio natìo e parlerò solo sabaudo.
va bin.
piaciuta. piace lo scorrere, l’inizio, il finale, meno la tristezza dei clienti.
i colori accesi mi piacciono, ma qui a volte sgradiscono qualche forma affrettata.
bella coppia sti due, cmq. :)
ah, dimentico sempre qualcosa… fighissimo questo proseguire di scarpe, sempre così diverse, questa anche più! :) e coraggiosa.
e ora a lobo!
la prima impressione , arrivato in forndo è stata una esclamazione: DIO. (ora uno ci aggiunga o porco o santo a seconda dei gusti preferiti) il tutto dovuto al forte impatto che mi dato. un pugno nel plesso solare dopo pranzo mi avrebbe fatto meno fastidio, non so per quale motivo forse per il finale così cinicamente preciso,
apprezo invece molto lo stile grafico, l’alternare i colori, alternare le scarpe, così come la protagonista cambia uomini o meglio cambia rapporti.
com…AHHHHHHHHH!!!!!!
as usual, grazie.
Straordinario. Concordo con voi, amici lettori. Un vero pugno nello stomaco. Credevo fosse dovuto ai disegni così dolorosamente minimalisti e ai colori lisargici e invece era proprio la storia. Mi ha commosso. L’ho letto or ora e ho pianto per tre minuti e mezzo.
Una storia breve ma intensissima ed emozionante, pregna di significato.
Applaudo e mi prostro. Penso che questa coppia abbia molto da dare all’intero paese. Ce ne fossero di artisti così.
Oh, Strao, grazie Strao, mi stampo il tuo commento, sei uno sprone a continuare, davvero, me lo stampo e lo fisserò per tre minuti e mezzo al giorno. Con regolarità.
ma perche’ solo all’intero paese? io direi al mondo
ma lidia questa qui è quella lidia della foto di tu sai dove, rael?
:) sì
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bela la storia dal truiun cas cata le scarpe
ma prima pensa a mangé
mi a disu che l’è prope real(rael)istica
e ades a cercu an post in fiat
ma prima a vadu a mangé co mì,
madamin