Compito ingrapho

Non avevo mai pubblicato su carta. Poi un giorno arriva Laura Scarpa e mi fa esordire su Blue. E’ un azzardo perché sono una pippa, ma lei vede potenzialità. Tante cose mi ha insegnato del fumetto da quel giorno.
D’altra parte lei non aveva mai pubblicato sul web. L’aiuto ad esordire con un suo Tlog. Non è un azzardo perché lei è un mostro e Caffè a Colazione si rivela da subito un gioiello.
Ora, dietro subdolo invito, ma, son sicuro, spinta soprattutto dalla sua enorme curiosità e voglia di sperimentare, arriva qui su Core.
Per me un tuffo, ar còre.
[Mak]

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Info su Laura Scarpa

Dal 78 fa fumetti o ci lavora... Non con grande successo, ma si imparara sempre. Dirige e fabbrica varie riviste Scuola di Fumetto, Blue e, prossimamente, Animals. (questo il suo tlog)
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71 risposte a Compito ingrapho

  1. makkox scrive:

    @dirk
    http://it.wikipedia.org/wiki/Dogma_95
    leggi e non farti fottere però. il decalogo nacque più dalla scarsità di mezzi che da una visione ideale del fare cinema.
    però ha dato luogo a una corrente stilistica che ha detto la sua. anzi: ha dato la sua.

    Prima che molti che hanno i genitori vivi come me, comincino a maneggiare veleno per topi in cucina per poter fare anche loro il compito di Scòtz, voglio dire un paio di cose che li riportino alla ragione.
    Laura ci mostra il gap che esiste tra web-comic e fumetto “d’autore” (che brutto termine). Non è tanto la scelta dell’argomento pesante ed emotivamente potente (quello è davvero un dettaglio insignificante), ma l’approccio alla scrittura.

    Si può anche parlare di quella volta che s’è sgusciato piselli per due ore SU MARTE, l’importante è farlo senza attingere dal luogo comune o cercando di essere plausibili.
    Il primo passo (e il più facile, io lo so) per un narratore in erba è raccontare un ricordo (è così che ci si riconosce narratori!).
    Il secondo passo è raccontare ciò che si è immaginato.
    Immaginare e ricordare son quasi la stessa cosa.
    Immaginare è come ricordare una cosa mai successa.
    Se ciò che immaginiamo (e raccontiamo) non ha la potenza del ricordo, diamo vita ad una semplice fredda ipotesi.
    E ancor più freddi e anonimi si diventa quando il frutto del nostro immaginario è corrotto è annacquato da una (veramente stupida stupida stupida e ingenua) razionalità normalizzatrice. Razionalità che ci sussurra domande così: “lo capiranno tutti questo passaggio?”, “è plausibile che questo personaggio si esprima in questo modo?”, “è credibile che succeda questa cosa?”.
    E’ plausibile che un barone si arrampichi su un albero per non scenderne più a causa d’un piatto di lumache?

    Quindi non vorrei che Core si riempisse adesso di emulazioni emotive (e tematiche) del bellissimo pezzo di Laura, quanto piuttosto di emulazioni stilistiche. La cosa da imitare, anzi no, da RUBARE a Laura (di cui appropriarsi) è l’approccio alla scrittura.

    hai detto cazzi.
    :)

  2. Dirk scrive:

    Lamadonna!!! Puri e duri!

  3. Skiri scrive:

    Questo racconto mi è piaciuto tantissimo, neanche a dirlo.
    Fra l’altro le prime due tavole m’han fatto l’effetto di una mia biografia a quell’età ed è stato straniante.

    Detto questo vorrei aggiungere che l’esperienza di Laura è tale per cui sa benissimo quali corde toccare e che parole e immagini usare per coinvolgere ed emozionare.
    Non sto dicendo che abbia fatto un lavoro furbo, eh! Dico che lei ha sicuramente la consapevolezza di quello che è e di quello che vuol dire e l’ha fatto nella sua maniera migliore.
    Consapevolezza che ti viene e si rafforza con gli anni, c’è poco da fare. Quando poi, come nel caso di Laura, non si perde mai entusiasmo, voglia di sperimentare e provare e curiosità a tutti i livelli, allora si raggiungono vette davvero notevoli. E fa sì che chi legge assorba emozioni e vita come poche volte capita.

  4. Estebans scrive:

    “E’ plausibile che un barone si arrampichi su un albero per non scenderne più a causa d’un piatto di lumache?”
    (cit. mak)

    lo è.

    siamo tutti cosimi calviniani, e il ripiego del racconto facile fatto di ombelichi propri dovremmo rifuggerlo.
    anzi, dirò di più: proprio quell’ombelico nostro dovrebbe essere la nostra lumaca terrorizzante, e dovrebbe spingerci a salire e scendere dal ramo della narrazione (disegnata).

    raccontatori rampanti, ecco.

    poi, dopo (e la storia professionale di laura è il suo “dopo”), possiamo raccontare -anche- le nostre frattaglie.

    E.

  5. mirtilla scrive:

    oddio ma dov’era ‘sta laura prima???
    non c’è da dire niente…o ci sarebbe da dire troppo…

  6. caramella scrive:

    conosco Laura da tanto (per i suoi lavori, non personalmente)
    e vederla qui è un gran bel regalo.

    Laura e Mak hanno una cosa in comune, da come la vedo io.

    rispetto a chi legge sono entrambi dei gran seduttori.

  7. viadellaviola scrive:

    è da stamattina che ci penso. tanto bello ma mi manca qualcosa.
    e poco fa ho capito cosa.
    la storia è bella, i disegni anche. ma sai cosa? mi manca la carta. sai quando vedi una cosa bella e ti viene voglia di toccarla? io lavoro con i libri, e quando in libreria arriva un libro con una bella copertina quasi che gli faccio una carezza, alla copertina. no quasi, gliela faccio davvero.
    il tatto. ho bisogno del tatto come ulteriore strumento per conoscerla, una cosa.
    e anche con questi disegni che hai fatto.
    avrei voluto vederli su carta. quella carta un po’ ruvida, che si impregna di colore. il tratto della matita. il foglio sporco sui bordi. mi è mancato questo.
    e mi sono chiesta quanto cambia un disegno. dalla carta allo schermo del pc. cambia anche il mio modo di guardare. e di accogliere.
    la mano sullo schermo non posso metterla. ma quasi che stavo per farlo. talmente forte è l’abitudine.
    in certi musei faccio scattare l’allarme…
    forse è un processo diverso a monte.
    un disegno pensato per il web e uno invece che si innesta nella carta.
    con gli altri disegni-fumetti postati qui, non ho avvertito questo bisogno fisico. di conoscenza.
    poi non ho capito se questa cosa che ho pensato può essere una cosa bella o brutta per chi questo disegno l’ha fatto.
    spero venga accolta solo come una riflessione.
    poi volevo dire anche che mi hai ricordato tanto, per questi tuoi tratti, Luzzati.
    e questa è una cosa bella.

  8. petarda scrive:

    grosso grossissimo mago, alias magone

  9. makkox scrive:

    @vudi-vù
    in effetti il tratto di laura è così contaminato dalla carta (le striature, la ruvidezza del supporto di cui si ha traccia nei segni) che della carta si sente la mancanza. O meglio: sìintuisce che il suo media naturale (e originario) sia la carta.
    Anche secondo me stampato renderebbe meglio che a monitor.
    Idem per il tumblr “caffè a colazione”.
    Io dico che tutto questo troverà la via della carta (parlo delle robe di Laura), lei ci avrà già pensato e magari te la ritroverai in libreria.
    Nel caso ne daremo notizia anche noi.

  10. viadellaviola scrive:

    makkox: ecco, fareste cosa buona e giusta. a dare notizia.
    e la fareste ancora più giusta, oh voi fighi delle vignette, se mi segnalaste roba bella da tenere in libreria.
    non so quasi niente di fumetto, ma sto studiando…
    ci sono bambini che non sanno nemmeno chi sia topolino.
    topolino. dico.
    e la pimpa.
    vabè passi la pimpa. ma topolino.

  11. Ed! scrive:

    @Vudivù:

    mi manca la carta. sai quando vedi una cosa bella e ti viene voglia di toccarla? io lavoro con i libri, e quando in libreria arriva un libro con una bella copertina quasi che gli faccio una carezza, alla copertina. no quasi, gliela faccio davvero.

    Che bella cosa che hai scritto :)
    Succede anche a me a volte di accarezzare un bel libro. A volte di sentire ad occhi chiusi il loro profumo. In alcuni casi li ho avvicinati alla guancia, come per abbracciarli. Come un amante :)

    ciau

  12. manu scrive:

    brava Laura.

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  14. laura scrive:

    @dirk, solo grazie, eh!
    E anche a@franca, tanoka, ed! emo ecc ecc davvero a tanti di voi grazie…
    @luis se hablamos en face, me gusta mucho conoscerte, espero la proxima historia…
    @estebans credo che proprio la vita sia così, doppia sempre, anche in modo meno crudele della tua storia (che segue).
    @giorgio e lobo e ecc., sì, hai ragione, ci vogliono palle, o coraggio. Questo credo di avercelo messo, cerando di non andare su quello che ci si dice sempre ma cercando dentro le cose vere e squadernandosi un po’.
    @manlio grazie dele risate: ma ho disegnato così da culo Pratt? ;)
    @jiwaki, grazie per il caffè,
    @viola a me la carta qui non è mancata, è un materiale che ho, ma capisco che si sente che c’è, capisco che a te e a ed o ad altri si faccia notae, ma sono convinta che se faccio pe qua è per qua. Ance i caffè, piuttosto li appenderei a dei ganci, ma forse il libretto si farà…
    Volevo dire che quest’esperienza è stata bella e così, sur dentona che sono, la rifaccio!
    @mak
    «s’è scelta il compito facile, per assurdo.
    gli altri compiti di Scòzzari io l’ho letti:
    “descrivi la tua ciabatta”»
    e proprio di ciabatte parlerò @casaizzo, che poi mi chiamo scarpa! :) la vedrai che sfida, ma questa volta non sarà bella e non piangerete, ma colgo il guanto. Xké il mak c’ha ragione, che con le morti e i drammi è più facile, non farle, ma comunicare.
    «gap che esiste tra web-comic e fumetto “d’autore” (che brutto termine). Non è tanto la scelta dell’argomento pesante ed emotivamente potente (quello è davvero un dettaglio insignificante), ma l’approccio alla scrittura.» d’accordo anche su questo, quel che conta è come lo dici, ma non concordo sul gap.
    Ogni mezzo è pieno di possibilità, e fa fiorire storie e linguaggi diversi. Solo che l’autore in ogni mezzo si deve trovare, voi che lo cercate e lui a se stesso.
    L’ho già fatto altre volte e anche in alcune vignette dove alici passano porticine, ma se anche a Marco dovrei legnarlo di brutto, lo devo pure ringraziare per avermi aperta al web (prima caffè, dovuto a vari stimoli e ora core).
    E la cosa bella è che questi commenti alla storia, mi hanno dato suggestioni. Le coccole son coccole e cazzo, quando poi senti core o intelligenza sono super.
    Sui colori o le tecniche o quella parola fine che non c’andava perché tanto nel web si vede che è finita (anche se certi bastardi fan pure qui le puntate… :(), stimoli, da non obbedire ma da condividere.
    Ma la cosa intrigante sono le idee che vengono così.
    La gratuità del dare storie.
    Rischiosa, però.
    Ma questa cosa del gratis, questi modi di leggersi diversi è bello, porta che la testa si ferma e guarda e dice: mi hai beccato lì, oppure non mi hai capita…
    Ecco. Grazie di questo e ci scanniamo alla prossima. Pronta a deludervi.
    Ma sempre pensiamo che è gratis, noi che leggiamo.
    Sempre pensiamo che non lo facciamo per danaro, noi che scriviamo e disegnamo. Allora la fretta, l’approssimazione di idee non ci deve essere, perché è un dono, un laboratorio, ma da giocarsi la pelle, o le palle :)

  15. juan alvarez scrive:

    Laura, la historia es realmente conmovedora y llega directamente al corazón. Qué intenso todo y qué bien lo has plasmado en el papel. Desconocía tu sensibilidad para expresar con el pincel y la pluma esos sentimientos tan profundos. Un abrazo desde España.

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  17. Pingback: Coreingrapho » Parlerò delle mie ciabatte

  18. ned scrive:

    Come ti dissi per Come la vita e Amori lontani……………TI ODIOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!! perchè sei la più brava di tutti…..SGRUNT!!!

  19. laura scrive:

    ma va là…

  20. ned scrive:

    Vado, vado….ma resta quello che ho detto….:):):)

  21. Pingback: Coreingrapho » robe di scrivere senza stanchezza

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