BFOM (Best Friend Of Mine): Marta

Questa non posso evitare di giocarmela con un certo orgoglio.
Tempo fa si parlava con Skiribilla (chi non la conosce?) che attivamente collabora con Core nella composizione di coppie creative, quanto sia difficile trovare disegnatori in par numero degli sceneggiatori.
Laura Scarpa (e CHI non la conosce?) (inizia a sembrare un numero di Gianni e Pinotto o il subliminale richiamo al payoff del blog di un amico mio) dicevo: Laura in una discussione simile, tempo fa, nei commenti a un post nel  Blog di Blue (sigh! che bei ricordi), sosteneva che sceneggiatore e disegnatore si devono trovare da soli, annusare come cani, mordersi, rispettarsi, accoppiarsi (artisticamente).
Io dico che ‘ste copule, avendo la giusta sensibilità, possono anche esser combinate. Non forzate, ma combinate.
Be,’ in questo caso specifico, aveva ragione Laura (e si sa quanto mi pesi dirlo!).

Rael (Barbara Delfino) una scrittrice e Emanuelesi (Emanuele Simonelli) un illustratore, s’incontrano e non ho idea di come sia successo, visto che non sembra esistere altro agente che il web, il caso, il desiderio e l’intuito.
Considerando che una vive vicino Torino e l’altro a New York e non si conoscevano prima…
be’, la tesi di Laura mi fa un culo così.

Conoscevo già la Delfino, mi piace come scrive, asciutto, misurato. Non conoscevo Emanuelesi e m’è cascata la mascella quando ho visto le sue cose.
Ora sono entrambi al lavoro su questa serie di brevi istantanee narrative (Carveriane aggiungo coraggiosamente io) che si intitola BFOM (Best Friend Of Mine).
La prima è questa a seguire: Marta.

Clicca qui per la versione in italiano ->

Tutta le tavole della serie BFOM – All BFOM strips

Info su Emanuelesi e Rael

Emanuele Simonelli lives in New York. Appreciate student of Pataphysics, he collects the meanings that people figure out from his pictures. Every person a different meaning...people are brilliant. www.emanuelesi.com - Barbara Delfino lives near Turin, Italy. She writes and reads. Not less, not more. She loves lolcats’ pics and red bull. www.rael-is-real.org
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145 risposte a BFOM (Best Friend Of Mine): Marta

  1. manlio3 scrive:

    macheccosè una gara a chi è più autoironico. tu avevi detto che ti serviva l’ ombrello per le stronzate che piovevano, ma a me non sembrava ci fossero tutte ste stronzate. Che la storia ha fatto si che le donne affrontino in maniera diversa, e spesso meno efficace tutta una serie di cose, tra cui l’ esternazione della propria autoironia, mi sembra un dato di fatto. Ma dicevo in generale, mica di te. se poi TU sei la figlia di Chaplin beh va benissimo, piacere! io Gidio mi chiamo.
    Poi, il fatto che eri più professionale che creativa l’ avevi messo in mezzo tu, ma noi, ripeto, si parlava di creatività, quindi che tu sia nel mondo del fumetto da 10 anni centra fino a un centro punto. Io disegno storielle a fumetti da 4 o 5 mesi, quindi sono una cacchina, ma il punto continua a non essere questo. La domanda iniziale era: perchè ci sono poche donne in Core? che per me fa il paio con: perchè ci sono poche donne creative? Se la domanda fosse stata: perchè ci sono poche donne nel mondo del fumetto? allora forse si, l’ ombrello serviva

  2. Tsunami scrive:

    Uff…
    Allora, se dove vivi tu l’ironia femminile latita ti consiglio di emigrare.
    Io sarò pure la figlia di Chaplin ma ti assicuro che ne conosco molte di donne con un bello spirito e nessuna ha problemi a manifestare la sua ironia, anzi (in effetti Chaplin ha figliato un casino…).
    Quindi tutto ‘sto dato di fatto lo vedi solo te.
    Quando parlo del tempo investito in questo lavoro non è per dire che sono più figa di te che hai cominciato da poco, ma solo per farti capire che ho avuto modo di vedere tanto e di conoscere tante persone, indubbiamente più uomini che donne con cui mi sono confrontata anche su questi argomenti.
    Per rispondere alla domanda:

    Ci sono poche donne in core perché in proporzione le donne disegnatrici sono di molto numericamente inferiori agli uomini.
    Se conti poi che la maggior parte si dedica al settore dei libri per bambini, togli da questo contesto un’altra bella fetta.
    La creatività femminile si palesa per lo più in altri campi.
    Conosco tante donne che creano delle cose meravigliose utilizzando tutto ciò che gli capita a tiro.
    E che quella non è creatività?
    Ed è vero che le bambine sono meno avvezze a leggere fumetti, se escludi gli shojo insomma.
    E’ un fatto culturale, senza dubbio.
    Che se leggi fumetti sei strana, se in più disegni allora i tuoi insegnanti ti mettono il sostegno e i tuoi chiamano la neuro.
    QUINDI:
    di donne creative ce ne sono a bizzeffe, di donne che usano il disegno sequenziale ce ne sono pochine ergo, su Core non se ne vedono ancora.
    Sono stata chiara stavolta?
    Te prego dimme de sì perché se no c’aveva ragione papà quando voleva chiamà la neuro.

  3. makkox scrive:

    @tus-tus & manlio
    mi sembra un’analisi lucida. di entrambi. uno dice “storia” e l’altra pure.
    l’imprinting culturale ha gran responsabilità nel determinare lo squilibrio del dato in discussione.

    l’elemento biologico lo vedo influente solo nel modus. continuo a credere che mente e corpo siano una cosa unica. uomini e donne sono diversi nel corpo: sono diversi nella mente. sfumature.
    come disse cartman in south park: non mi fido di una cosa che ogni mese sanguina per cinque giorni e non muore.
    :)

    Tu Snami, per il resto già sai che quando vuoi ci sei. a meno che non ti presenti con una cagata da femminucce.
    HA!
    vavè, non te devo di’ gnente.

  4. manlio3 scrive:

    si, chiarissima, possiamo essere amici.
    MA. Essere di spirito e avere dell’ ironia non è esattamente quello che intendevo io quando parlavo di clown. Sono sicuro che pure Letiziamoratti (la prima faccia da cane che mi è venuta in mente) si fa una risatella ogni tanto, ma non potrà fare mai il clown perchè si prende troppo sul serio. parlavo della figlia di Chaplin, Victoria, che è uno dei migliori clown in circolazione, ma c’è quasi solo lei come donna, a quei livelli almeno.
    Ecco, nella mia esperienza decennale di saltimbanco, giuro che sono pochissime le donne che in scena riescono a sciogliersi completamente, perdendo i pudori, slegandosi completamente dalla quotidianità, diventando COMPLETEMENTE altro da se. Gli uomini ci riescono molto più facilmente. Ha probabilmente a che fare con il fanciullino interiore o cazzate del genere, ma preciso ce lo facciamo spiegare da uno psicologo.
    Ora io penso che questa cosa, anche se diversamente, può influire anche in altri tipi di esternazione della creatività, come per esempio il fumetto diciamo così d’ autore (ma non so come si chiama il fumetto non classico alla diabolik). Vabbuò?

  5. Tsunami scrive:

    Pfui…
    Meno male!
    Avevo già tirato fuori l’elenco telefonico^^
    Ho capito quello che vuoi dire.
    Facciamo così, ci penso mentre vado al cinema, tutta vita stasera!
    @Mak
    In effetti al 5 giorno sono un pò provata eh…
    Se ti porto una cagata da femminucce sei autorizzato a bacchettarmi le nocche con un cespo di rovi.
    No, davvero, fallo!
    ;)

  6. ReCaliscetta scrive:

    Per dire: a me i clown mi fanno ridere manco per un cazzo, anzi.

  7. ReCaliscetta scrive:

    A parte il commento di prima, tutta questa cosa mi sa di “parlo secondo i miei orizzonti, quelli che conosco, che magari sono pure piccolissimi, uno sputo, ma li amplifico a livello della popolazione mondiale intera.”
    Tsunami dice una cosa, manlio un’altra e io dico che di donne che “riescono a sciogliersi completamente, perdendo i pudori” ne conosco parecchie e fuori da qualsiasi tipo di scena e senza nessun trucco in faccia o nessuna “scusa” d’interpretare altri personaggi e quindi “diventando COMPLETEMENTE altro da se” (nessuna fa il clown), quindi nella cosiddetta “Vita Quotidiana”. A dirla tutta, conosco molti più uomini con si frenano e non poco.
    Adesso prendo questa mia esperienza assolutamente personale e la faccio diventare come se fosse un dato di fatto e che sono, oggettivamente parlando, le percentuali mondiali e quindi punto.

    E quindi, come la mettiamo? Chi ha ragione?

  8. manu scrive:

    cazzo volevo commentare la strip ma mi sa che sono arrivato tardi! vabbè la prossima va’…

  9. manlio3 scrive:

    uh per carità recaliscetta, hai ragione tu, perlamordiddio!

  10. Giorgio scrive:

    Mi è piaciuto parecchio, però devo dire che anch’io a una prima lettura non l’ho capito molto… Lo so, sono un maschio, che ci posso fare?
    Solo leggendo i commenti mi sono fatto un’idea più chiara. Forse se fosse stato meno criptico avrei “goduto” di più l’interessante vicenda di due donne che si sono “passate” lo stesso uomo viziato e relative rotture… la protagonista che quasi si scusa con l’amica per averlo viziato… almeno così l’ho letto io, ma mi ci è voluto un bel po’. Magari mi sono pure sbagliato. Sono un maschio, che ci volete fare!

    Se poi la brava autrice (e lo dico con convinzione) pensa che chissenefrega e che potevo anche non capirci niente non sono d’accordo, perché un’opera creativa (parlare d’Arte è sempre ingombrante) è sempre una comunicazione, per quanto distorta sia un’opera è un vetro, uno schermo, non uno specchio.

    Anche perché questa storiella (come si può chiamarla? tavola? strip? uff… bisognerà trovare una definizione per questo nuovo formato da scroll) questa breve storia, dicevo, ha il pregio di far trasparire attraverso pochissime parole e immagini tutta una vita intera, anzi, tre. Una cosa estremamente stimolante che dà il turbo boost all’immaginazione del lettore e dà grande appagamento. Un po’ come la famosa idea dei racconti in 6 parole di Hemingway…

    Insomma, la direzione è quella giusta, idea ottima, bei disegni, se solo fosse stato leggermente meno criptico l’avrei goduto molto di più.

  11. makkox scrive:

    @giorgio
    mi dai occasione di dire una cosa che mi torna su ogni tanto, soprattutto quando guardo certe produzioni di fiction italiana.
    ma non solo.
    e ‘sta cosa non è diretta a te. quello che voglio rispondere a te personalmente lo metto alla fine.
    credo che gli autori di fiction pop (e il fumetto è in questa categoria) ci stiano abituando a non masticare. ché masticare è fatica. penso che il continuo servirci morbidi hamburger invece che bistecca, e bastoncini di merluzzo invece che un dentice da spinare con attenzione, e omogeneizzato alla mela invece che un paio di scrocchianti annurche da maorZicare; ci abbiano fatto perdere i denti.

    Ma Perché?! (cazzo!) (cioè, lo so il perché, era solo frustrazione la domanda).
    Perché meno fatica richiedi al tuo lettore/spettatore e meno fai filtro. O meglio: il filtro lo fai, ma ti perdi solo quelli a cui masticare piace, quelli che la fatica sanno che si trasforma (e li trasforma) in meglio. Una minoranza trascurabile.

    Tutto questo, però, ha un po’ a che fare col marketing, dove il fine del prodotto non sono IO che lo creo ma TU che DEVI fruirlo e il marketing con l’arte c’entra poco, si potrebbe obiettare.
    Ma l’arte ha a che fare con la comunicazione, dici tu, e anche questo è vero. Se uno scrive, disegna, pubblica: pochi cazzi, è per essere letto o guardato.

    Allora ti do uno spunto di riflessione: può essere che questo tipo di prodotti (togliamo l’etichetta “arte”) abbiano non come fine ma come conseguenza e valore intrinseco e nessario l’educazione? anzi la crescita? di entrambi eh! autore e fruitore.
    Immagino che a un coro unanime di “non s’è capito un cazzo” dovrebbe conseguire una presa di coscienza da parte dell’autore della sua incapacità di trasmettere al meglio quello che ha in testa (ripeto: potrebbe fottersene e bon, l’Artista) e quindi stimolarlo a rivedere il suo linguaggio o la sua grammatica. Educazione. Crescita.
    MA, quando il coro non è unanime e anzi l’arco voltaico tra opera e fruitore s’è innescato con più lettori che dicono bello, grande, ottimo. La presa di coscienza dovrebbe attivarsi in quei lettori che son rimasti coll’occhio appallato della mucca quando passa La Squadra 5 su mediaset premium e stimolarli ad assimilare schemi d’espressione meno lineari ed espliciti. Educazione. Crescita.

    Tu te lo vedi uno che va dall’Autore e gli fa: senti a’ Samuè, famme capì, ma ‘sto Godò, ariva o nun ariva? E no, perché me stai a mette n’ansia e sti due che parléno parléno… ma quanno entra bonolis co’ la sorca?

    Ovviamente è un esempio grottesco e non fa riferimento (ripeto) alle tue parole :). Era pe’ ride.

    Tu chiedevi solo un testo un po’ meno criptico. Io, che l’ho goduto così e reso anche un pelo più morbido e ammiccante, non l’avrei apprezzato, non son d’accordo con te.
    Mastica meglio :)

    oh, sempre con ironia e sorriso eh! che certe volte sembra io voglia essere sarcastico e non è, giorgio (che ti curo, sa?).

  12. Giorgio scrive:

    Guarda Mak, in realtà sono abbastanza d’accordo con te. Nel senso che io detesto quei prodotti omogeneizzati e pre-digeriti. Mi piacciono sia i prodotti popolari ma con intelligenti, ma anche quelli più profondi e che richiedono interpretazione.

    Mi piace Topolino (per forza!) e Dylan Dog, ma anche Alan Moore, Spiegelman, Schulz, Frank DIckens, Watterson, Quino… tutti autori in cui c’è un primo livello di facile lettura, ma poi ce n’è un altro, e poi un altro, e un altro ancora… Dipende dall’età e dall’intelligenza di ognuno. Ma con Sandman comincio a sentire l’autoreferenzialità, il “ma quanto sono bravo e colto, non ti preoccupare che se non capisci che cavolo sta succedendo sei tu che sei scemo”. Senza dire che questo è il caso di Rael, ma per parlare in astratto.

    Mi piacciono sia Bud Spencer che Kubrick, ma vomito con le Vacanze di Natale, come tendo a impiccarmi con Kiarostami… ecco, poi penso a “Tempi moderni” e mi dico che questa è la vera Arte, una superficie comprensibile e poi mille livelli di lettura. Ti fa riflettere, anche se non sei tanto sveglio. La perfezione, nel cinema, era già arrivata, nel ’36.

    Adoro sia AC/DC che gli Area… non vedo perché uno debba apprezzare solo le cose facili o solo le cose difficili. Ma poi quando si va su certo free jazz fatto praticamente solo di rumori dopo un po’ mi girano e dico “ma dove cazzo sta la canzone?”. Perché è questo il punto: può essere distorta e incasinata quanto vuoi, ma quello che m’interessa è la canzone. E quelle degli Area sono Canzoni.

    Quindi, quello che m’interessa è la storia. Si può decostruire e mettere un sacco di cose criptiche e gargarismi intellettuali e interiori… ma se riesci a fare tutto questo DENTRO una storia, allora ecco che si vede l’Artista. Qui Rael la Storia me l’ha volutamente nascosta, ed è un bello scoprire, quando la scopri… ma occhio a non nasconderla troppo, se no non ci guadagna nessuno.

    Non mi intendo quasi per nulla di arte figurativa, però mi piacciono artisti come Dalì, Magritte, ma anche Boccioni, Carrà… non è detto che mi debba piacere solo il disegno di Paperino. Però davanti a Paul Klee, Picasso, Pollock comincio a dire: “Boh?”… e quando mi trovo davanti a “Concetto spaziale” se fosse per me lo butterei dalla finestra. Ci ho fatto delle litigate con mio fratello. Dice: dentro al concetto spaziale c’è più roba che in un trattato di filosofia. E io dico: ma cazzo allora perché non ha scritto un trattato di filosofia invece di farmi vedere una cazzo di tela tagliata? Ci sono certi artisti che guardi-leggi le loro opere e ti viene da dire: “ehi… ci sono anch’io, eh?”

    Questo ovviamente facendo un discorso generico ed esulando dallo scroll di Rael.

  13. giulia scrive:

    @mak, quello che dici è in parte vero, ma nel mio piccolo ho maturato questa idea: che il lettore ha sempre ragione. ora, su 100 lettori ognuno avrà un parere diverso: bello, fa schifo, nun se capisce, ammazza ho visto la luce e via dicendo. quindi? chi ha ragione? tutti. ovvio che per un racconto, fumetto, film o libro ognuno ricaverà una sensazione diversa, ma sta all’autore tenere conto di tutte le impressioni, di tutte le reazioni e usarle per capire se rientrano nella normale e fisiologica varietà umana oppure se c’è qualcosa che forse non funziona come dovrebbe. quello che non dovrebbe mai fare, sempre secondo me, è pensare che il difetto sia in chi riceve. non perché non sia vero, ma perché non è utile. più utile invece chiedersi il perché, e poi rispondersi anche “è lui che non ci arriva”. ma la domanda tocca farsela, sempre. IMO.

    @real: tornando a noi, io condivido il parere di giorgio per questa storia. bellissima nei contenuti, che effettivamente dischiudono intere storie nella mente di chi legge, gradevole nei disegni e soprattutto nell’insieme delle due cose, che si amalgamano senza strappi. però ho dovuto rileggerla piu’ volte per essere certa di aver capito quello che intendevi. sono un po’ tarda io? ci sono dei passaggi troppo ambigui? non so, e per me non cambia nemmeno molto. se vorrai ne terrai conto tu, nel modo che preferisci.
    ciao :)

  14. Giorgio scrive:

    Oh, allora non solo i maschi hanno avuto qualche difficoltà! Questo mi fa sentire un po’ meno scemo.

  15. Rael scrive:

    Giorgio, direi che mi trovi completamente d’accordo.
    Io spesso mi sento come la moglie di Sordi alla Biennale di Venezia: che si siede e arrivano i sapientoni a destrutturarla e collocarla artisticamente. E loro tornano a casa con la gondola da mettere sul televisore, con centrino d’ordinanza.
    Vedi, io non mi son posta il problema del tranello scatologico, dell’escamotage: l’ho visto dopo, a conti fatti, e ho preferito lasciarlo. Per un mio gusto estetico, non per fare il Baricco di turno che ci trova l’archetipo, il topos e pure il gattos di sua sorella. :)
    L’unico “ciclo” scrittorio che ho è difficile da spiegare, se vuoi ne parliamo in privato -senza escludere nessuno, eh! è solo questione di timidezza- ma, in questo caso l’ho completamente ignorato.

    Grazie, Giorgio, e grazie anche a tutti, sia che sia piaciuto che no, capito o meno.

  16. makkox scrive:

    @giulia
    hai confessatoil vero: nel tuo piccolo.

    nel mio grande ho maturato l’idea opposta: ho ragione io e non il lettore.
    hehehe

    scherzo, ma resta un concetto da cui seriamente non mi schiodo: esistono sfumature e varietà. non tutto è immediatamente afferrabile e comprensibile per tutti. pensa che a me il wiskey mi faceva schifo all’inizio (sapore, gusto? quale cazzo di gusto ha sta roba?! però, se molti dicono che è così, magari è questione di farci la bocca) ora lo apprezzo (è l’unico alcoolico che mi concedo in quantità omeopatiche).

    L’Autore non deve tener conto di nulla: deve fare il suo. Deve produrre quello che piacerebbe leggere a lui. Ascoltare tutte le critiche motivate, le opinioni accorate, e poi assimilare quel che crede e tralasciare il resto.
    Il pericolo maggiore per un autore, secondo me, è la voglia di prendere sempre più pesce con la sua rete. Qualsiasi pesce, fottendosene della qualità (del pesce. inteso come TIPO, SPECIE, non se buono o cattivo).
    Personalmente io scrivo per i guarracini di scoglio. Voglio prender solo quelli. Anche se son piccoli e immangiabili.
    Gli altri pesci troveranno chi se li pesca.

    @giorgio
    casualmente, e non per calcolo o Regola Prima, io amo la scrittura (o quel che è: fumetto, cinema… l’arte che racconta) esattamente come la intendi tu.
    (‘sta cosa è stata oggetto di discussione proprio con rael più e più volte).
    A me piace leggere pop con sottotesto multiplo e via via più sottile ed evocativo, riflessivo, “alto”.
    Ovviamente quando produco CERCO di produrre cose così. Pop con qualche eco elevata.
    Questa è la mia misura ideale del raccontare: la stessa tua.
    Ma, ecco il ma, non penso che il mio metro sia l’unico valido. Non considero uno che misura a yarde o nodi, uno che si complica la vita (cazzo, è così semplice il sistema metrico decimale! cosa cazzo conti tre libre e mezzo gallone e una pinta?!!).
    Anzi, cerco di entrare nel ritmo di queste misure altre che recano in se armoie e ritmi e relazioni che al metrico sfuggono.
    A volte riesco a cogliere, a volte no. Limite mio. Oppure semplicemente gusti.

    Ei, ma tu mi leggi giò. Fammi una domanda su Paperino (quello di Barks). So’ granitico su ‘sta materia. Per me resta la cosa più bella e meglio scritta che abbia mai letto.
    e non è un’iperbole.
    son serio.
    capì?

  17. Rael scrive:

    se ci son voluti 116 commenti per, più o meno sforando, dover ripetere le stesse cose, che a me fa piacere che il lettore faccia suo e non che debba avere il libretto d’istruzioni, allora non posso che darti ragione, Giula.
    e no, scusami, non ne terrò conto minimamente, perché ho rispetto del lettore e non mi piace dare una struttura alla Dan Brown o alla Harold Robbins. Qui accade questo, qua fanno quello, prologo, testa, corpo, finale, epilogo.

  18. Giorgio scrive:

    Mak, ne sono certo che sai tutto di Barks! Ovvio che non penso che il mio non sia l’unico metro valido. Dovrebbe essere praticamente implicito in questi commenti internettiani che il proprio parere è un’opinione e non un dato di fatto. Son mica Sgarbi. E’ ovvio anche che quando si parla di Arte non si parla di biochimica… che anche lì ci sono fatti opinabili, figuriamoci nell’arte.

    Per quanto riguarda il discorso che fa Giulia sono d’accordo a metà. Nel senso che sì bisogna pensare al fatto che si sta comunicando con qualcuno nel momento in cui si crea un’opera. Ed è anche utile dare un ascolto alle critiche, purché siano costruttive (come quelle che cerco di fare). Però non bisogna esagerare. Non bisogna ascoltare TUTTO, bisogna selezionare ciò che è utile da ciò che è smania di protagonismo di un lettore frustrato. Lo dico con cognizione di causa. Perché se no ti perdi completamente, senti pareri che sono tutto e il contrario di tutto, e finisci per non sapere più nemmeno tu che cosa è giusto scrivere e cosa non lo è.

    E… prego, Rael, è senz’altro un piacere. Ah, ho dato uno sguardo al tuo sito. Non ci ho capito quasi un accidente. Ma fa niente. Imparerò, col tempo. Mi piacciono le sfide. Ora vado che devo ritentare per l’ennesima volta di leggere le storie di Scarry… non ho mica capito il ruolo archetipico di Zigozago. Roba troppo intellettuale. Ma a me le sfide piacciono.

  19. Giorgio scrive:

    “testa, corpo, finale”… quanto aristotelismo in ciò!

  20. giulia scrive:

    @rael: tener conto dell’opinione di chi legge (non di tutti, ok Giorgio) non significa per forza cambiare stile, o “peggiorare” per adattarsi a quelli più zucconi. ci mancherebbe altro! non era questo che intendevo, ma non è facile capirsi con questo mezzo, quindi niente, rinnovo i complimenti per la storia che, non si fosse capito, a me è piaciuta. :) ciao!

    @mak: era proprio quello che intendevo. assimilare le critiche. a volte ci vogliono anni, per dire. :)

  21. makkox scrive:

    @giulia
    non è che qui nei commenti non ci si capisca.
    è solo che è più facile equivocare il tono. già sai.
    io ti scherzavo eh?
    cioè, esagerando e spacconeggiando dicevo anche quel che penso.
    ma avevo quel tono lì, che sai.
    divertito.

  22. Xarface scrive:

    Buon ultimo, vediamo di scrivere due parole sensate (che se non mi tengo di solito al secondo paragrafo sbrocco completamente).
    Mi pare di capire che taluni/e abbiano avuto problemi a capire il nudo fluire della storia (cioè, “qual’è il racconto?”). Incredibilmente, pur essendo masculo e grezzo quando basta, il racconto mi è stato chiaro sin dalla prima scorsa.
    Epperò l’ho riletto, più volte, a distanza di un po’ di tempo… perché quello che qualcuno ha definito “cripticità” altro non è che significato compresso e concentrato, distillato superalcolico. La storia si sarebbe potuta raccontarla in 20 tavole di Dylan Dog (e quanto ha ragione mak sulla questione del masticare), “sprecando” parole, suoni e matite e colori… come quegli scrittori di fantascienza che scrivono un racconto breve e poi per esigenze varie ne cavano un romanzo di 800 pagine: operazione utile al consumo, non ad aggiungere significati.
    O, al contrario, la poesia. Che toglie, riduce, concentra… cerca le parole giuste, su cui addensa significati… e non ha bisogno di spiegare alcunché perché il lavoro di decodifica fa parte del processo poetico (vedi Troisi nel “postino” quando rivendica come sua una poesia di Neruda).
    E non parlo solo dei testi: anche i disegni (di cui mi pare si sia parlato poco: chiedo venia, non ho letto tutti i 121 commenti) parlano la stessa lingua. Forse… ma forsissimo, eh… sono un po’ troppo “morbidi” per la disperazione che raccontano… forse (forsissimo) avrei messo la “macchina da presa” più lontana da Marta.
    Comunque (per chiudere, che qui si fa tardi) mi ha lasciato un po’ perplesso il fatto che si sia discusso di questa… uhm… tavola (mak, come hai detto di volerli chiamare gli scrolloni?) solo in termini tecnici o quasi e che, a parte Skiri, mi pare che nessuno abbia detto che è una storia che strappa il cuore.
    Mi ha strappato il cuore (ma forse non faccio testo… e qualcuno sa perché)

  23. makkox scrive:

    @xarface
    non si fa e non sta bene: uso personale dei commenti. ma chi se ne fotte. c’è un uso migliore?
    son contento di trovari quassù, ciccio, che te ciai ‘na bella testa.
    uhm, detta così sembra che dia del deficiente a tutti gli altri. hehehe
    no, no, il riferimento è a me che come un coglione ho dimenticato di esprimere che sapore amaro m’abbia lasciato ‘sto raccontino gioiello.
    ;)

  24. Lobo scrive:

    Cazzo! 123 commenti? Che invidia mostruosa!!! Ma al prox fumettino vi faccio vedere io! :D

  25. Ed! scrive:

    Lobo… spero che il tuo fosse sarcasmo.

  26. Rael scrive:

    @xarface: son contenta si riporti un po’ il discorso anche sui disegni. Perché Emanuele ha una dote incredibile: l’umiltà.
    Quando gli ho mandato il testo ha preso ciò che vedeva dentro di sé e ha tradotto in segni. Non ha fatto mezza piega, mezzo appunto, nulla. Aveva da me una scenografia ben precisa e ha estrapolato ciò che il disegnatore in lui sentiva. Questo mi ha fatto capire che, appunto, già lì avevo consegnato al lettore, due entità separate e complementari. Il lettore non viene a insegnare nulla a me, io non impongo nulla al lettore.
    Su un social network una persona che stimo molto ha detto, a proposito di Marta: “Ma cambia naso a ogni tavola?”
    Un po’ ridacchiando un po’ pensandoci, sì. Se proviamo a vedere foto proprie con inquadrature diverse cambiamo faccia, espressione. Abbiamo il nostro lato migliore, oppure un profilo che con la luce appare diverso. Emanuele ha reso Marta viva e sola. Credo sia il mio regalo del 2009 averlo incontrato.

    @Mak: penso che sia normale e consuetudine parlare di cosa si prova solo e specialmente se si ha apprezzato. Di solito si commenta quando c’è qualcosa che ci perplime. Certo, fa piacere ricevere complimenti e anche farli, però io son della sponda del SilenzioAssenso. Questo non toglie un ringraziamento a tutti quelli che han voluto dire la loro, sia nel bene che nel male. Molti commenti m’han fatto riflettere, altri semplicemente ridere. Come hai detto tu in Pensieri Laterali “mo’ ci esce una storiella”. Non una storiella fatta con certi suggerimenti, ma un assimilare altri punti di vista.

    @Lobo: parti dal principio che molti tacciono quando apprezzano. Non sempre si ha necessità di dire bene-bravo-bis. Almeno, non tutti lo fanno. Non è indifferenza, è solo godere della lettura. Quando leggiamo un buon libro non ci precipitiamo a scrivere all’autore, se vediamo un buon film non inseguiamo il regista o l’attore. Almeno, non sempre. Quindi 124 commenti posson dire tutto e dire nulla. Fan piacere, però :D

    @Ed!: era sarcastico? Ah. Vabè, io l’ho inteso come battuta allegra, non ci ho visto niente di cattivo, dietro. Ma, se vuole, spiega Lobo. Boh.

  27. Lobo scrive:

    @Ed!: non mi riferivo al tono di alcuni dei commenti ma al fatto che se una storia genera una discussione accesa vuol dire che quella storia vale. E tanto.

  28. Ed! scrive:

    @Lobo: ma anche no.

    (SPERAVO fossi sarcastico)

  29. makkox scrive:

    spe’ che mi ci ficco anch’io nell’ultima celia di ed!
    e la rendo più seria, non seriosa.
    e la CONFUTO!

    un lavoro ogettivamente brutto genera imbarazzo nel parlarrne e basta.
    imbarazzo per l’autore, imbarazzo per doverlo mettere di fronte ai suoi limiti, etc
    quindi, un lavoro che non dice nulla, non fa dire nulla. al massimo un bah.
    parlo per esperienza personale, eh!
    ho postato diverse cagate in giro (luoghi frequentati) e quello che me l’ha sbattute sul muso non sono stati i commenti, ma l’assenza di questi. Dico proprio zero o al massimo due (il famoso “bah” e la mia risposta. conto due, appunto).
    Se un’opera qualcosa dice: Dice. bon. poi ci s’accapiglia su cosa e come l’ha detto.
    Se non dice nulla… al silenzio non si replica.

    Ma ‘ste perle ve le state trascrivendo, o no?!

  30. Ed! scrive:

    @Rael: parti dal principio che molti tacciono quando apprezzano. Non sempre si ha necessità di dire bene-bravo-bis. Almeno, non tutti lo fanno. Non è indifferenza, è solo godere della lettura. Quando leggiamo un buon libro non ci precipitiamo a scrivere all’autore, se vediamo un buon film non inseguiamo il regista o l’attore. Almeno, non sempre.

    Detta così… sì, parti da un principio esatto, ma più esatto è dire che ancora di più sono quelli che non apprezzano o che rimangono indifferenti e tacciono. Non solo perchè numericamente più probabile, ma per una questione di educazione e non solo.
    Cerco di spiegarmi. Non tutti sono ad esempio cafoni e rompicazzo come me e sentono l’irrefrenabile pulsione ad esprimere la propria opinione negativa nei confronti di un’opera che non è piaciuta. È invece molto più probabile che si senta il bisogno di congratularsi sinceramente con l’autore di un’opera che ci ha emozionato. Quando questo non avviene, è perchè nella maggior parte dei casi non ne abbiamo la possibilità. Ma sfido io a non andare a stringere la mano e lasciarsi andare ad un complimento se ci si ritrova davanti l’autore di un libro che ci è piaicuto, o un bravo attore, o il nostro regista preferito. È una cosa gratificante e soddisfacente in un certo senso. Mentre al contrario è meno probabile che si senta il bisogno di andare ad insultare o svilire un autore. Perchè la cosa in sè non porta a nulla (se non ad un inutile scontro… con la possibilità di ritrovarsi tutti contro). A quel punto subentra una sana e sincera indifferenza.
    Altrimenti a quest’ora i Vanzina (se avessero un pizzico di pudore e onestà) avrebbero smesso di fare cinema da un pezzo. Vabbè, come esempio non è nemmeno un granchè, visto che in questo caso i complimenti hanno un equivalente monetario. Per cui…

  31. Rael scrive:

    sì, Ed, ci sta eccome quel che dici. Però così pare che io, non commentando praticamente da nessuno, allora disprezzi le storie pubblicate sino adesso, e non è vero. Semplicemente ho letto, apprezzato e stop.

  32. Ed! scrive:

    Infatti… bravo Mak (leggo solo ora il commento). Condivido il concetto espresso.

    Spero che Lobo ne tragga la morale (non sarebbe male poi se si leggesse tutti i commenti per capire di cosa si è parlato prevalentemente, tanto da raggiungere i 100 e passa commenti).
    Ho visto blog con post che raggiungevano i 200 commenti. Si parlava dei massimi sistemi, filosofia Hegeliana e Nietzsche. Ma i commentatori erano solo 3.
    Il post era semplicemente una ricetta per la parmigiana.

    Qua stiamo facendo un po’ di confusione. Mi si rizzano i capelli!

  33. Lobo scrive:

    Okkei ho capito. La prossima volta che mi viene voglia di commentare mi chiudo prima una mano nella portiera della macchina, così mi passa.

    Io volevo solo fare i complimenti agli autori… eccheppalle!

  34. makkox scrive:

    @Rael
    Eh, un po’ un messaggio di puzza al naso e culoritto, passa.
    OH! mica che uno si debba forzare a far quel che non gli viene! Il mio era solo un dato statistico.
    Poi c’è chi è portato a commentare (i bravi) e chi no (le merde come te e biani che viaggiate in cieli troppo alti per noi pollame di bassa quota).
    hehehe
    SCHERZO!!!
    (e oggi gira così. è ‘na cosa isterica per non piangere. tranquì)

    @ed!
    Conosco quella ricetta. è difficilissima in quanto, in ultima analisi, inconoscibile.
    (amore che sei. ma che forum frequenti? pure di cucina mò? e dillo che ti vuoi far assumere. o sposare :)

  35. makkox scrive:

    @LOBO
    ancora co’ ‘sta cazzo de PORTIERA?!!!
    eccheccazz…
    hehehehe

  36. Rael scrive:

    come sarebbe a dire culoritto? eh? eh? spe’ che vado a schiacciare la mano all’altra portiera assieme a Lobo così scendo tra voi mortali fatti di carnessangue!

    cmq, guarda che Ed! ha ragione. i commenti “veri” son meno della metà. Che siano partiti qui a raffica è solo fortuna. Anzi. È colpa di Manlio. Per forza.

  37. manlio3 scrive:

    Scusate ero di là a mangiare la parmigiana di melanzane. Che è successo?

  38. Rael scrive:

    Me so’ rotta il dito medio nella portiera. Fa quacchecosa.

  39. Ed! scrive:

    È sempre colpa di Manlio ©

    ;)

  40. Roberto Tossani scrive:

    Quando ho letto questa striscia non c’erano commenti.
    Ho detto a Rael che era terribile, nel senso che mi aveva fatto un male cane, e la trovavo “quasi” perfetta nell’unione tra testo e disegni.
    Bon.
    Devo dire però che leggersi tutti ‘sti 139 commenti è “quasi” meglio :P

  41. Roberto Tossani scrive:

    Dimenticavo.
    Come consulente di Edizioni del Vento ho contribuito a pubblicare un libro tre mesi fa: Mozziconi.
    Mozziconi sono sei storie di Monica Nardozi fumettate da Eugenia Monti.
    Monica ed Eugenia sono bravissime, ma il fatto che siano entrambe donne è irrilevante.
    Nel senso: se continuiamo a pensare al sesso di Monica ed Eugenia non ne usciremo mai.
    Come scriveva Simone de Beauvoir: “Ciò che manca essenzialmente alla donna d’oggi per fare delle grandi cose è l’oblio di se stessa. Ma per dimenticarsi bisogna prima essere sicuri di essersi definitivamente trovati”.
    Chiudo qui.
    Eccheccazzo :D

  42. makkox scrive:

    Voglio vedere quando e non “se” ci onori!
    Tu sai…
    vojovedè.
    Illustratrici ne hai nel cassetto, lo so. (o illustraTori)

  43. Pingback: Coreingrapho » La rivista che sarsa e procrastina. Nuovi coreographi: Emanuelesi/Rael e Harlock

  44. ghianda scrive:

    rael c’è tutto il tuo stile!
    buh che dico? geniale.
    Io di fronte a queste cose rimango senza parole, mi sembrano roba di un altro pianeta.
    InZomma vah, molto terra terra, bravi entrambi.

  45. alba scrive:

    BELLISSIMA!

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