|
| |
di Emanuelesi e Rael
febbraio 27th, 2009
Questa non posso evitare di giocarmela con un certo orgoglio.
Tempo fa si parlava con Skiribilla (chi non la conosce?) che attivamente collabora con Core nella composizione di coppie creative, quanto sia difficile trovare disegnatori in par numero degli sceneggiatori.
Laura Scarpa (e CHI non la conosce?) (inizia a sembrare un numero di Gianni e Pinotto o il subliminale richiamo al payoff del blog di un amico mio) dicevo: Laura in una discussione simile, tempo fa, nei commenti a un post nel Blog di Blue (sigh! che bei ricordi), sosteneva che sceneggiatore e disegnatore si devono trovare da soli, annusare come cani, mordersi, rispettarsi, accoppiarsi (artisticamente).
Io dico che ’ste copule, avendo la giusta sensibilità, possono anche esser combinate. Non forzate, ma combinate.
Be,’ in questo caso specifico, aveva ragione Laura (e si sa quanto mi pesi dirlo!).
Rael (Barbara Delfino) una scrittrice e Emanuelesi (Emanuele Simonelli) un illustratore, s’incontrano e non ho idea di come sia successo, visto che non sembra esistere altro agente che il web, il caso, il desiderio e l’intuito.
Considerando che una vive vicino Torino e l’altro a New York e non si conoscevano prima…
be’, la tesi di Laura mi fa un culo così.
Conoscevo già la Delfino, mi piace come scrive, asciutto, misurato. Non conoscevo Emanuelesi e m’è cascata la mascella quando ho visto le sue cose.
Ora sono entrambi al lavoro su questa serie di brevi istantanee narrative (Carveriane aggiungo coraggiosamente io) che si intitola BFOM (Best Friend Of Mine).
La prima è questa a seguire: Marta.
Clicca qui per la versione in italiano -> |
 |
Tutta le tavole della serie BFOM – All BFOM strips

di Harlock
febbraio 27th, 2009
di Antonio S.
febbraio 25th, 2009
E’ un fumetto commentato, questo nostro. Con le chiose a piè di pagina. E’ anche la parte di Core di cui siamo più soddisfatti: i commenti fuori dai denti. Meglio se strappacòre (in tutti i sensi del termine). C’è un adagio che riguarda l’informazione online che dice più o meno: «nel giornalismo tradizionale l’editing si fa prima, in quello online l’editing si fa dopo». Nei commenti. C’è una selezione all’ingresso, come da regolette: cui teniamo molto molto, pur con qualche eccezione per gli esordi (vuoi mettere la sottile ritardata imbiancata vendetta di dire, per una volta: “No, non sei in lista”?). Ma poi, se c’è un errore, ci freghiamo le mani. Altro che correggerlo. Un errore, una sbavatura di racconto o di pennello, una volta finito online, dentro i commenti, è come la ferita sanguinolenta del bagnante nei film di squali, piranha, e altri mostri marini coi denti puntuti. Ciccia da trama (o da trauma). Che produce cose – come questa, per dire. Whoa.
Through that sharing, we all benefit
C’è anche un altro adagio (questo è di Gillmor, del 2004 addirittura*):
«My readers know more than I do, sometimes individually on specific topics, but always collettively. […] And having readers’ feedback and partecipation presents a great opportunity and not a threat, because when we ask our readers for help and knowledge they are willing to share it – and, through that sharing, we all benefit»
«I miei lettori ne sanno più di me, a volte individualmente su temi specifici, ma sempre collettivamente.[...] E avere feedback e partecipazione dai lettori costituisce una grande opportunità e non una minaccia, perché quando chiediamo ai nostri lettori aiuto e conoscenza troviamo in loro volontà di condividere – e, attraverso questa condivisione, tutti ne ricaviamo un beneficio »
We all benefit. Chi smista, chi disegna, chi scrive, chi legge.

Bifido danzante. Tre palle in pista da ballo, più volto di donna
Un controllo sereno del tempo che scivola
Poi nei commenti ci stanno anche cose così
C’è TUTTA una generazzione che se ci chiedi: qualè il RICORDO di tua madre, quel ricordo è LA LACCA.
hai presente quando eri BIMBINo e c’era la festa che tutte le MADRI venivano a prendere i FIGLI che c’era la stanza che ESPLODEVA di LACCA?
Ecco. La LACCA è MATERNA, come le CALZE di donna frantumate ad altezza di GINOCCHIO. O come la TOPPA che la madre ti metteva nei pantaloni dove ci avevi fatto il BUCO. Era bella la toppa. Era il SEGNIO che ti impegnavi nel GIOCO della vita e che BACIARE la terra coi ginocchi non era UMILIAZZIONE ma era un controllo sereno del tempo che scivola.
Se c’è qualcuno che lo conosce di persona, gli dia un bacio sulla fronte da parte mia.
In senso sartriano, beninteso
E’ anche un fumetto vischioso il nostro. Se una cosa è vischiosa quando credo di possederla – “per uno strano rovesciamento”, scrive quel depressone di Jean-Paul in L’Essere e il nulla** – è lei che mi possiede. Se l’oggetto è solido, toh, posso lasciarlo cadere quando mi pare e piace. Né di solito si teme ciò che è liquido (il mare, la vasca con le paperelle, l’utero che fu): ci si lascia sommergere senza paura di perdersi in esso, rimanendo in controllo delle proprie maestrie e dei propri sotterfugi. Ma entrare in contatto con il vischioso significa rischiare di dissolversi in esso, incatramarsi, inchiostrarsi, diventare resina e melassa.
E’ vischiosa la passione, l’incontro vero con l’altro, con lo straniero, con chi è distante da noi, diverso, inesplorato. Non so cosa c’entra, ma forse sì: questo è un fumetto vischioso.
Nuovi coreographi: Cotus/Leon e Luis Escorial
Due nuovi amici ci raggiungono in questa avventura incatramata – dopo i tre della scorsa settimana. E ne siamo, sempre più, felici (sì, io faccio il poliziotto buono). Sono Cotus e Leon, la più classica delle coppie fumettare, testi e matite in buon ordine, di piglio e cipiglio ed empatia animalista e pecoreccia: due storie per loro. E Luis Escorial, il nostro primo straniero (ma poco vischioso), un coreografo nato per natura e pensiero, con una storia di babbi incazzosi e piccioni poco poviani (anzi sì: perché passibili di finire in padella). Lo presenta meglio JD, cui si deve la traduzione di questa tavola e di altre (clicca qui per leggerle tutte).
Appena ho tempo, te lo trovo. Il tempo
«In effetti è per tutti così. Qual è la cosa che sento ripetere più spesso? Appena trovo il tempo, mi ci metto. Ritagli. E con quei ritagli vengono stracci».
La frase è di Mak, da questo fumetto. E’ che sono costretto a metterci almeno un suo pensiero – mai sentito così umiliato. Ma se siete quel tipo di gente che il tempo sa trovarlo, e sapete tenere in mano una matita, la email è sempre la stessa (e le regole pure), ed è – altro che spreco! – roba di fede, sempre inutilissimo che troppo ci pensi: info@coreingrapho.com
* David Gillmor, We the Media, O’ Reilly Press, 2004
** J. P. Sartre, L’essere e il nulla, Mondadori, 1954
di cotus e leon
febbraio 25th, 2009
Qui necessita introduzione.
Mai tale espressione risulterà infine tanto azzeccata.
Cosa succede in questo sito, ultimamente? Nulla di nuovo in verità, o di non sperimentato da chi sia frequentatore del web e di blog e social networks vari.
La pressione osmotica sulla membrana permeabile dei vari ambiti, determina un lento travaso e mescolamento, a mio vedere, virtuoso.
Restando nello specifico di Core:
il privato filtra nel pubblico e il pubblico nel privato. I post diventano editoriali e i commenti diventano piccole fiction e i fumetti, commenti ad altre storie. Storie che son confessioni personali… e via così.
Manca l’angolo della posta per completare il minestrone e avvitarci tutti in una criptica autoreferenzialità che anche fosse, be’: sticazzi.
ORA, chi segue il sito è a conoscenza degli ultimi avvenimenti con relativi scazzi e scazzetti (ancor più virtuosi di qualsiasi altra cosa, sempre a mio parere) in conseguenza dei quali m’arriva, tra l’altre cose, st’email da Cotus e Leon.
caro Canemuffo,
Dobbiamo dirti una cosa seria, per quanto strano possa sembrare. Non ci credevamo, ma in realtà è accaduto.
Quando abbiamo aderito a Core, ci aspettavamo una manica di artistoidi omosessuali, noi compresi (chi più -Cotus- chi meno – Leon-) pronti a rendere omaggio a Cotus & Leon.
Pensavamo: “je menamo senza movese, a sti 4 barboni”. E invece no. Avevamo fatto il pene più lungo della gamba (eccheccazzo!).
Lo strizzone che ci è stato dato per il primo episodio, ci ha segnato malamente.
Noi abbiamo grande di stima di te e Flaviano, e non ci saremmo mai aspettati una batosta simile.
Ieri ci siamo incontrati, siamo stati insieme tutto il pomeriggio, fino a tarda notte, a discutere, insultarci e riflettere su C&L. Ma anche su Francesco e Leonardo, quelli di carne. Sul nostro futuro insieme, che ha questo punto, forse, è da ripianificare in toto. Sempre se ci sarà ancora qualcosa.
Mi dispiace, ma forse è il caso che facciamo finta di nulla, e ce ne andiamo ognuno per la sua strada. Come quando dopo che sei andato con un travellone, lo riporti alla sua postazione di lavoro: e tu (Marco, mica io eh?) che fino a pochi istanti prima giocherellavi con la sua tuba dell’ammmòre, te ne vai sgommando, senza neanche salutare.
Per cui facciamo così, abbiamo scherzato
Dalle nostre riflessioni è venuto fuori qualcosa (non oso neanche più definirlo lavoro o stripes o altro) che ti vogliamo lasciare. Ci piacerebbe, se non hai troppe poche palle, che tu lo pubblicassi con il titolo “Riflessioni” (sempre se ti piace), a imperitura memoria di ciò che è stato, anzi di ciò che sarebbe potuto essere.
Addio, e grazie Canemuco (con una c sola).
Leonardo e Francesco
Allegata all’email c’è una strip che neanche guardo prima di rispondere sconvolto e deluso e addolorato.
Scrivo la mia email tutto ingrippato e poi leggo la strip. L’ultima strip di C&L. Questa:

ma tu guarda se a 43 anni mi devo far venire i prolassi pe’ da’ retta a ste due teste di cazzo…
A walk - Una camminata (ita/en)
di Luis Escorial
febbraio 23rd, 2009
Dudes, really proud of Luis Escorial here.
We just can listen to him:
“I am a Spaniard, I am a husband, I am a father, and a friend. I am an artist, I work as a graphic designer and I still have dreams. I just wasn’t brave enough to pursue them“.
Luis lives in California, but he comes from Spain. I like to think he talks about a homeward U.S. citizen and his European daddy.
Luis shows with little precious cameo differences between New World and Europe: one is about coffee. It could be hard for us to imagine something different from a good coffee. That’s the reason why in Italy Starbuck’s turns into a Mimmo’s Pizza after a while.
Ragazzi, siamo orgogliosi di avere Luis Escorial qui.
Può dirci lui direttamente chi sia:
“Sono uno spagnolo, sono un marito, sono un padre, e un amico. Sono un creativo, e lavoro come designer grafico. E ho ancora dei sogni. Solo non sono abbastanza coraggioso da inseguirli”.
Luis vive in California ma è di origini spagnole. Ci piace pensare ci stia raccontando di uno statunitense che torna al paese di origine da suo padre in Europa.
Luis ci mostra con piccoli preziosi cameo alcune differenze tra il Nuovo Mondo e l’Europa: una di queste è il caffè. Può essere difficile per noi immaginare qualcosa differente da un buon caffè. Ecco perché in Italia uno Starbuck’s cafè viene rimpiazzato da Pizzeria da Mimmo in un attimo.
Clicca qui per la versione in italiano -> |
 |


di cotus e leon
febbraio 21st, 2009
|
| |
| | |
|
|