Il fumetto, porca miseria

Mentre mi stavo apprestando a scrivere questa presentazione (alla maniera dei prefattori dei libri antologici di arte varia, ovvero per dare una cornice di pomposa serietà a qualcosa che non ne ha bisogno), mi è rotolato l’occhio su uno dei progetti web più spettacolari degli ultimi anni. No, non è questo. Non ancora almeno. Questo è appena nato e si chiama Coreingrapho, ed è una rivista di fumetti sul web e del web. Che nasce, alligna e muore nel digitale – piantandovi non solo radici e supporto, ma accogliendone fin nella linfa vitale formati e linguaggi autoctoni.

Quel progetto web che stavo lumando si chiama PostSecret, ed ogni domenica pubblica i segreti delle persone sotto forma di cartoline inviate per posta. Ed è come sbirciare nel profondo – nel filo di luce lasciato a disposizione di chi è curioso abbastanza da avvicinarsi e sensibile il giusto per vedere davvero: cos’altro è l’arte in fondo? Ma non divaghiamo. Nell’edizione di questa domenica c’era un segreto che faceva così: «I would do anything to be able to draw, except practice drawing», «Farei qualsiasi cosa per saper disegnare, eccetto fare pratica di disegno». Potrebbe essere il mio, almeno nella prima parte: non so disegnare nemmeno una linea storta. La seconda invece – che rimanda ad una pratica di anni, ad una pratica di mano e di pensiero – è l’eccezione di chi su Coreingrapho pubblica e pubblicherà. Ovvero gente che sa disegnare, accidenti a loro.

Leggi missione ultima e regole di ingaggio spiegate da Marco Dambrosio alias Makkox, cui si devono buona parte di cuore e di nerbo di questa cosa tutta.

Coreingrapho nasce insieme per una passione e per un bisogno (ché sempre le nascite avvengono quando passione e bisogno magicamente collidono, e allineano le forze gravitazionali). Passione e bisogno di fumetto. Suona strano vero? In Italia è quasi parolaccia. Non si vende. Non si pubblica. Non si legge. Il fumetto in Italia prima di essere qualcosa, è sempre un “non”, prima. Ormai scalzato nella hit parade dei motivi-per-i-quali-la-gioventù-è-bruciata dai videogiochi e dai reality show, superato dai cartoni animati nel cuore dei più piccoli (Luca Raffaelli suggerisce giustamente di chiamarli disegni animati, ma è una battaglia persa), inchiodato alla bidimensionalità dell’inchiostro che non si muove e non si gioca con un joypad, il fumetto rischiava di andare incontro a una mesta vecchiaia fatta di bei ricordi e di un consumo d’élite (curiosa parabola di un arte nata che più popolare non si può). Poi, ad un certo punto, il web. E le cose cambiano.

Oggi infatti il fumetto ha nella Rete un alleato formidabile, una miracolosa fonte di giovinezza, un naturalissimo botulino: l’impressione è essere in presenza di una vera e propria new wave fumettistica, emersa proprio grazie alla blogosfera, che ha portato un fermento che in Italia non si vedeva da molti molti molti anni nell’ambiente.

Coreingrapho vuole provare ad essere un punto di riferimento di questa passione e questo bisogno di fumetto – che nel web vive e che già da altre parti trova sfogo (basti citare gli amici de LaStriscia e Balloons blog, Nuvole Elettriche, i tipi di Shockdom, o la rassegna Abc che curo io stesso per Apogeonline). Con la voglia di essere una rivista nel senso insieme più moderno e tradizionale del termine: innanzitutto un punto di incontro di scazzo di confronto per autori dalla sensibilità affine e dalla umilissima presunzione di poter dire qualcosa di originale.

No quindi all’illustrazione gnè-gnè, no alle vignette disegnate in cinque minuti, no ai disegnini carini-carini. Sì al formato delle comic strip (formato bistrattato in Italia e molto frequentato negli esperimenti di fumetto sul web), e un’attenzione paterna e speciale a chi voglia sperimentarsi in storie di più largo respiro – di pancia e di cuore, senza troppi limiti che non siano l’inevitabile parola fine e sfruttando lo scrolling verticale della pagina web. Storie che ritornano al futuro, si srotolano come un papiro, scoprendo ad ogni clic della rotellina del mouse o della barra verticale di navigazione un pezzetto di personaggio, spizzando le parole nei balloon come fossero carte da poker. I primi esempi sono nella categoria “long tales“.

Altre cose si vedranno. Già in cantiere la traduzione dei contenuti in inglese, coordinata da Jd (se vi va di collaborare scrivete qui) e alcuni aggiustamenti di forma – io per esempio mal sopporto le ancorelle che fanno tanto 90ies. Ma son dettagli, e ci son quattro storie pubblicate (due di Makkox – se sentite una risata raggelante mentre girate tra le pagine del sito, beh, è la sua, che su tutto s’è ingrugnito e ha brigato; e due di Flaviano, una chilometrica) e c’è una mail per scriverci e dirci cosa vi pare (info@coreingrapho.com) e a me sembra già tantissimo e meraviglioso.

Info su Antonio S.

Scrive, consuma, crepa. Qui è una specie di editore farlocco che fa il bastian contrario per contratto e indole. Innamorato del fumetto da sempre (ma non sa disegnare nemmeno una linea storta) e del web da pure. Editor di Webgol.it (suo blog principale) e Spindoc.it.
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3 risposte a Il fumetto, porca miseria

  1. riccionascosto scrive:

    Oltre che per la presentazione (ma perché la doppia versione – qui e nella colonna di destra, ma con altro titolo: “una presentazione, mon dieu” – in italiano e nessuna in inglese? Sarebbe da fare, secondo me) un grazie per la segnalazione di PostSecret

  2. Pingback: Vecchi appunti… | The Book of Days

  3. Pingback: Makkox secondo Qumodink: MakkoX-Files « CentroPerLaGioventù

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